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Ed ecco il DEF: ad essere gufi ci si azzecca!

Andare con determinazione in direzione contraria

Di Giovanni Gelmini

Con il DEF del 2016 finalmente non troviamo promesse roboanti, perlomeno nelle parole del ministro Padoan; anzi le previsioni scendono dall'improbabile +1,6 del PIL ad un più realistico, anche se ancora ottimistico, +1,3, che, se avverrà, sarà già un bel successo.

Secondo il Ministro Padoan:“Le simulazioni (sull'impatto del DEF) indicano una crescita aggiuntiva dello 0,2% del PIL rispetto allo scenario base e fino al 1% sul lungo periodo”. Tradotto in parole povere: ancora una volta siamo a provvedimenti dello zero virgola, se va bene, cioè provvedimenti modestissimi che non sono in grado di sbloccare la nostra economia congelata e, se non va bene, ci troveremo nei guai con il necessario aumento dell'IVA che ucciderà anche quella modesta crescita che fino ad ora hanno chiamato “ripresa”.

Se vediamo i dati forniti dall'ISTAT per i primi tre mesi possiamo notare che l'unica cosa positiva è che prosegue la lenta crescita dell'industria manifatturiera, che purtroppo resta legata essenzialmente all'export e che quindi, data la forte instabilità dell'economia mondiale, può arrestarsi da un momento all'altro.

Anche la domanda interna può subire rallentamenti causati dalla tensione dovuta ai continui attentati dell'ISIS, quella che ormai si avvia ad una reale Terza Guerra Mondiale che non ci vedrà neutrali, ma schierati in prima linea, perché direttamente coinvolti dai nostri interessi in particolare in Libia, ma anche nel Medio Oriente.

Vorrei non parlarne, perché è la solita solfa, che ripeto ormai da sette anni. Per questo sono stato in silenzio fino ad oggi, ma oggi, visto che i risultati del 2015 mi hanno dato ragione e quel piccolissimo incremento del PIL è stato trainato dall'operato di Draghi e di Marchionne, non dai provvedimenti strombazzati dal Governo. Mi sento in dovere di riprendere lo stillicidio delle osservazioni a quello che non va nell'azione dei Governi che da decenni hanno gestito la politica economica italiana, non solo Renzi quindi.

All'inizio della crisi tutti, tranne chi era al Governo all'epoca, hanno concordato che questa era una crisi sistemica: “la tempesta perfetta”, però poi se lo sono dimenticato e così galleggiamo sulle economia dello zero virgola.

Da questo tipo di crisi sistemiche si esce solo cambiando profondamente le strutture dell'economia, del potere, dello Stato e della società; cioè si devono eliminare tutti quei vincoli che hanno reso l'economia poco competitiva e che invece sono la forza delle lobby imperanti e indirizzano pesantemente sulla politica.

L'incapacità della politica di resistere alle lobby e di prendere le decisioni necessarie, porta al fatto che l'uscita dalla crisi è sempre avvenuta attraverso guerre e rivoluzioni con il conseguente ricambio del sistema politico e sociale. Purtroppo credo che sia un passaggio inevitabile.

Il mantenere in vita situazioni obsolete passa sempre attraverso la corruzione che è per questo la prima causa di permanere della crisi. Renzi non ha fatto quasi nulla per contrastare la corruzione (N.d.R. la prima cosa da fare sarebbe di congelare la prescrizione al rinvio a processo degli incriminati).

Un altro elemento basilare è il cambio del paradigma energetico. I motivi di sostegno del ciclo economico sono stati nel passato: il vapore nella prima rivoluzione industriale, l'elettricità alla fine dell'ottocento, il petrolio alla metà del novecento. Ora è il momento delle energie rinnovabili, che oltretutto svincolano i paesi dalla dipendenza energetica e dai ricatti di chi ha le risorse primarie: petrolio e carbone.

Ora nessun Governo dell'Italia ha intrapreso azioni per superare i vincoli che tengono frenata la società e l'economia, anzi hanno sempre dato ascolto alle lobby imperanti e quindi hanno dato sostegno alle cose da spazzare. Ad esempio le politiche energetiche di Renzi frenano il cambiamento verso le energie rinnovabili e sostengono invece quelle delle energia da combustibili fossili, con la scusa che saranno ancora importanti per un po’ d’anni (non troppi invero)

Scendendo dall'empireo delle grandi riforme, che la storia ci dice saranno fatte in modo molto doloroso dagli eventi violenti, in Italia abbiamo un vincolo enorme: il debito pubblico causato da una spesa abnorme e distorta della Pubblica Amministrazione. Questo causa inefficienze della stessa P.A. e una pressione fiscale asfissiante per l'economia, questo ci impedisce di intraprendere almeno dei correttivi decenti.

Su questo tema Renzi potrebbe fare molto, ma un Parlamento e un Capo del Governo, che sono il frutto di “nomine” fatte in base ai poteri che stanno dietro a tutto, e che quindi traggono enorme beneficio del disastro della P.A., non avranno mai la possibilità di agire in questo senso uccidendo la gallina che per ora fa ancora uova d'oro ai loro mandanti.

L'unica cosa che hanno toccato sono state le Province, quelle meno compromesse nel disastro e quelle che invece sarebbero state utili per eliminare la marea di enti che insistono sul territorio con strutture ridondanti e costose, ma gradite alla politica per sistemare gli amici e i trombati a vario titolo.
Le Regioni, uno dei principali centri di spreco della P.A., non si possono toccare.

Così l'Italia continuerà nel galleggiamento dell'economia dello zero virgola fino alla crisi finale che non tarderà troppo ad arrivare.



Argomenti: #crisi economica , #economia , #governo , #politica , #politica economica

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