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 Anno I n° 2 del 23/06/2005    -   LENTE DI INGRADIMENTO


Una delle peggiori situazioni del sistema scolastico
Le lingue: un insegnamento difficile per la scuola italiana
Malgrado le lingue siano un insegnamento fondamentale poco si fa per rendere efficiente questo insegnamento
Di Giuliana Reduzzi


L'insegnamento delle lingue nella scuola è oggi, più di ieri, un problema sentito sia dalle famiglie che dall'apparato produttivo. Malgrado le riforme succedutesi abbiano cercato di dare risposta a questa esigenza, i risultati non sono confortanti.
L'Ufficio Scolastico della Lombardia, sotto la supervisione della Direzione Generale per gli Affari Internazionali dell'Istruzione Scolastica, ha avviato un processo di autovalutazione assistita con una ricerca che si colloca nel quadro della Policy Division del Consiglio d'Europa. Questa si avvale del supporto e della consulenza degli esperti forniti dal Consiglio d'Europa. Uno dei passaggi è il confronto con i rappresentanti politici del territorio. Venerdì 29 aprile ho avuto modo di esprimere le mie considerazioni, che derivano anche dalla mia pluriennale esperienza come docente.
Ho così evidenziato che l'apprendimento di lingue “altre” rispetto al proprio idioma materno, è un momento fondamentale di apertura culturale, così come l'appropriarsi di lingue come il latino e, perché no, il dialetto consente di recuperare le proprie radici, divenendo consapevoli della tradizione socio-culturale di cui siamo debitori ed eredi. Quindi, vista l'importanza di tale insegnamento-apprendimento, per avere risultati significativi, è necessario investire in esso in termini di formazione del personale e di risorse messe a disposizione della scuola.
Le criticità che attualmente investono la scuola italiana e lombarda, che riguardano anche il settore in esame, penso possano così essere sintetizzate:

  • La scarsità di personale: a furia di tagli e riduzioni, di fatto non esiste più la famosa “compresenza”, cioè la presenza contemporanea di due insegnanti in una classe, che consentiva di creare dei gruppi più ridotti per attività personalizzate o di laboratorio.
  • La scarsità di risorse economiche a disposizione degli istituti scolastici, che si trovano in seria difficoltà ad allestire, ad esempio, i laboratori linguistici multimediali o anche solo un banale collegamento internet.
  • L'eccessivo numero di alunni nelle classi: un insegnante da solo con 26-27 alunni può solo attuare delle lezioni frontali, senza pretendere di introdurre forme di individualizzazione del percorso o di attività di laboratorio.
  • La scarsità di investimenti per la formazione del personale, che viene lasciata all'iniziativa volontaristica del singolo docente.
  • La poche ore previste nel quadro orario settimanale per l'insegnamento della lingua straniera. Poi la distinzione fra ore obbligatorie ed ore opzionali ha, di fatto, ridotto il tempo- scuola e appare sempre più chiaro che le 6 ore opzionali (cioè lasciate alla scelta dei genitori) sono destinate a diventare a pagamento.
  • Il rischio di scarsa motivazione del personale, che vede sempre più ridursi il riconoscimento sociale e anche economico dell'importanza del proprio lavoro, soprattutto se si paragona la situazione italiana a quelle degli altri Paesi europei.
È da sperare che queste indicazioni vengano recepite e possano aiutare la scuola in questo difficile momento di forte riduzione delle risorse disponibili , che evidentemente mina alla base la sua capacità di rispondere a esigenze primarie per lo sviluppo intellettuale dei cittadini e delle capacità di inserimento in un sistema economico che è sempre più esigente.



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