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Il vestito dimenticato


Di Eleonora Rossi

Era un vecchio vestito lungo lungo è un po’ liso. Era stato realizzato con una leggera stoffa fiorata morbida e delicata come poteva esserlo solo il velluto. Il colore cobalto dei fiori risaltava sullo sfondo bianco e rendeva quell'abito ancora più grazioso e prezioso. Certo, era piuttosto usato e consumato. Qualche punto aveva ceduto all'altezza della cucitura dei fianchi e l'orlo si era un po’ sfilacciato... ma alla fine, faceva ancora la sua bella figura.

Si trovava chiuso al buio di un armadio, ormai da tempo indefinito. Non ricordava nemmeno lui come era finito in quel posto senza aria e senza luce, che odorava di naftalina e lavanda. Forse era stato acquistato in una bancarella dell'usato, oppure scovato in uno di quei sacchi di abiti smessi che chi non metteva più, per vizio o per capriccio, portava ai magazzini della chiesa, affinché avesse potuto usufruirne chi non disponeva di denaro per comprarsi dei vestiti nuovi.

Un pomeriggio di febbraio, di cui indicarvi il giorno preciso e l'anno esatto non saprei, fu proprio mamma Patrizia a ritrovarlo sul fondo di quel guardaroba, nascosto sotto alcuni maglioni di lana e dei vecchi pantaloni jeans, tutto ripiegato su se stesso e un po’ sgualcito, ma stranamente ancora profumato, come se fosse stato appena lavato.
"Ma guarda un po’!", esclamò sorpresa, dispiegando l'abito sul letto, stirandolo con le mani. "Chissà che ci fa questo vestito chiuso qui dentro. Non ricordavo nemmeno di averlo acquistato", ragionò scrutandolo, curiosa, con gli occhi socchiusi, cercando di portare alla memoria da dove fosse sbucato. "Però, è proprio bello". Pensò, rendendosi conto solo allora che era un abito della misura di una bambina. "Assomiglia un po’ ad un sari, il vestito che indossano le donne indiane", continuò a elucubrare, mentre già nella sua mente prendeva forma un idea per ridargli vita e utilizzare di nuovo quello splendido vestito.

Era il periodo di Carnevale e le sue tre figlie erano un po’ tristi e sconsolate, perché non tutte avevano una mascherina da indossare. Era andata meglio solo alla più piccolina, che magrolina com'era poteva ancora contare sull'abito dell'anno passato, un pomposo vestito da damigella rosa, tutto pizzi e fronzoli, che su di lei cadeva alla perfezione, e che con i suoi lunghi capelli scuri, che le arrivavano a sfiorare il bacino, la rendeva simile ad una vera principessa. La mezzana, comunque, era un caso a parte.

Non si era mai vista una bambina a cui non piaceva mascherarsi... se non lei... Se solo mamma Patrizia cercava di farle indossare un pantalone colorato da pagliaccetto, oppure una gonnellina variopinta da Hawaiana... erano urla e strepiti e non c'era alcun modo di convincerla... vinceva sempre lei. Il massimo che permetteva a mamma Patrizia, era di colorarle un po’ il viso, ma niente di più.

La più grandicella, invece, aveva sempre amato mascherarsi, ma cresceva così in fretta, che ogni anno che passava non entrava più nella mascherina precedente, ed ad ogni Carnevale i suoi genitori erano costretti a comprarle un travestimento nuovo, ma quell'anno non avevano potuto farlo, perché in casa non c'erano abbastanza soldi.
"Però... perché non riutilizzare questo bel vestito?", pensò mamma Patrizia, chiamando a sé la bambina, che ancora si stava asciugando le lacrime per la delusione, dicendole che aveva una bella sorpresa per lei.

Le fece indossare quel vestito dalla foggia indiana e poi le disse di rimirarsi nello specchio e... il sorriso tornò subito ad illuminare il volto cupo e spento della bimba. Le stava alla perfezione. Con quell'abito indosso assomigliava ad una vera bambina indiana. I suoi occhi scuri scuri ed i suoi bei capelli neri, poi, fecero il resto.
"Manca solo il tocco finale", disse mamma Patrizia, tornando ad aprire l'armadio, tirandovi fuori un lungo foulard nero, dalle stampe che assomigliavano vagamente proprio a quelle utilizzate dalle donne indiane. "Questo lo mettiamo per coprirti la testa", le sussurrò sorridendole, appuntandoglielo al capo con due belle mollettine rosse, completando così il travestimento improvvisato.

Quello fu uno dei Carnevali più belli che la bambina ancora oggi ricordi.
Quando la mamma portò le sue tre bimbe sul pontile, per farle divertire e festeggiare con coriandoli e stelle filanti, insieme a tutte le altre mascherine, chiunque incontrava la più grandicella, non poteva evitare di farle i complimenti per quella bella mascherina che indossava e che se anche non era nuova nuova, le appariva come la più elegante che avesse potuto sfoggiare... Non so se l'avete capito... ma quella bambina ero proprio io.

Argomenti:   #racconto



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