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Città Alta: una brutta installazione dei Maestri del Paesaggio che rilancia i problemi del Sentierone

Dall’orribile passerella di Piazza Vecchia alle continue fiere sul Sentierone, è questa la politica giusta per i luoghi importanti di Bergamo?

Di Giovanni Gelmini

 

Un’inutile quanto ingombrante passerella deturpa Piazza Vecchia, la più bella piazza che a Bergamo possiamo offrire ai turisti e così si rovina anche un evento che poteva essere valido!

Ho sempre sostenuto le esperienze innovative dei Maestri del Paesaggio, ma questa volta anch’io devo proprio sparare a zero su questo disegno senza senso.
Quest’installazione, fatta evidentemente al solo scopo di attrarre l’attenzione sulle esposizioni di prodotti legati all’iniziativa, poteva essere accettata, anche se non dice nulla, in qualunque altro posto, ma qui no!

L’insignificante ricostruzione di un paesaggio naturale in Piazza Vecchia, con tanto di ruscello gorgogliante, ci mostra un paesaggio che possiamo vedere poco distante sui Colli e per questo non necessitava di una simile opera di falegnameria, mentre quest’ultima deturpa la piazza, impedendo la visone dei bei palazzi e sentirne la dimensione architettonica.

Assurdo anche il salotto realizzato sotto il porticato della Biblioteca Mai per pubblicizzare azienda d’arredamenti e una nota casa di divani. L’unico pensiero che fa sorgere è che Città Alta necessita effettivamente di panchine per permettere ai turisti di riposarsi senza dover essere clienti di un caffè.

Apprezzo invece l’idea sviluppata in Piazza Mascheroni, trasformata in un prato verde con giochi e un’emozionate cupola con i rami d’alberi, che mi ricorda una simile, fatta con frassini nel giardino, della palazzina dove giocavo da bambino. Che bella questa cupola ariosa, ottima invece dei brutti gazebo oggi di moda nei giardini.

Trasformare la piazza in uno spazio verde può essere un’idea da seguire, tutto il resto presentato oggi dai Maestri del Paesaggio, ha poco senso.

Sicuramente emozionanti, seppure poco significative e non certo nuove, sono le installazioni notturne. La luce di notte, se ben usata crea sempre suggestioni.

Resta però una domanda esistenziale sulla progettualità politica: che senso ha trasformare città alta in un luogo espositivo diffuso di prodotti che nulla hanno a che vedere con il nostro gioiello?

La domanda che ci dobbiamo porre e che gli amministratori bergamaschi sembrano mai porsi, è: cosa serve a Città Alta? Quest’iniziativa serve a qualcosa?

Città Alta ha certamente una storia, in cui troviamo diverse attitudini: da sede del potere della città si è degradata nell’800 raccogliendo, se si escludono i palazzi nobili, povera gente in edifici fatiscenti. Questo andamento fu interrotto dall’intervento realizzato dall’architetto Angelini all’inizio del ‘900, che ha sventrato la parte centrale della città (ora Piazza Angelini), ridando aria e luce, anche se il cambiamento radicale è stato indotto dall’insediamento dell’Università.

La presenza di tanti giovani ha trasformato la struttura del commercio di Città Alta da quella pronta a rispondere alle esigenze di un piccolo borgo, cioè negozietti e artigiani, ad un commercio di abbigliamento alla moda e accessori. Contemporaneamente i proprietari di alloggi hanno trovato opportuno affittare i loro appartamenti agli studenti, cambiando quindi il profilo degli abitanti; questo ha portato anche ad un potenziamento della presenza di bar, caffè e trattorie. Nel tempo l’offerta commerciale si è rafforzata in quantità e qualità, si sono sviluppate le botteghe artigiane di oggettistica e antiquariato. Ecco così pronta la piattaforma per lanciare il turismo, supportato anche dalla presenza a Orio al Serio del terzo aeroporto italiano per traffico passeggeri.

Nella scia del turismo nazionale e internazionale qualche anno fa si è ben posta la candidatura di Bergamo Capitale della Cultura, ma l’iniziativa dei Maestri del Paesaggio è coerente con questa vocazione?
No, certamente no, casomai mostra una profonda mancanza di cultura.
Quando si fanno interventi del genere si deve pensare: “Ma cosa lascia poi?” Una fiera campionaria, quale è quella presentata oggi dai Maestri del Paesaggio in Città Alta, lascia solo sporcizia, però mi dà l’occasione di parlare del Sentierone, un altro problema di Bergamo che attende una soluzione. Anche qui non vedo un indirizzo per la scelta, ma solo dei progetti avulsi da un contenuto che si cali su soluzioni sostenibili nel tempo.

Il salotto di Bergamo: il Sentierone, oggi vive solo con le manifestazioni che attirano tanta gente, ma che poi lasciano solo i loro rifiuti per terra, come quella manifestazione da cui siamo partiti.

I negozianti del complesso piacentiniano si lamentano che non reggono gli affitti alti e queste manifestazioni non portano nulla a loro. Eppure Patrizia Fausti non si lamenta, anzi ha allargato la sua attività da piccolo negozio a grandi spazi per la vendita; allora c’è qualcosa che non va da qualche parte.

Per ogni spazio urbano, quando si pensa di intervenire, si deve identificare quale sia la sua destinazione e, per una buona riuscita del progetto, sempre che questo sia valido, tutto deve essere coerente a questa idea.

Il progetto di Piacentini all’epoca è stato un’idea vincente. Già lì la gente si ritrovava attratta dalle attività legate alla Fiera di Bergamo e alla presenza del teatro (teatro Bolognesi, poi Riccardi,ora Donizetti). La perdita di importanza della Fiera aveva posto la necessità di riqualificare quel punto di aggregazione, fornendo un centro moderno dove raccogliere la gente per incontrarsi e parlare, portando in quel punto anche gli uffici del potere. Al Municipio e al Palazzo del Governo si aggiungono il Palazzo di Giustizia, la Camera di Commercio, poco distante le Poste e, qualche anno dopo, gli Uffici Statali (procedura iniziata nel 1933 e costruzione completata nel 1945).

Via XX Settembre era già percorsa dal traffico e dal tram, impossibile fermarsi a parlare e per parlare non c’erano i cellulari e i social network, bisognava incontrasi de visu o scriversi le lettere; ecco che il Sentierone diventa punto di riferimento per tutta la città. C’erano gli agenti di commercio al “Nazionale”, i giocatori al “Savoia”, le famiglie si fermavano al Balzer o al Mokaefti e quest’ultimo, nell’immediato dopoguerra, aveva messo un palco nello spazio antistante sulla piazza su cui si esibivano complessi musicali per il diletto degli avventori e dei passanti.

Quale è l’idea vincente oggi?

Prima di progettare un recupero urbanistico, si deve chiarire quale si pensa possa essere la vocazione dei luoghi compatibile con la realtà circostante. Questo è opportuno che si chiarisca anche per le installazioni provvisorie.

Nel progettare il futuro si deve tenere conto anche dei fattori limitanti, quale la difficoltà di arrivare in centro a Bergamo dall’esterno, dove alla fine si può solo transitare perché mancano parcheggi facili da raggiungere.

Forse qualcosa potrà migliorare con la realizzazione della metropolitana sul tratto ferroviario Ponte San Pietro – Montello, ma per questo occorrerà che siano anche realizzati grandi parcheggi di interscambio gratuiti o semi gratuiti, cosa che vedo molto difficile.

Certamente sarebbe decisivo il superamento della barriera ferroviaria, di cui si è parlato a lungo senza fare nulla dagli anni ’40 agli anni ’60. Oggi l’unico ingresso decente in città è da Longuelo, grazie all’arteria realizzata alla fine degli anni ’60, che poi finisce nel groviglio della città nata all’inizio del ‘900; tutti gli altri sono allucinanti e nulla è stato mai fatto per renderli agevoli.

Altro fattore da considerare è che si è ridotta l’esigenza di un luogo di aggregazione perché internet e le gallerie degli ipermercati rispondono meglio. In centro alla città luoghi più riparti del Sentierone, come Via XX settembre – Piazza Pontida – via Sant’Alessandro, rispondono abbondantemente alle necessità.

Se si vuole mantenere negli edifici dell’ex-fiera un commercio di qualità, si deve agire di conseguenza e smettere di usare il Sentierone per fiere popolari stile “Bancarelle di Santa Lucia” e portare iniziative di forte interesse culturale, capaci di attrarre anche gente disposta a spendere per la qualità.

Altrimenti bisogna pensare di abbassare gli affitti dei locali adiacenti al Sentierone per portare lì il commercio popolare a basso costo.

Viste però le gravi difficoltà di accesso e di sosta nel centro di Bergamo, mi sembra poco percorribile l’ipotesi “popolare”, ma è certamente una da prendere in considerazione. L’importante è che una decisione di indirizzo socio-urbanistico sia presa e poi sia seguita coerentemente, agendo su tutti i fattori e non solo sull’area in questione.

Esprimo così in modo sintetico il dilemma: sul Sentierone portare il mercato del Lunedì o concerti, mostre e eventi creativi e di cultura?



Argomenti: #bergamo , #città alta , #installazione , #maestri del paesaggio , #sentierone , #urbanistica

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