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“L'Italia non è più incagliata nelle secche": vero, ma galleggia senza un valido nocchiero

I quindici punti di Renzi sono l'evidente prova che poco o nulla di quello che si doveva fare è stato fatto!

Di Giovanni Gelmini

Anche il 2015 è arrivato alla fine e già ci si prepara a far festa al 2016. Tutti sperano che ci possa portare qualcosa di meglio, ma quali sono le prospettive con cui inizia l'anno nuovo?

Renzi ci dice: “L'Italia non è più incagliata nelle secche". Questo è vero, ma non è detto con questo che abbia ripreso la navigazione.

Al primo punto dei quindici punti appena sbandierati, di cui si vanta Renzi, c'è che finalmente il PIL è cresciuto: vero, ma che questo sia merito di Renzi è una evidente palla. Se è cresciuto lo dobbiamo a Draghi che ha tenuto basso il cambio dell'Euro e così ha dato fiato alle esportazioni: la nostra crescita è legata solo a quelle. Se Renzi avesse fatto qualcosa avremmo avuto incrementi del PIL oltre l'1% come è stato in tutti gli altri paesi d'Europa.

Renzi continua a dire di aver fatto tantissime riforme, ma molte sono inutili alla gente, come la riforma del Senato e quella elettorale, oppure poco utili, coma la pasticciatissima riforma della scuola.
Tutte le riforme fatte per la scuola da ogni Governo che si è succeduto hanno solo peggiorato le cose. Chissà se la “buona scuola” sarà migliore delle riforme che l'hanno preceduta. Difficile crederlo perché bisogna prima cambiare la testa degli insegnanti, con gli annessi e connessi delle retribuzioni, della presenza in istituto oltre l'orario di cattedra e dell'aggiornamento.

Una riforma che potrebbe avere un senso è il cosiddetto “jobs act”, peccato che appare fatta più che per sviluppare l'occupazione per cancellare definitivamente l'articolo 18, senza introdurre quelle garanzie che ci sono in altri paesi come la Germania.
Che questa non potesse incrementare l'occupazione era prevedibile perché l'occupazione è legata alla produzione e, se questa non riprende, nessuno assume e quindi niente aumento degli occupati.
Si sperava che almeno riducesse l'occupazione “a termine”, anche se nella pratica ha dilatato il periodo di prova da un mese (o tre mesi per le qualifiche più elevate) a tre anni, ma neanche questo si è verificato: il precariato ha ripreso a crescere.

Il PIL non rappresenta il benessere, ma ne è una componente: da noi il PIL non cresce come si vorrebbe e anche gli altri parametri del benessere non migliorano.

Scuola e sanità hanno moltissimi problemi e, malgrado i tagli, continuano a costare più di quanto rendano. L'ambiente resta sempre un disastro.

Malgrado le promesse e gli annunci fatti, l'economia non dà segni di crescita significativi; l'unico settore che veramente tira è quello automobilistico, dove Marchionne ha profondamente ristrutturato e investito,e fa da traino ai settori connessi, come l'elettronica; per il resto tutto è fermo.

Restano i problemi del credito alle imprese; le Banche preferiscono dare soldi ai privati che rischiare con gli imprenditori e così l'azione monetaria fatta dalla BCE a sostegno dell'economia va solo a sostegno dei consumi delle famiglie, quindi del commercio e dei servizi senza un moltiplicatore che la renda duratura.

A Renzi non basta il +1,6% di crescita per il 2016, stimato nella legge di stabilità, ma sarà già bello che quella previsione si verifichi.

Contro la crescita gioca la situazione internazionale, che è percorsa dalla guerra mondiale ormai in azione. Oltre alla paura, generata dal clima di terrore che importiamo dall'estero, all'interno rema contro alla crescita la sfiducia nel sistema bancario, causato dalla evidente mancanza di controllo degli enti preposti.

Dei quindici punti di Renzi il più ridicolo è certamente il sesto punto:

    Un anno fa la questione migrazione era un problema solo italiano e qualche specialista della paura parlava di invasione. Adesso scopriamo che è un problema europeo e che l'Europa - per la prima volta - prova ad affrontarlo, sulla base delle sollecitazioni del nostro Paese.
Se lo sanno la Grecia, la Macedonia e l'Austria che i loro problemi sono merito di Renzi chissà cosa succede!

Mi fermo qui a commentare perché è evidente Renzi elenca cose fatte male o non fatte da lui e che tenta di appropriarsi. Però una cosa importante l'ha detta: per evasione fiscale e corruzione non ha fatto nulla e sono ancora come prima. I suoi quindici punti mostrano solo l'evidente incapacità del politico toscano di governare realmente.

Certamente Renzi ha fatto tante cose, ma tutte sembrano non essere fatte per migliorare il Paese, ma orientate ad un facile consenso, magari per le continue elezioni, e non a creare la situazione per la riduzione della spesa pubblica e la sua efficienza, unico modo per ridare fiducia agli italiani.

Pro memoria: i 15 punti come pubblicati da Renzi nella sua e-news
    1.      Un anno fa il PIL dell'Italia aveva il segno meno per il terzo anno consecutivo (2012 -2,3%; 2013 -1,9; 2014 -0,4). Quest'anno abbiamo cambiato verso: segno più. Più 0,8%.

    2.      Un anno fa dicevano che non avremmo mai realizzato il JobsAct.Quest'anno il JobsAct è legge. La disoccupazione è scesa dal 13,2% all'11,5 (ancora alta, ma in discesa, finalmente). E ci sono oltre trecentomila occupati in più. Molti sono contratti a tutela crescente. Non è un caso se i mutui sono cresciuti in questo anno del 94%!

    3.      Un anno fa dicevano che l'Italicum sembrava incagliato in Parlamento. Adesso abbiamo una legge elettorale che garantisce la scelta dei cittadini e la stabilità del Governo. Un impegno mantenuto.

    4.      Un anno fa si diceva a mezza voce che non avremmo mai eliminato la componente costo del lavoro dall'Irap e che sarebbe stato impossibile ottenere la copertura per gli 80 euro. Adesso non solo abbiamo confermato queste voci di bilancio, ma abbiamo anche eliminato le tasse sulla prima casa, le tasse agricole e gli 80 euro sono anche per tutte le forze dell'ordine. L'economia torna su, le tasse vanno giù.

    5.      Un anno fa la riforma costituzionale era alla prima lettura. Adesso è a un passo dal traguardo. Prima però saremo noi a chiedere il referendum perché gli italiani possano esprimersi nel merito di questo lavoro di semplificazione.

    6.      Un anno fa la questione migrazione era un problema solo italiano e qualche specialista della paura parlava di invasione. Adesso scopriamo che è un problema europeo e che l'Europa - per la prima volta - prova (prova) ad affrontarlo, sulla base delle sollecitazioni del nostro Paese.

    7.      Un anno fa la riforma della Pubblica Amministrazione procedeva a rilento. Adesso è legge dello Stato. E i primi decreti di attuazione saranno all'attenzione del Consiglio dei Ministri a gennaio.

    8.      Un anno fa la Buona Scuola era in fase di consultazione. Nonostante le polemiche siamo andati avanti e adesso migliaia di professori hanno la certezza di poter insegnare, educare, approfondire con i propri ragazzi.

    9.      Un anno fa il dibattito sulla giustizia era sempre sulle solite questioni: falso in bilancio, responsabilità civile dei magistrati, corruzione, prescrizione, reati ambientali. Abbiamo trasformato in leggi queste discussioni eterne. E grazie al lavoro svolto, oggi abbiamo ridotto di circa il 20% le pendenze giudiziarie. L'arretrato, insomma.

    10. Un anno fa la questione autonomia a venti musei sembrava una provocazione. Adesso ci sono venti dirigenti nuovi che gestiscono venti luoghi che tutto il mondo ci invidia. E abbiamo aumentato i soldi per la cultura, in tutti i settori, dal cinema ai giovani. Forse non si mangia, ma con la cultura ci si nutre.

    11. Un anno fa l'Italia assisteva ai colloqui di Vienna sull'Iran dalla televisione, perché non eravamo invitati. Adesso siamo protagonisti sia a Vienna sulla Siria, che a Roma e New York sulla Libia. Un italiano sta per assumere la guida dell'alto commissariato per i profughi, un'italiana sta per assumere la guida del Cern. L'Italia è tornata. 12. Un anno fa chiedevamo flessibilità all'Unione Europea. Adesso la flessibilità fa parte delle regole e vale fino all'1% del PIL, per l'Italia oltre 16 miliardi di euro.

    13. Un anno fa rischiavamo di perdere miliardi di euro per i fondi europei, a cominciare da Pompei. Adesso abbiamo inaugurato sei domus e ci siamo dati appuntamento al 24 agosto 2017 per chiudere tutta la parte di restauro eccezionale.

    14. Un anno fa i gufi preconizzavano (e forse auspicavano) il fallimento dell'Expo. Adesso possiamo dire che è stato un successo. E l'agroalimentare italiano vola come export più del doppio degli altri prodotti che esportiamo.

    15 Un anno fa (anche meno) ci accusavano di esserci dimenticati il sud. Adesso si sono dimenticati delle loro critiche di allora. Perché nessuno ha mai fatto tanto per il Mezzogiorno come questo Governo: credito di imposta, Terra dei fuochi, Bagnoli, Ilva, Salerno Reggio Calabria, Continuità territoriale, Abruzzo post-sisma, Napoli Bari, tavoli di crisi. Si può discutere dei risultati, come sempre. Ma non si può negare che ci sia un impegno inedito per affrontare la questione Mezzogiorno.



    Argomenti: #governo , #italia , #politica , #renzi , #riforme

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