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 Anno I n° 3 del 07/07/2005    -   PRIMA PAGINA


Osservazioni di costume
Giochiamo al Grande Fratello?
Osservando i giochi dei bambini emerge l’influenza negativa dei mass media sui futuri cittadini
Di Karisma


"Nikee, giochiamo al Grande Fratello?"- Proposta che mi coglie impreparata, mi chiedo cosa Milena mi stia chiedendo di fare.
Cosa intenda per "giocare al Grande Fratello", la osservo con curiosità mentre mi dice tutta eccitata: "Tu fai Barbara D'Urso ed io Cinzia!" Mi chiedo : "Cinzia? Chi era poi Cinzia? Bah!" le sorrido : "Ok Milena giochiamo!!" .
Dopo trenta minuti di gioco capisco cosa voglia dire giocare al Grande Fratello per una bambina di nove anni: mettersi le scarpe alte della madre e sgambettare in su e giù per il salotto facendo rumore, sedersi sul divano e far finta di essere ansiosa per l'eliminazione, urlare, saltare, fare discorsi senza senso, interagire con Barbara (ovvero con me che la intervisto), andare in suite e nel tugurio a sbraitare. Penso, ripenso... Ma la televisione fa male alla salute? Milena -nove anni- ed i suoi amichetti sembrano soffrirne, mi chiedo come questo costringimento mediatico a seguire i modelli banali e irraggiungibili dei reality shows possa influire non solo sui bambini ma anche su ragazzi più grandi di Milena, per esempio di 16/17 anni, e come essi possano vivere con rabbia le occasioni mancate. Una sorta di "sindrome dei non famosi" perché estromessi da quella che loro considerano "vita vera", quella vissuta dai personaggi televisivi. Quali possono essere i sintomi di questa nuova forma di malessere? E' presto detto. Osserviamoli: forte senso di insicurezza, ridotta autostima, cambiamenti d'umore e dei comportamenti alimentari fino a bulimia o anoressia, ansia, depressione, abuso di alcol e droghe. La televisione, un mezzo potente, oggi è sempre più terreno fertile della solitudine in cui vivono gli adolescenti e forse anche gli adulti venticinquenni, una solitudine intesa come vuoto culturale di riferimenti e di valori.

Una nota antropologa italiana ha recentemente detto che oggi l'arte è soprattutto quella visiva il cui livello rasenta l'idiozia e la malafede perché la politica e l'economia rampante non hanno bisogno di bravi cittadini, ma di ottusi consumatori. Chi è solo consuma di più: la solitudine è congeniale all'economia delle corporation.

Noi, pochi illuminati, stacchiamoci in tempo da questa costrizione statica e storica. Come? Spegnendo la televisione spazzatura per sempre e creando le nostre personalità, guardandoci dentro nel profondo, non certo diventando la brutta copia di qualcun altro.



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