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 Anno II n° 15 del 07/09/2006    -   PRIMA PAGINA



Le verità dell’Islam sulla condizione femminile
Una chiacchierata con Aysha, ragazza araba di 26 anni, smitizza molti luoghi comuni
Di Nicoletta Consumi


Gli avvenimenti che hanno costellato le prime pagine di tutti i quotidiani globali in questi ultimi anni come lapidazioni sulla pubblica piazza o donne sfregiate e vendute, hanno portato involontariamente l’occidentale medio a porsi domande e darsi inevitabilmente risposte errate sull’islam.

Grazie all’aiuto di Aysha, ragazza araba di 26 anni, analizzeremo la realtà dell’islam.
«La credenza tutta occidentale che la donna sia sottomessa all’uomo è totalmente sbagliata» – afferma Aysha – «secondo la Sharia, la donna, così come l’uomo, deve essere sottomessa unicamente al Creatore.
E’ comunque ovvio che, se il padre o il marito, essendo davanti a Dio responsabili in primis della propria famiglia, suggeriscono di evitare un determinato comportamento che potrebbe nuocere alle loro figlie o mogli, alla religione o ad altri, è bene ascoltarli (sempre nel caso che ciò che ci propongono sia in accordo con l’ Islam, perché in caso contrario, dovremmo rifiutarci di obbedire), ma questa non è sottomissione.
A chiunque è capitato di ricevere dei consigli dai propri amici, e di trarre giovamento da essi, perché non accettare che questo venga fatto dagli uomini della propria famiglia?
»

Ultimamente la cronaca ha riportato la vicenda di una ragazza musulmana segregata in casa dal padre, Aysha afferma che «alla donna non è affatto vietato di uscire. C’è un detto del Profeta Mohammed (pace su di lui) che, rivolgendosi alla propria moglie Sawda, dice:”Allah ti ha permesso di uscire per le tue necessità”. Quindi, la donna è libera di andare a svolgere le proprie lecite mansioni anche fuori casa.»

Si è spesso parlato del velo e di come per l’abbigliamento islamico non siano obbligatori. Aysha lapidaria risponde: «Falso. Per le credenti è l’esatto contrario. Allah lo dice in un versetto del Sacro Corano “Copritevi dei vostri veli per essere riconosciute e non essere molestate...”. Chi fa un’ affermazione che dice l’ opposto di ciò che è riportato nel Corano, è in evidente errore.

Uno dei principi dell’ Islam, riportati nel Sacro Corano, è “Non c’è costrizione nella religione”. E siccome nella nostra religione sono le intenzioni che contano, indossare il velo soltanto per far tacere i rimproveri delle nostre famiglie, snaturerebbe il significato religioso di questa pratica, quindi dinnanzi a Dio, non avrebbe alcun valore.

Comunque, è anche ovvio che la famiglia deve dare ai figli (maschi e femmine) una corretta educazione religiosa, che, sicuramente porterà, fra gli altri, il beneficio di sentire da sé il bisogno di indossare il velo per amore e timore di Allah, rendendolo un piacere e non una sorta di costrizione psicologica.

La donna non è un individuo di serie “b” rispetto all’ uomo.
L’ uomo, come del resto accade nella maggior parte delle famiglie del mondo, è il capo-famiglia, ma ciò non significa che la donna non abbia un ruolo fondamentale in essa. Infatti, a lei è designato uno dei compiti più difficoltosi: l’educazione dei figli.
Ciò dimostra che eccome se abbiamo importanza! Se non la avessimo, non dovremmo svolgere un compito così fondamentale, che sicuramente influisce in modo diretto anche sulla società esterna.
Educare bene un figlio, significa formare un uomo onesto e corretto della società futura, che eviterà di spargere corruzione sulla Terra, e che anzi, nel suo piccolo, se Dio vorrà, potrà contribuire a migliorarla
».

Nei paesi africani è ancora usata l’antica pratica dell’infibulazione. Aysha pensa che questa pratica sia barbara e crudele: «proviene da usanze tribali risalenti addirittura all’ epoca faraonica, che assolutamente non ha niente a che fare con l’ Islam, infatti non viene citata né dal Corano, né dalle raccolte di detti e fatti del Profeta Mohammed.
E’ vero che in molti paesi islamici viene tuttora praticata, ma soltanto per tradizione, ed anche in questi stati sta cadendo in disuso, perchè vi è una grande mobilitazione anche da parte dei musulmani e delle musulmane stesse che lavorano per abolire questa pratica una volta per tutte
».

Rimane ancora un nodo da sciogliere, la donna musulmana non è libera di scegliere con chi e se sposarsi.
«Non è proprio vero»- afferma Aysha -« anche in questo caso, vi è un hadit del Profeta Mohammed che dice: “non sposate una vergine senza il suo consenso...”. Perciò, i matrimoni imposti non hanno nulla a che fare con l’Islam. Anzi, se ciò capita (del resto, anche nel mondo non islamico possono, purtroppo, accadere queste cose), la donna per legge può ottenerne l’annullamento».



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