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 Anno I n° 8 del 13/10/2005    -   LENTE DI INGRADIMENTO


Guardiamo avanti
La “Casa del Futuro” cos'è?
Fantascientifica o applicazione reale? La casa del futuro dovrà rispondere alle esigenze di sostenibilità sociale, ambientale ed economica.
Di Roberto Filippini Fantoni


Da sempre si sente parlare di “Casa del Futuro”, ne abbiamo visto prototipi, idealizzazioni, che nella maggior parte dei casi sono rimaste nel libro dei sogni e sarebbe stato piu giusto appellarle “Case Favola”, anche se avevano precise consistenze scientifiche.

Credo che per parlare seriamente di Casa del Futuro bisogna, non solo vedere quali sono le soluzioni tecnologiche disponibili, ma anche la loro accettabilità. Cosa intendo per accettabilità? La prima cosa che a tutti può venire in mente è il costo per realizzare le soluzioni proposte, ma non può essere solo questo, perché i costi, se esistono altre caratteristiche che rendano interessante la soluzione, si possono abbattere nel tempo e comunque possono essere sopportabili per alcune categorie di utenti.

Dati 2004 delle Nazioni Unite dimostrano che le recenti ininterrotte urbanizzazioni stanno danneggiando l’ambiente naturale e la qualità della stessa vita umana. Il paradosso e’ evidente: gli esseri umani “costruiscono” un ambiente urbano che “consuma” l’ambiente naturale, da cui l’uomo dipende. E’ ormai evidente e riconosciuto che nel “mondo sviluppato” l’odierna costante urbanizzazione e’ al contempo causa e sintomo di uno sviluppo insostenibile. Quando tale disfunzione inibisce lo sviluppo di attività sociali e culturali genera chiaramente un danno anche di natura economica per l’intero sistema territoriale.

Quindi possiamo dire che uno dei problemi di fondo della “Casa del Futuro” è la sostenibilità del sistema edilizio.

Si può scindere il problema della sostenibilità in tre filoni:

  • Sostenibilità sociale: l’uso di materiali che non introducano elementi di tossicità ed inquinamento, la flessibilità dei progetti, per evitare il disuso degli immobili al cambiamento delle esigenze, l’eliminazione delle barriere architettoniche e inoltre le strutture debbono garantire la sicurezza degli occupanti;
  • Sostenibilità ambientale: ovvero a bassissimo consumo energetico puntando il più possibile sulle energie rinnovabili e i sistemi passivi: energia solare; masse termiche, flussi convettivi; architetture costituite interamente da materiale possibilmente riciclato e potenzialmente riciclabile, a basso impatto ambientale, rapidamente smontabili, con minima Impronta Ecologica.;
  • Sostenibilità economica:uso di materiali e risorse locali aiuta l’economia locale; produzioni automatizzate, costi contenuti di gestione successiva alla costruzione.


Rispondere a tutti questi requisiti prescinde quindi dalla scelta di “stile” e vuol dire migliorare l’idea di casa nelle varie tipologie di risposta alle esigenze finali. La domiotica, cioè l’automatizzazione della casa, aiuta a risolvere molti dei problemi posti da questa impostazione, ma non è un elemento necessario. Spesso invece quando si parla di “Casa del Futuro” ci si concentra maggiormente sulle soluzioni domiotiche che sicuramente hanno un grande fascino.

Resta comunque il fatto che per raggiungere alcuni risultati è necessario aumentare il grado di automazione presente, sia nella realizzazione come nella gestione della casa.

Ma come possiamo pensare di integrare alcune automazioni base negli edifici per migliorarne le prestazioni? Sono allo studio sia le automazioni che coinvolgono gli utenti in maniera attiva (comfort, interazione) sia quelle che coinvolgono gli utenti in forma passiva (gestione del risparmio energetico, sicurezza).

Un primo paradosso, e potenziale fonte di innovazione, sottolinea un problema di “hardware”: i sistemi automatici non sono integrati nei sistemi costruttivi.
Le automazioni oggi richieste dal mercato non sono ancora recepite dai tradizionali processi costruttivi: per inserire i pur consolidati impianti elettrico e idraulico ancor oggi si demoliscono parti di pavimentazioni e murature – con grave pregiudizio alla gestione del cantiere e alla manutenzione successiva.

L’integrazione tra impianti e sistemi costruttivi, possibile grazie alla prefabbricazione digitalizzata già in uso in quasi tutti i settori industriali, viene ipotizzata come requisito utile ad economie di scala, certificazioni di prestazioni, monitoraggi e manutenzioni.
Per capire meglio il significato partiamo dall’esperienza di come si acquista un’automobile.
Quando si acquista un’auto si presta molta attenzione, oltre alla linea e ai consumi, anche alle automazioni integrate, alcune delle quali sono oramai considerate imprescindibili. L’automobile ha l’ABS, ovvero il sistema automatico che impedisce il blocco delle gomme in frenata? Ha gli airbag, che si gonfiano automaticamente in caso di incidente? Sono informato dal computer di bordo circa dove intervenire in caso di guasto? Sono informato e posso prevedere i consumi medi effettivi? Se lascio i fari accesi l’auto me lo segnala proteggendo la batteria? Ha il climatizzatore automatico che regola il flusso dell’aria interna a seconda della temperatura esterna? Se piove, i tergicristalli si accendono automaticamente?

Queste domande non possiamo ancora porcele quando acquistiamo un edificio. Un secondo paradosso allo studio nasce da un problema di “software”:i sistemi automatici non sono integrati e dialoganti tra loro.

In ogni ambiente domestico o lavorativo è evidente la crescente ridondanza di impianti e di sistemi di controllo, ed è altrettanto evidente quanto tali sistemi non siano integrabili in rete. Il numero degli impianti è in continua crescita, e, mentre ciò fa ben sperare per il mercato futuro è evidente la necessità di ottimizzazioni e innovative economie di scala. Gli impianti - elettrico, idraulico, antifurto, televisivo, informatico, di irrigazione automatica del giardino, di apertura automatica del cancello di casa, etc. - pur potendo, non scambiano informazioni tra loro. Sono sistemi individualistici, non coordinati per il miglioramento delle prestazioni di un edificio, e hanno ciascuno un’interfaccia non facile da usare e gestire.
La Casa del Futuro sarà sicuramente chiamata a rispondere alle sostenibilità e dovrà risolvere i problemi di controllo e coordinamento degli impianti per garantire economicità e sicurezza attraverso le applicazioni domiotiche, che non necessariamente saranno così visibili ed eclatanti come quelle messe in evidenza dai mass-media nei prototipi presenti alle mostre.



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