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l'Ultimo numero pubblicato è del 16/11/2008
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REGISTRATO PRESSO IL TRIBUNALE DI AREZZO IL 10/6/2005 N°9

Anno 4 n°41 del 16/11/2008 DOCUMENTI

Dal resoconto stenografico dell'Assemblea - Seduta n. 83 di martedì 11 novembre 2008
Intervento di Giorgio La Malfa (Misto - Liberal Democratici-Repubblicani) sulle dichiarazioni di Giulio Tremont
Seguito della discussione del disegno di legge: Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2009)

GIORGIO LA MALFA.
Signor Presidente, signor Ministro dell'economia e delle finanze, ho ascoltato con molta attenzione le considerazioni che lei ha svolto in quest'Aula, che integrano la comunicazione che, qualche settimana fa, lei aveva fatto sulle misure decise a livello europeo e internazionale, di fronte alla grande crisi finanziaria in corso.

Su molte delle cose che lei ha detto sono pienamente d'accordo e sono anche convinto che il Governo italiano abbia scelto una posizione molto saggia nella partecipazione alle varie istanze internazionali, che si sono occupate in queste settimane dei problemi della crisi finanziaria e dei suoi riflessi sull'economia reale.

Mi pare di poter dire che la scelta che il Governo italiano ha fatto, che lei ha essenzialmente delineato questa mattina, circa la nostra posizione su questo complesso di problemi, riflette un duplice atteggiamento assunto nell'ambito di queste organizzazioni. Da un lato, vi è quello di sostenere e favorire, nella misura maggiore possibile, azioni capaci di rispondere alla crisi nella quale noi siamo: sostegno a iniziative comuni dell'Europa e dei grandi Paesi industriali avanzati, per fissare non solo nuove regole, ma anche linee di intervento.

Quindi, in un certo senso, ci siamo collocati tra i Paesi che chiedono maggiore attivismo, attività e iniziativa, ma, d'altro canto (anche su questo sono d'accordo con lei e con il Governo), vi è la prudenza nel presentare la posizione italiana, sapendo che sul nostro Paese pesa da sempre il sospetto di una conduzione finanziaria non particolarmente severa e responsabile.

Vi è, quindi, l'impossibilità di prendere delle iniziative che denotino, da parte nostra, il desiderio di tornare a vecchie e cattive abitudini dalle quali, forse, tendiamo finalmente ad allontanarci.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

GIORGIO LA MALFA. Mi scusi, signor Presidente, ma lei mi avrebbe dovuto dire quanto tempo avevo a disposizione, io mi sarei attenuto alle sue indicazioni.

PRESIDENTE. Onorevole La Malfa, un parlamentare della sua esperienza sa che chi fa parte di una componente del gruppo Misto ha tre minuti a disposizione per svolgere il suo intervento.

GIORGIO LA MALFA. Signor Presidente, mi dica, allora, quanto tempo ho ancora a disposizione. Ritenevo di avere a disposizione dieci minuti, come il Presidente Fini mi sembrava avesse affermato. Comunque, per concludere il mio intervento mi bastano anche trenta secondi.

PRESIDENTE. Onorevole La Malfa, le concedo volentieri un altro minuto.

GIORGIO LA MALFA. Mi scusi molto, signor Presidente, lei sa che io sono molto attento a questo aspetto, avrei impostato il discorso in maniera molto più breve.

Ministro Tremonti, vi sono due punti su cui vorrei richiamare, con grande brevità, l'attenzione del Governo. Il primo è che non sono d'accordo con il modo con cui lei ha presentato i termini del rapporto con le banche italiane. Colgo un pericolo - non ho il tempo di spiegarlo - in questa impostazione che afferma che le banche avranno sì il sostegno, ma nella misura in cui faranno questo o quello, e non faranno mancare il credito all'economia. A me pare molto pericoloso impostare i problemi in questi termini, è una forma di dirigismo bancario peggiore di quella che avverrebbe se sottoscrivessimo delle azioni del sistema bancario in difficoltà. Vorrei, quindi, approfondire questo aspetto.

Il secondo, signor Ministro, è che la consolazione che gli altri Paesi dell'euro crescano poco come l'Italia, non può farci dimenticare le ragioni per le quali il nostro Paese cresce così poco da quindici anni. Su questo, chiedo che il Governo predisponga un piano dell'Italia, prima di un piano dell'Europa e del mondo. Si tratta di un problema italiano che dobbiamo saper affrontare per identificare le ragioni della bassa crescita, come possono essere state le alte aliquote fiscali e altri problemi di questo genere. Chiedo che il Governo ci fornisca un documento su cui il Parlamento possa riflettere.

Signor Presidente, mi scuso ancora per aver, senza saperlo, abusato del suo tempo e di quello della Camera.