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 Anno III n° 6 GIUGNO 2007    -   IL MONDO - cronaca dei nostri tempi


Imprese possibili
Rinascere si può, in Sicilia, anche
La Cattedrale come il più alto simbolo religioso restituito ad una diocesi, come il più alto simbolo monumentale restituito al Val di Noto
Di Concetta Bonini


Lo ha dimostrato la Sicilia del Sud Est, lo ha dimostrato il cuore pulsante del patrimonio dell’Unesco del profondo sud del Bel Paese, lo hanno dimostrato le ossa della Cattedrale di Noto, finalmente robuste di nuovo, finalmente in piedi di nuovo, finalmente pronte a reggere l’imponenza di una irripetibile bellezza tardobarocca. Di nuovo.

Era il 13 marzo 1996, un mercoledì sera come tanti, ma che Noto non dimenticherà mai più. Non dimenticherà il tonfo sordo, non dimenticherà il boato, non dimenticherà lo sconcerto, la disarmante impotenza di fronte ad un cumulo di disperate, irrecuperabili macerie. La cattedrale dedicata a San Nicolò di Mira, si accasciava al suolo.
La gente, come avviene sempre lungo stradine basolate che si incrociano tra i palazzi settecenteschi, accorreva affannata al sentore della tragedia. Per primi, arrivarono i sacerdoti dall’adiacente vescovado.
Storia o leggenda, si racconta che nessuno, nessuno riuscì a trattenere le lacrime al vedere sventrato il simbolo del barocco del Val di Noto, a vedere sbriciolata la cupola e con essa parte della navata centrale e di quella laterale destra. Disperazione, rassegnazione, ma anche rabbia, rammarico, recriminazione: tutto sembrava perduto.
Un’altra ferita si era aperta nel cuore antico della Sicilia.

Ma come ha sempre fatto, come ha fatto dopo le invasioni, come ha sempre fatto dopo il catastrofico terremoto del 1693, come ha fatto dopo le alluvioni, come ha fatto il terremoto di Santa Lucia, anche questa volta il popolo di questo lembo di terra vigoroso e inflessibile, di fronte alla tragedia si è alzato le braccia e ha cominciato a fare proprio questo: ha cominciato a ricostruire.

Anzi, data la dimensione immane della catastrofe, la macchina si mise subito in moto. Il governo nazionale decise un primo stanziamento di venti miliardi attinti dai fondi della ricostruzione post-terremoto per avviare i lavori di ricostruzione, in attesa della progettazione.
A questi se ne sommarono poi altri venti. L’allora sindaco Leone chiese al ministro ai beni culturali Veltroni di individuare un’authority per Noto ed al presidente della Regione di assegnare l’incarico di progettazione, mentre il prefetto di Siracusa Elio Priore fu nominato commissario per la ricostruzione.

Già nel gennaio 1997 venne indetta la gara per la rimozione delle macerie della cattedrale, operazione protrattasi fino all’ottobre successivo.
Parallelamente andò avanti il percorso giudiziario. Imputati, per omicidio colposo, c’erano tra gli altri anche il parroco della Cattedrale, Don Salvatore Bellomia, il vescovo Mons. Nicolosi ed il responsabile dell’ufficio tecnico diocesano. Secondo l’accusa infatti la Curia avrebbe favorito i progettisti di suo gradimento creando impedimenti alla Regione che non aveva potuto quindi assegnare il progetto di consolidamento della cattedrale, determinandone il crollo. Solo dopo parecchi anni arrivò per i tre l’assoluzione con formula piena.
Questo però rallentò la rimozione delle macerie per la necessità di approfondire nei dettagli la dinamica del crollo.
Poi la Regione conferì l’incarico di progettazione della nuova cattedrale ai professionisti Roberto De Benedictis, Antonino Giuffrè e Salvatore Tringali e il progetto esecutivo fu approvato in conferenza dei servizi il 13 gennaio del 1999. Seguì la gara d’appalto e a giugno l’aggiudicazione all’impresa Donati Carchella di Roma costituitasi dopo in società La Cattedrale. I lavori furono consegnati solo in ottobre quando il Consiglio di Stato revocò la sospensiva del Tar Lazio ad una società ricorrente.

Da allora il cantiere della Cattedrale di Noto diventò il segnale della voglia di rinascere del sud-est siciliano, che intanto veniva riconosciuto bene dall’Umanità dall’Unesco.

Oggi la Cattedrale, uguale nella sua architettura, sebbene diversa nei contenuti artistici, si staglia nel cielo siciliano come una ferita finalmente rimarginata, come il più alto simbolo religioso restituito ad una diocesi, come il più alto simbolo monumentale restituito al Val di Noto.
La ferita si è rimarginata, sotto gli occhi del mondo che ci guarda e ci plaude.

Rinascere si può.
Rinascere in Sicilia, anche.



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