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 Anno III n 2 FEBBRAIO 2007    -   TERZA PAGINA


Come sono nate le parole che passano per la vostra bocca
Pillole di Etimologia: alcune parole volgari

Di Qolet


Analizzeremo oggi un alto linguaggio, quello delle imprecazioni quelle paroline che alcune persone hanno sempre in bocca.
Nulla di male a rimasticarsi tra i denti certe volgari (propriamente: del volgo) parole, ma da dove vengono?

Parliamo in primis del tanto amato verbo fottere cos in uso, soprattutto nella variante anglofona, to fuck. Parole cos di moda nella moderna fiction, tanto che basta sentire dal televisore giungere una frase come Ci ha fottuto!, per contestualizzare la pellicola quale ambientata nel contemporaneo.
Ma la parola fottere con tutti i suoi derivati in realt molto pi antica di quanto potremmo pensare.
Letimologia ampia, e riscontrabile in diversi ceppi linguistici.
Il latino futere e il greco phyteyc stanno al pianto, quale metafora di creazione. Phu (greco) e fu (latino) equivalgono a nascere (da cui, anche, feto).

Uscendo dal bacino mediterraneo, arriviamo in Scandinavia. C il norvegese fukka (copulare), gli svedesi focka (copulare) e fock (pene), entrambe le etimologie risalenti al periodo norreno (VII-XII secolo d.C.).
Impossibile sapere se siano derivate dai precedenti greci, ma quel che certo che la parola fottere ha una sua lunga, eterogenea e articolata storia.

Dopo esserci quindi immaginati un Cardinale Richelieu che intercala i propri discorsi sul nemico con epiteti quali Fottuti spagnoli! (e doveva suonare pi o meno come foutre), passiamo alle grandi regine dellarte del fottere, oggi offese con la parola troia.
Cos i romani chiamavano un maiale, porcus troianus, da tavola imbandita: da cui, il senso di scrofa gravida e, in negativo, ha delle caratteristiche della scrofa il mangiare (quindi, ricevere) ogni cosa (ogni persona, senza differenziazioni) e la sozzura.

Il termine puttana, invece, ha la stessa origine del termine putto: ragazza giovane, che per traverse vie diviene dal connotato negativo inizialmente, possiamo immaginare, scisso dal senso di meretrice che oggi appartiene a questa parola.



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