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 Anno IV n° 1 GENNAIO 2008    -   IL MONDO - cronaca dei nostri tempi



Contro il “carolatte” torna il “latte crudo”
Il latte oggi costa troppo, il doppio che in Germania, ma arriva una iniziativa degli allevatori lombardi: fornire direttamente ai consumatori dalla stalla il latte crudo
Di Natascia Zanon


Il latte è un alimento fondamentale per noi. Fin da quando siamo in fasce questo diventa insostituibile e primario. Prima quello materno o in polvere, l’unico capace di dare sostentamento fino allo svezzamento, poi con il latte vaccino.

Questo alimento viene dalla mungitura della mucca, un tempo manuale oggi meccanizzata, poi il latte viene trasportato con particolari contenitori frigoriferi alla “centrale” per essere pastorizzato, o sterilizzato a 120 gradi, quindi confezionato e distribuito ai punti commerciali. Troviamo due tipi di latte: quello fresco, che si conserva all’incirca due o tre giorni in frigorifero, e quello a lunga conservazione che può essere mantenuto anche per mesi.

Ma che cos’è il latte, questo prodotto così importante per la nostra crescita e la nostra salute? È una soluzione di proteine, lattosio, fosforo, potassio, sodio, e una fonte importantissima di calcio che aiuta la formazione e il rafforzamento del tessuto osseo.

Ma noi popolo del “2000” dobbiamo ogni giorno scontraci con il prezzo sempre più crescente e proibitivo del latte. Ecco così quello che è stato chiamato lo “scandalo del latte”; basta passare con il carrello della spesa tra i banconi dei supermercati per vedere cifre pazzesche, basti pensare come esempio, che un litro di latte fresco pastorizzato in Italia si aggira normalmente su 1,30-1,80 euro. Un vero e proprio scandalo, se si pensa che passato il confine e arrivati in Germania, quasi miracolosamente, un litro di latte costa all’incirca 0,70 centesimi.

Di sicuro la colpa non è degli agricoltori che per primi hanno denunciato questo scandalo in Italia e hanno effettuato diverse proteste, dato che la tariffa del latte per i produttori viene stabilita dall’Unione Europea, in Italia chi sborsa i soldi in più è il povero consumatore che si vede aumentato il prezzo in modo incredibile. Da qui l’idea di portare di nuovo in commercio il latte così come viene munto, il cosiddetto ‘latte crudo’: direttamente dall’allevatore al consumatore.

In alcune regioni, quali ad esempio la Lombardia grazie alla collaborazione delle associazioni dei produttore e la Regione, il consumatore può recarsi direttamente negli allevamenti indicati e tramite dei distributori a monete si può riempire bottiglie di latte fresco di giornata con un notevole risparmio e una con la qualità integra, il latte infatti non ha subito trattamenti, di pastorizzazione o di altro tipo, che distruggono alcune qualità importanti, il distributore può essere installato anche in altri posti e in esercizi commerciali, ma deve comunque essere di un solo produttore ben identificato che risponde in modo preciso e così viene garantita la trasparenza su un prodotto così delicato per la salute.

Seri studi attestano che la pastorizzazione può compromettere l’alimento stesso, infatti il riscaldamento di ogni alimento oltre i 50° C determina la distruzione degli enzimi, i trasformatori biochimici. Per esempio la pastorizzazione elimina la fosfatasi enzimatica che è necessaria all'assimilazione del calcio e la perdita delle vitamine lipo-solubili. Si possono perdere fino a due terzi di vitamine A o la E e la perdita della vitamina B e C può arrivare sino all'80 per cento. Un altro prodotto importantissimo per il nostro metabolismo come l’iodio si puo volatilizzare fino al 20%. Infine la consumazione del latte ‘cotto’ può creare trombosi nell’uomo e gli animali dei laboratori degenerano molto più rapidamente se nutriti con tale alimento cotto.
Il Dott. W.C. Douglass ricorda che l’uso del latte fresco e stato fatto fin dai tempi di Ippocrate per guarire diversi disturbi: obesità, tubercolosi, edemi, malattie del cuore, ipertensione, infezioni e addirittura allergie.

Da parte delle persone c’è un pregiudizio nel consumare il latte crudo, infatti il latte può essere un pericoloso vicolo di contaminazione da batteri e per questo negli anni ’50 è stato introdotto sul mercato il latte sterilizzato e fu vietata la vendita del latte crudo. Le condizioni sanitarie degli allevamenti di allora, con la tubercolosi bovina imperante e la brucellosi dei bovini, ovini e caprini molto diffusa, scoraggiava ogni iniziativa, se non per rari allevamenti sotto stretto controllo sanitario, ma oggi gli allevamenti non sono più “casalighi”, ora le stalle sono vere e proprie “beauty farm” dove gli animali vengono mantenuti puliti e sani con controlli continui. Poi la mungitura avviene in reparti specializzati con macchinari che evitano le contaminazioni occasionali.
Il latte passa così direttamente dalla mammella dell’animale ai serbatoi frigoriferi. La mungitura avviene così tramite pompe sterilizzate e il latte non viene mai a contatto con le mani del pastore come un tempo o lasciato nel secchio nell'ambiente non pulito delle stalle.

Oggi quindi il “latte crudo” è affidabile quanto quello pastorizzato e confezionato nei tetrapak e, per di più, è integrale. Sarebbe quindi opportuno che venisse sviluppata una intensa campagna di informazione per abbattere le barriere di pregiudizi storici ormai superati dalla situazione attuale. Questa campagna però disterà sicuramente i grandi distributori di latte italiano che speculano sopra un alimento fondamentale per l’uomo.

Insomma, questa idea del “latte crudo”, oltre ad essere importante per il portafoglio del consumatore, diventa importante anche per la qualità del prodotto e allora via a cercare le stalle dove si può acquistare e... buon latte.


Per approfondimenti e l’elenco delle stalle lombarde aderenti all’iniziativa http://www.aral.lom.it



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 #agricoltura,        #alimentari,        #distribuzione,        #latte
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