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l'Ultimo numero pubblicato è del 16/11/2008
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REGISTRATO PRESSO IL TRIBUNALE DI AREZZO IL 10/6/2005 N°9

Anno 4 n°41 del 16/11/2008 PRIMA PAGINA

La settimana
La crisi cavalca, ma il Governo “temporeggia”
Le previsioni sono sempre più nere. La stima preliminare del PIL dell’ISTAT per il III° trimestre 2008 ne dà la misura
Di Il Nibbio

L’Istat comunica:
Sulla base delle informazioni finora disponibili, nel terzo trimestre del 2008 il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2000, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,5 per cento rispetto al trimestre precedente e dello 0,9 per cento rispetto al terzo trimestre del 2007. Il risultato congiunturale del PIL è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell’agricoltura, dell’industria e dei servizi. Il terzo trimestre del 2008 ha avuto tre giornate lavorative in più rispetto al trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al terzo trimestre del 2007.

Nel terzo trimestre il PIL è diminuito in termini congiunturali dello 0,1 per cento negli Stati Uniti, dello 0,5 per cento nel Regno Unito e in Germania. In termini tendenziali, il PIL è cresciuto dello 0,8 per cento negli Stati Uniti e in Germania, e dello 0,3 cento nel Regno Unito.

Secondo la prassi corrente, sono comunicati i dati trimestrali revisionati a partire dal primo trimestre 2006. La metodologia utilizzata per la stima preliminare del PIL è analoga a quella seguita per la stima completa dei conti trimestrali. La mancanza totale o parziale di alcuni indicatori alla data della stima preliminare comporta un maggiore ricorso a tecniche statistiche di integrazione. Di conseguenza, le stime preliminari trimestrali possono essere soggette a revisioni di entità superiore rispetto alle stime correnti, diffuse a 70 giorni dalla fine del trimestre.


Questi risultati erano attesi perché tutti misurano sulla propria pelle i problemi e sono pur coscienti che le cose non vanno bene. Qualcuno forse pensa anche che sono state peggiorate dall’attenzione eccessiva a sostenere la “finanza creativa”, invece di tartassare chi sottraeva capitali agli investimenti dell’economia reale. Vi voglio ricordare come si levò la protesta quando Prodi pensò di tassare i proventi finanziari di borsa alzando la quota della ritenuta secca, che è tuttora infima, ben al di sotto di quello che pagano i lavoratori o i pensionati con redditi bassi. Sembrava che a perderci fossero proprio quei pensionati che avevano investito la loro liquidazione, ma oggi è evidente: chi aveva paura erano i giocatori d’azzardo della borsa, quelli che scommettevano su tutto e che passavano da una bolla finanziaria all’altra, guadagnando sempre.

Ora che il giocattolo si è rotto cosa facciamo?
Avremmo bisogno di uno Stato in grado di rilanciare gli investimenti per sostenere così l’occupazione, di ridisegnare le curve dell’IRPEF per mantenere ferma la pressione fiscale reale e cosi sostenere la domanda e le famiglie, ma non è così. Il Governo ha sprecato i pochi soldi disponibili per interventi “pubblicitari” come quell’ dell’IVA, il cui gettito dovrà essere riportato a quello ante cancellazione in ogni caso, attraverso meccanismi di prelievo diversi, o come la gestione Alitalia, che ha sprecato molte centinaia di miliardi per non ottenere nulla e ha portato la compagnia sull’orlo del fallimento, ancora non scongiurato.

La recessione per ora è definita “tecnica”, ma ormai tutti si attendono che per l’Italia diventerà una recessione “strutturale” e lunga, che cambierà la fisionomia del paese.

La recessione è più grave perché comune a tutte le maggiori economie industriali, dentro e fuori l'Unione Europea. Quindi non si potrà contare sulle esportazioni in modo significativo e dovremo invece contare in modo prioritario sulle risorse interne.

Da quanto possiamo leggere nella “finanziaria”, appena approvata alla Camera (N.d.R. vedi le dichiarazioni di voto in “Documenti”), non si vede come il Governo voglia far fronte alle richieste di intervento che tutti elevano, da Confindustria ai sindacati dei lavoratori, buoni o cattivi che siano; anche il decreto Tremonti sulla crisi finanziaria non sembra poter far fronte alle necessità. L’On. Ignazio Messina, capogruppo di IDV in Commissione Finanze, dichiara “ Oggi, in Commissione Finanze, abbiamo scoperto che il decreto sulla crisi finanziaria di Tremonti, così come concepito, non serve a nulla, perché si occupa solo di banche in stato di fallimento e, dati alla mano, non vi è al momento in Italia una sola banca in queste condizioni. Quello che è ancor più grave è che, nonostante il titolo del decreto parli di misure volte a favorire “continuità nell’erogazione del credito alle imprese e ai lavoratori”, non vi è un solo intervento a favore delle imprese e dei lavoratori.

Ma allora cosa ci racconta il grande economista Tremonti?