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 Anno IV n° 11 NOVEMBRE 2008    -   RECENSIONI


Nelle Sale Oggi
Wall-E

Di Daniela Losini



Sono molte le cose da dire. Sono talmente tante che in una sola misera recensione/racconto non troverebbero né giustizia né l'opportuna celebrazione. Wall-E è un robot spazzino rimasto a compiere il suo dovere, assistito da una propensione al romanticismo (è ossessionato dai musical) e da uno scarafaggio mascotte. Dopo una devastazione della terra ad opera degli umani (“Too much trash!” strillano i vecchi giornali) sono rimasti solo grattacieli di rifiuti, animali che si nutrono di escrementi e un droide. Sono gli elementi sopravvissuti agli uomini, che hanno abbandonato la nave-madre-terra per imbarcarsi sull'ennesimo Titanic.

Dopo sconfinati giorni di solitudine nei quali Wall-E cataloga, raccoglie e colleziona oggetti testimoni di una civiltà estinta, incontra Eve (Eeeeeeve!) una sorta di stizzosa e letale Tinkerbell (Campanellino), anch'essa sonda cercatrice dei cimeli della vita. I primi quaranta minuti sono silenzio, rumori e suoni. Una desolazione muta e immobile popolata dagli spettri del progresso umano (strade coperte da denaro inutile, pubblicità ammiccanti) e di una evoluzione implosa a suon di tecnologia, avidità e autodistruzione. Riciclare, reinventare e contenere sono gli imperativi per ottenere una seconda possibilità di sopravvivenza.

Il robottino (figlio di ET, dei Corto Circuito, di tutti i forestgump e tutti gli orfani della cinematografia) quando si reca oltre il giardino, scopre gli umani e il loro mondo pigro, accidioso, grasso, comodo. E brutto. Esseri vegetativi e apatici nei sentimenti, incollati inesorabilmente alla mancanza di attività manuale: ci sono le macchine, dunque perché affaticarsi ad allungare una mano per prendere un bicchiere? Andrew Stanton (“Alla ricerca di Nemo”) in collaborazione con lo sceneggiatore Jim Reardon, strizza l'occhio a Kubrick (Auto/Hal 9000), innalza il racconto con la semplice, efficace e necessaria filosofia dell'osservatore attento e puntuale. Instilla nella platea una malinconica e struggente empatia per le entità asettiche per eccellenza come gli automi senzienti. Incredibili macchine parlanti capaci di emozionare e accendere le vette della favola che, commovente e superba, inquieta nel profondo.


GIUDIZIO GENERALE *****
RITMO ****
IMPEGNO ****
COINVOLGIMENTO *****
Legenda : * scadente ** sufficiente *** discreto **** buono ***** ottimo
 



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