REGISTRATO PRESSO IL TRIBUNALE DI AREZZO IL 9/6/2005 N 8
Articoli letti  11222933
   RSS feed RSS
Vedi tutti gli articoli di Serena Bertogliatti
stampa

 Anno III n° 4 APRILE 2007    -   TERZA PAGINA


Visto per voi: al PAC di Milano
Street Art Sweet Art – Dalla cultura Hip Hop alla generazione Pop Up
Arte di strada delle ‘nostre strade’: dal Leoncavallo, storico centro sociale, al Padiglione d’Arte Contemporanea di via Palestro a Milano
Di Serena Bertogliatti


Abbominevole e Fostpazz a.k.a. Falko The stranger, lo Sconosciuto Milano, 2006 - Installazione, carta su muro dimensioni variabili, Courtesy dell'artista
Quest’anno lo spazio espositivo si è messo a disposizione nella sua nudità di struttura architettonica: sono le pareti stesse ad essere le tele su cui le opere si stagliano. Gli artisti che il P.A.C. ospita, se siete di Milano, li conoscerete già, ma vederli radunati in un unico, bianco, formale ambiente e poterli osservare anziché intravedere negli angoli della metropoli fa un certo effetto.
Ancor più effetto fa il vedere questi chini sulle proprie opere, work in progress: l’opera si palesa così indissolubilmente legata al processo di realizzazione. Il valore non risiede nel risultato puro, ma nell’indagine sul come si sia arrivati a questo.
Abbominevole ha portato nella sede espositiva le “facce” formato gigante, bianco e nero come gigantografie fotocopiate. È così che una delle prime cose a colpire è un enorme Sgarbi bidimensionale assiso sulla parete.
C’è Pao, su un’altra parete – ridipinta per divenire uno squarcio di strada – con i famosi metropolitani panettoni da lui dipinti per divenire pinguini, stilizzati e “cartoneschi”. C’è Bros dai disegni così stilizzati da rasentare il formato logo, colori forti e chiaroscuri netti. L’arte di Ivan, il Poeta di Strada, è fatta di parole: parole indissolubili dalla superficie su cui vanno a collocarsi, non riducibili alla bidimensionalità di un foglio stampato. Il tratto di Gatto, invece, abbandona a tratti il minimalismo grafico tipico per ridare tridimensionalità al disegno: il tipico quadro assume un dinamismo di solito relegato alle opere astratte.
Sono veramente tanti gli stili che ricoprono le pareti del P.A.C.
È difficile ritrovare un filo conduttore esplicabile a parole, una filosofia in pillole da applicare a retrocopertine che coroni saggi sul movimento – eppure c’è un’unione tra tutte queste individualità. Non si riesce a vedere chiaramente nell’opera finale, ma s’intravede nella realizzazione: si potrebbe dire che si trova nella tenacia con cui il colore fa propria l’ampia superficie “rubata”.

Entrando, e girando per le sale in cui i quadri applicati alle pareti sfondano la cornice stessa andando a finire sulla parete, guardando gli artisti realizzare in questo “spazio protetto” ciò che hanno già abbondantemente realizzato nel circuito metropolitano, si ha l’impressione di poter in qualche modo indagare la nascita del movimento.

Aris Senza titolo, 2006
Installazione, Empoli. Pittura al quarzo 2,80 x 3 m


È come se, avanzando un paragone azzardato, la sede del P.A.C. fosse divenuta una grande “Casa del Grande Fratello”. A ogni ospite viene dato uno spazio, da personalizzare non solo con i propri disegni, ma anche con il proprio caratteristico modo di realizzarli e di vivere lo spazio a disposizione.

Abbiamo già parlato di street art, di come essa nasca e si sviluppi nel circuito sociale, parallelamente all’arte ufficiale. Non ha critici, curatori, spazi espositivi preposti: la filosofia non è spiegata in rassegne stampa ma sta fra la bomboletta e il muro-supporto che velocemente va utilizzato, pena una più o meno grave contravvenzione.
Ed ecco il fulcro del paradosso di questa esposizione: la così definita street art nasce per definizione nell’illegalità.
Può essere inserita nel contesto ufficiale – e quindi essere riconosciuta, identificata e valicata – senza morire della trasformazione?

Tvboy Love in Pisa, 2006
Particolare - Tecnica mista su tela 81 x 100


I tratti dinamici e veloci delle tag e dei disegni sono frutto della tensione creativa costretta a esprimersi in stato di all’erta, forzando l’artista ad attuare quel processo di sintesi del segno che – in un contesto rilassato e privo di minacce – arriva a svilupparsi in un lasso di tempo molto più lungo.

La necessità fa il genio. Si può far accomodare il genio senza perderne la nervosa genialità?
Vittorio Sgarbi, in veste di assessore alla cultura, ha seguito da vicino la realizzazione della mostra, occupandosi in primis del rapporto con gli autori ospitati.
Definito “nume tutelare dei writer italiani”, si può dire indubbia la sua influenza nel lancio di questi artisti – il “contro” è che la sua carica politica ha reso un’iniziativa culturale non priva di connotati tutt’altro che artistici.

Sgarbi nel parlare della mostra non mette al centro del discorso il valore artistico della mostra, ma i retroscena burocratici: cosa ha comportato l’ufficializzazione di un movimento illegale? Illegalità bonificata, sanata, definisce il processo.
I graffiti sono, da un mero punto di vista comunale, un reato. Per questo, vanno eliminati – eliminati fisicamente e come possibilità futura – ma sono arte. Quindi, cosa fare? Seguire la legge e combattere il movimento o riconoscerne il valore artistico e quindi permetterli?
La seconda ipotesi non è attuabile come presentata, in quanto non è possibile permettere che palazzi privati vengano abusivamente utilizzati da altri privati.
L’unica soluzione sembra quindi essere quella attuata: trasferire il circuito all’interno di quello dell’arte ufficiale.
È così possibile archiviare i graffiti come opere d’arte, e quindi conservarli. Ciò significa però farli divenire storia: schedati come artisti e non come vandali.
Finalmente prigionieri, si chiama il brevissimo saggio che Sgarbi ha scritto per l’occasione.



Pao Senza titolo, 2006
Smalto su pvc 48 x 48cm x 53 cm. Foto di Federico Caporal


Sgarbi parla di come un’eversione contro il potere economico, venendo assisa al ruolo ufficiale, faccia sì che il potere economico divori gli eversivi.
Il potere di questi writer – potere inteso come “potere sociale”, ovverosia capacità di interagire socialmente e non individualmente – è indissolubilmente legato alla strada. Era questa, con il proprio sistema di regole alternativo e parallelo a quello ufficiale, ad aver permesso a un gruppo di persone accomunate da alcune ideologie e da un caratteristico modo di esprimerle, di sviluppare una corrente non penalizzata dalle limitanti leggi del mercato e della burocrazia.

Il meccanismo scattato con l’esposizione ha accordato le due parti: il comune toglie dalla strada il vandalismo di famosi nomi – Pao e Bros, ad esempio – che avevano ormai acquisito lo status di “eversione sociale riconoscibile, ufficialmente controtendenza”, abbattendo così uno scomodo problema grazie all’evergreen mossa politica di corrompere il nemico per farselo amico; il “nemico” è personalmente soddisfatto perché può finalmente sfogare la propria tensione artistica e non dover più temere le punizioni del potere costituito, ma anzi venendo pagato per questo e potendo vivere dei frutti della propria arte.

La domanda è: chi ci rimette? L’ideologia.
La stessa ideologia che è stata background culturale e trampolino di lancio per gli artisti che ora espongono al Padiglione d’Arte Contemporanea.
Con “Street Art Sweet Art” l’unica ideologia che viene confermata è quella in cui non importa quale sia la fazione di cui si fa parte, ma quanto in alto questa permetta di arrivare.
Gli alleati non sono le idee, ma le possibilità individuali di vivere individuali vite migliori.
I nomi che espongono al P.A.C. erano grandi nomi in strada perché di quel contesto conoscevano le regole e i meccanismi. Diverse regole e diversi meccanismi regolamentano i circuiti ufficiali, in cui questi Grandi Nomi entrano ora come neofiti: non è quello il loro campo di maestria.

Da riformatori divengono così riformati.


STREET ART, SWEET ART
Dalla cultura hip hop alla generazione “pop up” (per non parlar del Leonka)


a cura di: Alessandro Riva
coordinamento di: Davide “Atomo” Tinelli
apertura al pubblico: 7 marzo – 8 aprile 2007
PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Via Palestro 14 – Milano
Orari
: 9.30 – 19.00 tutti i giorni. Giovedì fino alle 21.00 . Chiuso il lunedì.
Ingresso: € 5 intero - € 3 ridotti e studenti - € 2 scolaresche bambini fino a 8 anni gratuito, da 8 a 14 ridotto
informazioni: tel 02 76009085 – fax 02 783330 -
www.comune.milano.it/pac



Argomenti correlati:
 #arte,        #arte contemporanea,        #milano,        #mostra,        #recensione,        #writers
Tutto il materiale pubblicato è coperto da ©CopyRight vietata riproduzione anche parziale

RSS feed RSS

Vedi tutti gli articoli di Serena Bertogliatti
Condividi  
Twitter
stampa

Il sito utilizza cockies solo a fini statistici, non per profilazione. Parti terze potrebero usare cockeis di profilazione