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 Anno II n° 8 del 27/04/2006    -   IL MONDO - cronaca dei nostri tempi



Guantanamo: oggi sappiamo di più, ma è tutto?

Di Giacomo Nigro


In forza della sentenza emanata nella causa vinta dall'agenzia The Associated Press, che si era richiamata alla legge sulla libertà di informazione, e dopo tante pressioni internazionali, il Pentagono ha pubblicato negli ultimi giorni una prima lista dei presunti terroristi detenuti a Guantanamo. In tutto sono 558 le persone elencate nei documenti diffusi. Quasi tutti sono stati classificati come “combattenti nemici”, definizione che le autorità statunitensi hanno adottato per evitare di applicare le garanzie e le tutele previste dalle convenzioni internazionali sul trattamento dei prigionieri di guerra. In pochi però sono stati formalmente incriminati.

I detenuti, quasi tutti catturati al momento dell'invasione statunitense dell'Afghanistan, provengono da 41 Paesi, la maggior parte (132) dall'Arabia Saudita. Ma ci sono anche molti afghani (125) e yemeniti (107). Molti di loro sono rinchiusi nella prigione americana da più di 4 anni. La maggior parte dei nomi era già nota, ma in vari casi l'identità dei prigionieri era nascosta in migliaia di pagine di atti legali. Tra i nomi mai finora ufficializzati c'è quello di Muhammed al Kahtani, un saudita sospettato di essere il “ventesimo dirottatore” che non partecipò alle stragi dell'11 settembre 2001 in quanto bloccato alle frontiere. Altri prigionieri come il cosiddetto Comandante Chaman, un afghano, restano misteriosi. La stampa americana ed internazionale ha espresso qualche dubbio sulla completezza della lista dei 558 nomi.

Secondo la Associated Press, “neppure con questa ultima lista appena pubblicata, il Pentagono ha fornito quella completa degli oltre 750 prigionieri che secondo i militari sono passati a Guantanamo”.

La France Presse segnala dal canto suo che, tra le persone non segnalate, ci sono quattro francesi rimasti per diverso tempo nella prigione (Nizar Sassi, Mourad Benchellali, Brahim Yadel e Imad Achab Kanouni), oltre a diversi ex detenuti britannici.

Nella lista figurano solo dieci presunti terroristi sotto processo, ma nessun dibattimento si è ancora concluso. Nell'elenco, secondo quanto ha specificato un portavoce del Pentagono, il tenente colonnello Todd Vician, fanno parte anche nomi di prigionieri che negli ultimi mesi sono stati trasferiti lontano da Guantanamo.

Gli attivisti per i diritti umani hanno criticato la detenzione a tempo indeterminato e la mancanza di diritti per i detenuti. Personale Onu ha chiesto la chiusura del centro di detenzione. A partire dall'arrivo del primo gruppo di 20 detenuti legati e incappucciati dall'Afghanistan l'11 gennaio del 2002, gli Stati Uniti non avevano diffuso una lista tanto estesa coi nomi e le nazionalità dei prigionieri nella base navale Usa di Guantanamo Bay, a Cuba. Gli Stati Uniti in precedenza avevano identificato alcuni dei prigionieri in documenti legali, mentre i nomi di centinaia di loro erano stati resi pubblici da familiari o avvocati.

“Questo è un momento di particolare debolezza dei repubblicani e dell’amministrazione Bush. La situazione politica americana attraversa, infatti, un’eccezionale fase di cambiamento ed il vento sul campo di battaglia soffia a favore dei democratici” è scritto nell’articolo “Dossier di Amnesty International sui voli CIA” pubblicato sul n. 7 del 13 aprile di “Spaziodi Magazine”. In effetti quest’ultimo “caso” sembra riconfermare quanto dichiarato dal conservatore Tom Cole, esperto di strategia elettorale USA. In realtà la mera elencazione dei nominativi non può bastare a soddisfare le legittime richieste di giustizia e di rispetto di tempi di detenzione tecnicamente ed umanamente sostenibili.



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