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Come nei film


Di Gattaminerva

Siracusa ore 7.55 16-02-2004 Istituto Statale d’Arte

“Ciao Eclisse”
“Ciao Eccezione, sei arrivata adesso?”
“Si, chi abbiamo a prima ora? A me annoia entrare…”
“Non mi dici bau! Andiamo! Oggi abbiamo tre ore di laboratorio…”
“Dove?”
“In piazza Adda, lì c’è un casino incredibile stamattina.”

Ecco, queste siamo io e Ale.

Siamo al quarto anno del corso di oreficeria, amiche non dal primo giorno del primo anno, ma unite da una amicizia consolidata al terzo anno.
Prendemmo il motore, alle otto e dieci e andammo in piazza Adda a fare colazione insieme ad altri amici.
Le nostre risate erano dovute soprattutto al fatto che lei, pendolare, si alzava la mattina con una faccia gonfissima che non si riusciva a sgonfiare neanche dopo un’ora e mezza di autobus.
Solito giro di tutte le scuole, a vedere i ragazzi, bellissimi, della ragioneria in centro.
Ecco, proprio lì il mio ragazzo, Umberto, non è entrato neanche lui perché aveva interrogazione di economia aziendale e non aveva studiato per un cazzo la sera prima.

“Ciao amore, anche tu limone stamattina?
“Si, non ho studiato ieri sera e stamattina avevo interrogazione”
“Bene! A noi annoiava, semplicemente…E poi con le nostre medie possiamo permetterci di tutto!”
“Lo so, secchione!!”
Solito caffè e solita sigaretta al bar Adda.
Solito cornetto alla marmellata di Ale che cade a terra.
Solita aria di chi non vuole fare altro che divertirsi quella mattina.
Solito sprint di una tartaruga in maratona.

“Eccezione, ho finito le sigarette, devo comprarle, andiamo?”
“Eclisse, c’è il figo dell’industriale, aspetta, ti prego!”

Ho aspettato che il figo dell’industriale lasciasse la tazzina del caffè sul bancone, per andare a prendere le mie marlboro lights.

“Ecce!!! Sali dai che andiamo al molo!”
“Ok, arrivo!”
Non avrei mai voluto fare quella domanda, né avrei mai voluto sentire quella risposta.
Forse era una questione di dovere.
Qualche cretino della mia ex classe dell’artistico, mi dice che è stato tutto un disegno del Signore.

Siracusa ore 8.05 23-02-2004 Istituto Statale d’arte

E’ stata un po’ dura tornare in classe, a sentire qualche stupido di professore che vuole interrogarti.
Sul muro del cortile un murales campeggia “Eccezione sei qui”.
Quello che vorrei io.
Gli altri stronzi della classe mi guardano con aria di compassione; loro non sono stati toccati minimamente dal fatto, continuano la loro vita, sempre alla ricerca dei voti più alti dei nostri, gioendo per qualche mio sei.
Non ho testa per pensare, rivedo sempre le immagini della mia AMICA Eccezione con il torace perforato da uno specchietto di automobile.

“Dai Anna, passerà, alla fine troverai altre amiche, forse anche meglio di lei”
“Brutto stronzo non ti azzardare mai più a dire una cosa del genere perché ti spacco la faccia.”
Il professore ha capito bene la situazione, ma mi ha dovuto sospendere.
Potrò entrare in classe tra quindici giorni… Proprio il giorno del concorso artistico “L’Eccezione”.

Perlomeno queste eravamo io ed Ale.

Ennesima Eclisse

Argomenti:   #dramma ,        #racconto ,        #scuola



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