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l'Ultimo numero pubblicato è del 16/11/2008
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REGISTRATO PRESSO IL TRIBUNALE DI AREZZO IL 10/6/2005 N°9

Anno 4 n°41 del 16/11/2008 DOCUMENTI

Dal resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 83 di martedì 11 novembre 2008
Intervento di Bruno Tabacci (UDC) sulle dichiarazioni di Giulio Tremonti
Seguito della discussione del disegno di legge: Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2009)

BRUNO TABACCI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, è un privilegio stamani poter interloquire alla sua presenza e di questo credo che il Parlamento la ringrazi. Se c'è un elemento da evidenziare è che in queste settimane avremmo voluto trovare il modo come Parlamento di partecipare in maniera più intensa in una fase straordinaria, con la crisi economica e finanziaria che sta attanagliando il mondo.

Lei ha annunciato una serie di misure e ha fatto riferimento ad una sorta di asimmetria informativa. Per il vero, ho avuto l'impressione che lei, in queste settimane, abbia potuto utilizzare una grande capacità di fuoco sul terreno dell'informazione, che ha fatto apparire, soprattutto ai più disattenti, che lei avesse visto tutto fin dall'inizio (e che avesse visto giusto).

Non ho avuto, molto modestamente, l'impressione che le cose siano andate così e non ho bisogno neppure di ricordare le polemiche sul «Ministro della finanza creativa». Vorrei ricordare, però, che, già nel 2001, la legge finanziaria che lei aveva presentato il 28 dicembre consentiva ai comuni italiani di utilizzare strumenti di finanza derivata e oggi ci sono due grandi comuni, quello di Milano e quello di Torino, che hanno una struttura del debito che per più di un terzo è collocato con gli strumenti derivati.

C'è da aggiungere che lei si è occupato molto di cartolarizzazioni, ossia di tecniche con le quali si ponevano fuori dal bilancio questioni che, invece, sarebbero dovute essere collocate al suo interno. Ciò ha ridotto la propensione alla valutazione dei rischi e mi fa affermare che lei non ha visto giusto, come molti di noi. Se scende sul terreno concreto del confronto parlamentare, si renderà conto che questo, forse, è il modo migliore con il quale si può affrontare un dialogo istituzionale, cosa che non abbiamo visto fare.

L'estate scorsa, quando ancora la crisi non appariva in tutta la sua portata, abbiamo dovuto assistere ad una serie di iniziative roboanti, dall'accordo ABI-Governo sui mutui - con i mutuatari che, in verità, non hanno apprezzato, perché meno dell'1 per cento dei cittadini interessati vi ha aderito (ciò significa che non era un buon accordo, perché teneva conto più dell'interesse delle banche che degli interessi dei mutuatari) - alla questione della Robin Hood tax, ossia di una tassazione che avrebbe dovuto prendere ai ricchi per dare ai poveri, utilizzando gli extraprofitti delle banche e dei petrolieri. Adesso si parla di cose molto diverse: si sta studiando come entrare, anche se attraverso la forma delle obbligazioni (come hanno fatto i francesi), nel capitale delle banche. C'è molta strada fra la situazione che è stata avviata dalla Robin Hood tax e quella che si trova ad affrontare oggi. Lo stesso discorso vale per i petrolieri.

Io ho valutato molto positivamente il modo in cui lei si è raccordato a livello comunitario e ho considerato che la sua valutazione della forza dell'ombrello europeo fosse importante, essendo molto diversa anche dalle accentuazioni critiche che, in un passato non molto lontano, ho sentito formulare da lei in ordine all'Europa, che sarebbe stata spesso più matrigna che madre. Riconosco che il fatto di riferirsi all'Europa come ad una realtà istituzionale che ci può consentire di rispondere con grande efficacia sia un punto importante e un arrivo nel quale ritengo che chi, come noi, è europeista da sempre - se non altro per radici e per tradizione - non può non apprezzare con tutto il cuore.

Quando lei, però, fa riferimento al sostegno all'economia reale e, soprattutto, al tema delle famiglie, ancora non si è visto nulla. Tra l'altro, mi permetto di ricordare che lei non ha saputo resistere alla pressione del Capo del Governo in ordine ai suoi impegni elettorali. C'era da affrontare il nodo dell'ICI, che bisognava abolire. Che ragione c'era di abolirla? In realtà siete stati imprevidenti: avete compiuto una scelta che vi ha consumato risorse che oggi avreste potuto utilizzare per affrontare il nodo del sostegno, specie dei più deboli. Questo, però, lei fatica a riconoscerlo, perché, siccome era un vostro impegno elettorale, dovevate per forza farlo (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro, Partito Democratico e Italia dei Valori).

Adesso lei ha in mente quest'idea delle banche, ma non la coltiva in maniera molto puntuale e precisa. Ancora stamani ha avuto un atteggiamento poco chiaro, sostenendo che in realtà voi vorreste finanziare le imprese attraverso il sostegno alle banche.

Ciò significa che la capitalizzazione impropria che si vorrebbe attuare con lo strumento delle obbligazioni serve per fare cosa? Per orientare le banche ad aprire il credito nei confronti delle imprese. Guardi che questa non è un'operazione trasparente e non mi piace.

Va chiarito, inoltre, il rapporto tra Parlamento e Governo, in quanto questa non è un'operazione che può essere messa in capo al Governo. Lei ha accennato a delle intenzioni bipartisan di cui io non ho traccia e percezione. Se avesse proposto la costituzione di un Comitato parlamentare per il controllo delle partecipazioni, un Comitato ristrettissimo di otto membri affidato all'opposizione, lei sarebbe credibile sotto questo profilo.

Se lei pensa, invece, di realizzare questa operazione per indurre i banchieri italiani, messi sotto controllo, ad aprire il credito nei confronti delle imprese, allora si tratta di un'operazione di potere che non mi convince. Poiché le banche italiane si trovano all'interno del sistema economico e poiché, attraverso il controllo che esse hanno delle grandi imprese indebitate, hanno le mani anche sui giornali, lei realizza un'operazione di potere che non mi convince (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro, Partito Democratico e Italia dei Valori)!

Lei ovviamente fa cose molto più importanti di quelle che faccio io, quindi è giusto che lei stia al telefono mentre io parlo. Ciò non conferma nient'altro che un suo atteggiamento, ovvero che lei è arrogante e non ha nessuna disponibilità a confrontarsi sulle questioni reali. Quindi, lei faccia pure (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro, Partito Democratico e Italia dei Valori)!

GIULIO TREMONTI, Ministro dell'economia e delle finanze. Ero al telefono con il Presidente della Camera.

BRUNO TABACCI. Faccia pure, tanto lo so che è un modo per esibirsi e per sottolineare che lei rispetto a noi realizza delle cose importanti. Ne prendo atto e la cosa non mi piace neanche un po'. Lei sa che quando ho avuto modo di convenire con le sue iniziative l'ho sempre fatto a viso aperto, anche quando in questo Parlamento erano in pochi a sostenerlo. Ma l'idea che lei pretenda sempre di avere ragione non mi convince. Si può dissentire anche nel rispetto parlamentare e si può avere rispetto anche per gli interlocutori politici che siedono all'opposizione senza che ciò comporti un giudizio sul piano personale. Mi permetta di dire che questa è una considerazione di carattere parlamentare e, per quel che mi riguarda, è bene che lei le tenga presente almeno per il futuro.

Quindi, spero che lei abbia capito ciò che le ho voluto dire con l'indicazione del Comitato parlamentare e del controllo delle partecipazioni dello Stato in riferimento al sostegno alle banche, che dovrebbe rappresentare la premessa per sostenere le imprese.

Noi siamo pronti anche a collaborare su questi argomenti come credo gran parte dell'opposizione, ma vorremmo che lo si facesse in modo molto trasparente. Altrimenti, mi viene da ricordare che lei già nel 2001 non fu fortunato e non è fortunato neanche stavolta, lo riconosco. Tuttavia, delle due l'una: o vi mettete d'accordo con la fortuna, oppure tornate a cercare un rapporto di tipo parlamentare schietto, concreto e rispettoso delle rappresentanze presenti nel Paese.

Diversamente, i cicli politici possono anche mutare e allora se le cose andranno male - perché a dicembre purtroppo molte famiglie non mangeranno neanche il panettone, perché le questioni sono molto delicate e il rischio di passare da una crisi finanziaria a una crisi reale è molto forte - vi troverete soli a gestire e a rispondere su questi aspetti. Non vi basterà dire che tutto quello che è accaduto, è accaduto a causa dei due anni del Governo Prodi, perché appare una difesa ridicola.

Sono stato all'opposizione del Governo Prodi, ma non accetto sul piano della lealtà istituzionale che si continui a dire che la colpa di tutto ciò che è accaduto era legato al Governo Prodi (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro e Partito Democratico)! Tra l'altro, lei in quei due anni da questi banchi ha pronunciato dei discorsi di grande corrosività nei confronti del Presidente Prodi ed evidentemente se lo poteva permettere per i suoi rapporti personali. Tuttavia, quella risposta non è sufficiente e quella critica non è più adeguata. Lei, infatti, siede tra questi banchi da parecchi anni ed è un «continuista» nella responsabilità del Governo e della politica economica del Paese. Ciò può rappresentare anche una garanzia, ma quando le cose vanno male determina delle conseguenze inevitabili.

Allora, sul terreno politico o lei apre un dialogo sincero, reale (e non mi pare che vi siano le condizioni da come si è comportato questa mattina), o altrimenti ne pagherà per intero tutte le conseguenze (Applausi dei deputati dei gruppi Unione di Centro, Partito Democratico e Italia dei Valori – Congratulazioni).