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 Anno II n° 12 del 22/06/2006    -   TERZA PAGINA



Cervo... a primavera

Di Walter Dall'Olio


Se è vero che non si sa mai come vestirsi e che i giovani d’oggi non sono più quelli di una volta, se è vero che Venezia è bella, ma non ci potrei proprio vivere e che si stava meglio quando si stava peggio, allora è indiscutibilmente vero che ogni stagione ha una sua caratteristica che la rende unica, aldilà del clima e delle ricorrenze, più o meno santificate che siano.

Così, se l’autunno vede la ricomparsa delle calze sulle gambe delle donne – che talvolta approfittano dell’occasione per coltivarvi sotto una piccola foresta del Borneo, che viene poi regolarmente rasa al suolo con la comparsa della primavera, o, in alternativa, di un amante – allo stesso modo l’inverno è la stagione in cui uomini scarso-criniti e ormai imbolsiti, cercano di sfidare ogni più basilare legge della cinetica sfrecciando come decerebrati sulle piste innevate, con l’immancabile risultato che il loro capo riceverà il lunedì mattina la più ovvia delle telefonate “ciao sono io, sai ieri sono andato a sciare e mi sono preso una distorsione al ginocchio”…. pirla!!! Che se alla tua età invece della distorsione ti fossi preso un florelax per ristabilire il tuo precario equilibrio intestinale, avresti sicuramente fatto una cagata meno grossa.

La primavera è poi la stagione in cui sbocciano i fiori e sbocciano gli amori, la stagione in cui giovani vitelli di uomo, ingrassati dalla televisione e dall’inventore dell’influenza aviaria - Mc Donalds - si sentono improvvisamente l’unione fra Brad Pitt e Manzoni e si lanciano in improbabili discorsi poeticamente scorretti, con l’intento di accoppiarsi con giovani donne cresciute a base di Vita Snella e Paris Hilton, sfracassando così i marroni di chi prende per sfiga l’autobus con loro e sente gemme di rara profondità, come “se solo tu mi volessi, il mio passero solitario non volerebbe d’in su la vetta della torre antica, ma d’in giù al centro della tua giovane e bella ….”.

In fine viene l’estate, la stagione in cui spuntano da ogni dove furenti orde di tamarri al suono di “amdu-adudiradudari-adudiaduda-adudiradudari”, proveniente da quelle che una volta erano delle normali automobili ed adesso sono un tragico miscuglio di alettoni stile Schumacher, prese d’aria stile Pinguino De Longhi, tendine per il sole da far invidia allo Sheraton, luci al neon stile DC9 in fase di atterraggio e l’immancabile manina che fa ciao-ciao, che a lui fa tanta simpatia mentre a te ispira solo un bel va a cagare te e la tua bat-mobile.

Perché se è vero che ognuno è libero di farsi le figure di merda che vuole e nel modo che preferisce, è altrettanto vero che se lo fai con i finestrini ben chiusi perché fuori fa così freddo che Joel Retornaz gioca a curling per strada, allora va tutto bene, ma se lo fai d’estate, quando sono miracolosamente riuscito ad addormentarmi dopo essermi girato per tre ore nel letto, ormai fradicio a causa dei quaranta gradi all’ombra che mi rosolano, e con le finestre aperte che hanno il solo effetto di dare un pasto a quelle diecimila zanzare che, sgomitando, riescono ad entrare, se lo fai proprio in quel momento, passando sotto casa mia con i tuoi cazzo di finestrini oscurati, abbassati per benino e con quella bonza della tua ragazza - simpatica come un piccione scagazzante ed avvenente come un bue muschiato - che urla a squarciagola nella speranza di riuscire a superare i decibel degli Eiffel 65, se lo fai proprio mentre sto sognando che il caldo che sento provenga dalla spiaggia di Malibu e che la mia pelle è bagnata perche Jennifer Garner sta passando sul mio collo un cubetto di ghiaccio…. beh, se riesci a farlo in quel momento allora sei proprio uno stronzo, ed il minimo che io posso augurarti è che in autunno sia la tua bonza a vedere le sue piccole piantine pilifere crescere sotto le sue calze e che un cinquantenne calvo e arto-leso prima, ed il suo illetterato figlio dopo, si divertano a radere al suolo ciò che trovano, affinché il prossimo anno la tua autoradio a 400 watt non possa più suonare Blue, ma un più appropriato “cervo... ... a primavera”.


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