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l'Ultimo numero pubblicato è del 16/11/2008
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REGISTRATO PRESSO IL TRIBUNALE DI AREZZO IL 10/6/2005 N°9

Anno 4 n°41 del 16/11/2008 PRIMA PAGINA

Si continua a scivolare
Fumata bianca alla Commissione Vigilanza, ma...
... fumata nera per la nostra democrazia. Dove sono le persone che dovremmo chiamare “onorevoli”?
Di Giovanni Gelmini

Prosegue la corsa al regime, iniziata come reazione a “mani pulite” e alla perdita di gruppi di potere di referenti nella politica da parte di certe lobby. Forse quei gruppi, nel ventennio di interregno, hanno affinato le tecniche, forse si sono accorti che non basta avere i loro uomini al governo: occorre di più, si deve avere tutto sotto controllo, anche l’opposizione.
Questa è la lettura che do alla incredibile vicenda dell’elezione del presidente della commissione vigilanza RAI.

Due erano gli enpass per le “elezioni” in coda si attesa : il giudice della Corte Costituzionale e il presidente della Commissione di Vigilanza RAI. Per quest’ultima, la minoranza propone Leoluca Orlando, persona di tutto rispetto su cui la Casa delle Libertà non avrebbe nulla da dire, se non che è dell’Italia dei Valori, guidata dall’odiato Di Pietro, additato anche come il deus ex machina di “mani pulite”, quello che ha capito che per stroncare certe cose occorreva mettersi in politica.

È proprio Di Pietro che dà fastidio ed è facile ipotizzare che dia fastidio al Cavaliere, anche perché lui ha mostrato molte volte sua ostilità definendolo in tutti i modi; giustizialista mi sembra che sia l’appellativo più significativo usato.

Se osserviamo bene Berlusconi ha fatto di tutto per screditare Di Pietro e l’Italia dei Valori, per fare in modo che il partito di riferimento, il PD, sciogliesse i suoi legami con il partito dell’ex-giudice, si avvicinasse invece al gruppo guidato dall’ex alleato e facesse un’opposizione ragionevole, gradita al governo: un’opposizione di facciata, giusto per dire che c’è, perché se ci si accorge che l’opposizione non c’è allora sono guai.

Ma avere un giudice politico in corte costituzionale diventa una cosa urgente, presto arriverà il “Lodo Alfano” ed è ovvio pensare che un voto potrebbe cambiare qualcosa.
Cosa ti inventano allora? Un’operazione che cerca di sfruttare al massimo la situazione e provocare così il Pd dovrà scendere a patti. Quindi viene proposto una persona che, oltre ad essere avvocato di Berlusconi, è anche indagata per favoreggiamento a Zorzi: Gaetano Pecorella, un candidato che ha tutte le carte per essere dichiarato inaccettabile. Questa è un’evidente provocazione per obbligare a trattare anche Leoluca Orlando.

Non si sa se ci siano state trattative segrete o se “l’accordo” fosse solo una speranza del PDL, ma la candidatura di Pecorella viene ritirata e il Giudice della corte costituzionale viene finalmente eletto, ma la candidatura di Leoluca Orlando non viene ritirata, malgrado le forti lagnanze e lo stupore del PDL.

E allora che si fa? Ed ecco la furbata: alla Commissione di vigilanza deve essere eletto, non solo per prassi, ma anche per la regola democratica della divisone dei ruoli di controllore e controllato, un esponente della minoranza; ma non è scritto, anche se ovvio, che deve essere scelto dalla minoranza. Così viene eletto un personaggio sconosciuto che apparitiene quasi per caso al PD, visto che la sua estrazione è Udeur – Udc; viene eletto con i voti della maggioranza più due “franchi tiratori”.

La forma è salva ma la sostanza no! Questo dimostra che, se non siamo ancora in una dittatura, in un periodo di regime si: tutti i posti chiave devono essere sotto il controllo del Governo in particolare la Giustizia; le intenzioni di Berlusconi in fase di attuazione sono esplicite, e il controllo dei mass media.

Appaiono di poco conto le dichiarazioni fatte dai capi dei partiti e così la dichiarazione congiunta di Veltroni e Casini che dice: “Come ha autorevolmente sostenuto il Presidente della Camera Fini nel corso della conferenza congiunta dei Capigruppo di Camera e Senato, nessuna discriminazione è possibile verso uno dei cinque gruppi parlamentari presenti in Parlamento. Sarebbe davvero paradossale una riedizione dell’arco costituzionale che escludesse l’Italia dei Valori, partito da cui pure molti di noi, sono legittimamente assai distanti.
In questo spirito, chiediamo al Popolo delle Libertà di astenersi da gesti provocatori e inutili come quelli di scegliere un Presidente di comodo nell’ambito della Commissione di Vigilanza Rai e di rispettare le indicazioni delle opposizioni, come da prassi parlamentare.
All’Italia dei Valori, alla quale confermiamo il nostro impegno per il sostegno al loro candidato, chiediamo di favorire una soluzione attraverso una rosa di suoi candidati per la presidenza della Commissione
”.
Ma questa dichiarazione più che altro può sembrare una rottura con Di Pietro che una severa censura all’operato del PDL e i risultati si vedono.

Il fantasma politico, ufficialmente ancora delle minoranza, oggi eletto “presidente” ha detto che, deve riflettere! Riflettere su cosa? Sulla sua opportunità di diventare qualcuno? Se fosse coerente con le scelte per cui è stato eletto non avrebbe dovuto attendere neanche un minuto, ma forse segue l’esempio dei suoi due predecessori Valerio Carrara, uscito dall’Italia dei Valori in cui era stato eletto ancora prima della Convocazione del Senato, e Sergio De Gregorio, sempre eletto nell’Italia dei valori che bruciò la candidatura della comunista Lidia Menapace e, facendosi forte dei voti del centrodestra, fu eletto alla presidenza della Commissione Difesa del Senato, affiancandosi poi al centrodestra.

Se tutto questo ci deve fortemente preoccupare, perché sempre più sono i segnali verso dove stiamo scivolando, non possiamo esimerci da sollevare forti perplessità su come vengono scelti i candidati, forse se si sta attenti più alla loro capacità di esprimere le linee politiche su cui un partito chiede il voto ai cittadini che alla loro più o meno reale capacità di portare voti la fiducia degli elettori non sarebbe sprecata e sarebbe più facile convincere.

Ci sentiamo di dire che Di Pietro sembra aver capito la lezione e oggi si presenta all’elettorato in modo coerente e fa l’opposizione che ci si aspettava da lui con rigore e continuità, non così è nel PD, dove le numerosissime sedie a disposizione sono state evidentemente spartite più per merito di appartenenza a poteri che per capacità di espressione di contenuti.

Il PD infatti non riesce ad esprimere una linea politica coerente e ondeggia tra il cercare accordi con chi governa, i richiami di un centro inesistente, solo residuo della vecchia DC, e essere effettivamente un grande partito riformista, con attenzione al sociale e meno vincolato alle lobby del potere finanziario ed economico, forse proprio perché è incapace di scegliere i sui rappresentanti in base alla coerenza con il programma o meglio preparare le liste con reali elezioni primarie.

Fino a quando Veltroni sarà a capo di un partito che non ha ancora deciso cosa deve essere, in Italia si rafforzerà il regime di chiaro stampo fascista, come Gelli proclama.