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Cricio è vivo: fogli sparsi

Il “Cristo” di plastica


Di Cricio

Emozionato come non mai nella navata della chiesa, dopo una lunga preparazione, con un vestito nuovo fatto apposta dal sarto. Per la prima volta a digiuno, ero concentrato sul significato di quello che mi stava succedendo. Dopo quel giorno non sarei più stato lo stesso: avevo fatto la Prima Comunione.

Alla fine della cerimonia il parroco, don Marco Farina, ci ha dato come ricordo una stampa con la Madonna e Gesù fanciullo e un crocefisso di legno con un Cristo di plastica bianca. Allora la plastica era appena entrata in uso, fino ad allora gli oggetti comuni erano stati solo in legno, vetro o metallo, ma solo poi ho recepito che fosse in plastica. Allora per me era il più bel dono ricevuto. Un oggetto da custodire gelosamente. Un qualcosa con un valore inestimabile.

Appena a casa l’ho appeso a fianco del mio letto, sostituendolo alla piastrella dell’angelo custode che mi aveva accompagnato dalla Culla. Tutte le sere mi rivolgevo al Crocefisso nella mia preghiera serale.

Poi il tempo è passato e di quel Crocefisso ne ho perso la memoria, fino a quando è riapparso in un momento intenso e drammatico.

È una mattinata soleggiata, siamo raccolti al cimitero attorno alla tomba di zio Amedeo. È un momento triste e nella mia mente scorrono velocemente i giorni di tanti anni fa, quando era vivo e riempiva la nostra casa, riempiva la mia vita. Molto di quello che sono io lo devo a lui. Ora anche questa sua dimora sta per finire. La lastra di marmo è stata spezzata e gli operai spalano vigorosamente le zolle di terra. Ecco i colpi delle vanghe sulla cassa. Gli operai si fermano, uno di essi toglie le ultime zolle ed infine alza il coperchio consunto della bara.

Il silenzio è grande e la commozione è di tutti, lo zio e stato per noi il padre della famiglia patriarcale, attorno a lui i nipoti si ritrovavano tutte le domeniche sera, per lui a carnevale si faceva il “Festü”: una grande festa da ballo con frizzi e lazzi. A lui ci si rivolgeva per un consiglio quando si dovevano prendere le decisioni. Dopo anni tra poco lo avremmo rivisto, ormai solo ossa, ma ancora vivo nelle nostre menti.

Il coperchio viene sollevato appaiono i suoi resti e... tra le ossa delle mani il mio Cristo di plastica. Ora è ancora con lui nell’ossario e in questo momento, in cui ripenso a questo, gli occhi si inumidiscono. Mi sembra che mio zio mi sia più vicino, come per darmi ancora un consiglio. Forse mi sta aspettando.



Argomenti:   #racconto



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