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 Anno II n° 14 del 20/07/2006    -   MISCELLANEA


La festa di Santa Rosalia
Nell'epoca del teletrasporto grande festa della tradizione a Palermo

Di Chiara Di Martino


E’ quasi sera, il caldo torrido che ha avvolto la città di Palermo per tutta la giornata sembra allentare la sua presa. Dai portoni dei palazzi escono famiglie intere, in poco tempo la strada su cui si staglia imponente la cattedrale si riempie di gente, si aspetta. Qualche povero turista ignaro di tutto si aggira con sguardo assente tra la folla, non sa di partecipare ad uno dei riti più antichi della città: la festa di S. Rosalia. Nata per ringraziare la santa di aver “liberato” la città dalla peste, è una tradizione che si ripete ormai da 382 anni. E' sopravvissuta a dittature, guerre, difficoltà di ogni genere, e ora si prepara ad affrontare la più impegnativa delle sfide... resistere al progresso!

E’ di dominio pubblico che le tradizioni e le credenze popolari nascano e crescano per merito di due balie speciali: l'ignoranza e la povertà. La marcia verso il progresso ha spazzato via queste due piaghe eppure la popolazione del nuovo millennio, decisamente più istruita e benestante di quella di tre secoli fa, sembra non disdegnare la manifestazione, anzi vi partecipa in massa cercando di non lasciarsi sfuggire neanche un passaggio di tutta la sfilata.

Nell'epoca del raziocinio più sfrenato dove le spiegazioni scientifiche dominano anche il campo dei sogni, ultimo baluardo dell'irrazionalità, fa effetto vedere una folla oceanica in movimento per assistere ad una festa in onore della patrona della città; giovani e meno giovani, tutti con il naso all’insù per vedere le “giocolerie” di artisti di strada ingaggiati per rendere ancora più suggestiva e magica la serata, si stringono attorno la loro patrona cantando e ridendo, mantenendo in vita una antica tradizione. Per una sera all’anno le TV restano spente, non c’è programmazione che regga il confronto con “la Santuzza”.

C’è gente che si dirige direttamente alla Marina, dove termina la sfilata, per assicurarsi un posto in prima fila per lo spettacolo pirotecnico che, come da tradizione, indica la conclusione dei cinque giorni di festa. Il cielo della magica notte palermitana è squarciato da lampi di luce colorata che illumina i volti di migliaia di persone. Alcuni si abbracciano, la voglia di un ritorno alle origini è dipinta su tutti i visi di chi sta vicino al carro contenente le reliquie della santa; c’è voglia di lasciarsi alle spalle un’epoca in cui tutto è dato per scontato e non ci si stupisce più di niente, c’è voglia di ritornare bambini di un tempo per poter scoprire il mondo giorno per giorno; i bambini di fronte ai questi giochi di luce si aggrappano alle proprie madri, dimenticano tutte le diavolerie elettroniche che affollano la loro stanza, si scordano dei mostriciattoli giapponesi rinchiusi in poketball e dei tanto amati video-games, e per una sera ritornano a gioire e a divertirsi per un semplice gioco di colori.

Il sapore antico delle tradizioni non lascia indifferente nessuno, neanche quelle persone che ormai abituate alla tecnologia sono convinte di poterne fare a meno; ma è il richiamo della terra che fa ritrovare centinaia e centinaia di persone nello stesso posto alla stessa ora senza l’aiuto di telefono o di un SMS.

Ma il richiamo della vita prende il sopravvento, e con gli ultimi residui di polvere da sparo vanno in fumo anche tutte le fantasie nate, cresciute e poi inesorabilmente spazzate via dalla realtà... Il sogno è finito, da domani si ritorna alla solita quotidianità che non lascia spazio ai sogni.



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