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 Anno I n° 8 del 13/10/2005    -   LENTE DI INGRADIMENTO


Emigrare
Pensieri di chi lascia casa

Di Gattaminerva


Non ho mai pensato che la mia vita fosse a Siracusa, ho sempre sperato di andare a vivere altrove, al Nord.
I miei diciotto anni si sono compiuti in quella cittadina perennemente calda e piena di mare.
Non è stato facile chiudere quei 18 anni in una valigia piena di maglioni, asciugamani e fotografie. Non lo è stato affatto.
Ho guardato la mia stanza un sacco di volte, sapendo che la prossima volta che avrei dormito nel mio letto sarebbe stata dopo tre mesi.
Ho osservato le foto di Carmen Consoli, l’angolino pieno di souvenir della Tunisia, i quadri che un pittore mi ha dedicato.
Quel quadro mi manca.
Quella stanza mi manca, l’ho arredata in modo che parlasse realmente di me.
Adesso mi trovo in una casa, a Forlì.
La casa è bellissima, la divido con una ragazza conosciuta ai test di ammissione all’università, mi trovo molto bene, l’ho sentita subito casa mia, ed è un bene ed una fortuna non indifferente.
La mattina, prendo la corriera che porta in centro per andare a lezione, e passa in orario, cosa che a Siracusa non è mai successa.
La cittadina è molto bella, come tutte le città medievali ha una piazza centrale attorno cui si svolge la vita diurna e notturna.
Ancora non ho molta vita sociale, conosco qualche ragazza e qualche ragazzo della facoltà, ma non andiamo oltre il saluto.
Peccato non poter chiudere i miei amici in una valigia per portarli, insieme ai miei diciotto anni, con me.
Certe sere mi sento triste, ma la lontananza e la malinconia credo siano il prezzo da pagare per qualsiasi persona che si trasferisca.
Abitare è un concetto troppo intimo e personale per poter essere generalizzato, credo che ognuno viva le situazioni in modo diverso dagli altri.
Forse, ancora è troppo presto per poter dire di abitare a Forlì, forse ancora non lo voglio dire…
Un ragazzo mi ha chiesto se abitassi a Forlì, ho annuito ma l’accento siciliano tradisce ancora…



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