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 Anno V n° 2 FEBBRAIO 2009    -   TERZA PAGINA



Luigino Pappamondo

Di Rosa Tiziana Bruno



          Forse c’è bisogno di fiabe per capire il senso delle cose. Una fiaba non spiega e non risolve ma genera domande e dubbi. Al contrario della televisione che rende muti i grandi e ciechi i bambini. La fiaba con i suoi paradossi apre il dialogo tra grandi e piccini per trovare insieme le risposte, perché la fatica di crescere non è solo dei bambini.

          Come mai molti bambini mangiano in continuazione?
          Perché oggi un bambino su quattro è obeso?
          Quale vuoto hanno da riempire i piccoli?
          E gli adulti, quali vuoti hanno?


Luigino era un bambino assai goloso, tanto goloso che si era guadagnato il soprannome di Pappamondo.
La sua voracità lo aveva reso famoso in tutto il circondario. I vicini non facevano che parlare di lui.

Il piccolo ingordo mangiava di tutto: spaghetti, pizza capricciosa, polenta, ragù, risotti, insalate, dolciumi. Nessun manicaretto sfuggiva al suo capiente stomaco.

“Mangerei il mondo intero!” affermava, le rare volte che non aveva la bocca piena.
Mastica e mangia, inghiotti e divora, un giorno Luigino si ritrovò così tondo e panciuto che neanche nello specchio riusciva a starci tutto.

Più mangiava, più la sua pancia cresceva. Perfino il banco di scuola diventò troppo stretto e lui fu costretto a rimanere a studiare in casa.
Nei ritagli di tempo fra uno spuntino e l’altro, provava a fare qualche esercizio di aritmetica oppure a scrivere qualche pensiero. Ma era proprio una gran fatica concentrarsi con tutto quel cibo sullo stomaco!

Davvero insostenibile. Così, dopo un po’, Luigino rinunciò:
“Se non studio mi resterà più tempo per mangiare!” esclamò soddisfatto.
Poi si sbarazzò in fretta di libri e quaderni e, da quel momento in poi, si dedicò soltanto al suo passatempo preferito: mangiare!

Il giorno del suo compleanno, per fargli una sorpresa, gli amici fecero arrivare da ogni paese del mondo i piatti più strani: formiche imbottite dalla Cina, paté di lucertola dall’Australia, torta d’aglio dal Messico, garofani in brodo dal Perù e quant’altro di insolito fu possibile trovare.

Luigino, apprezzò molto quelle pietanze esotiche e le divorò con gusto, raggiante di gioia. Con il tempo, però, la sua insaziabile fame non si arrestava, anzi cresceva sempre più.

Finché un pomeriggio il nostro Pappamondo ne combinò una davvero incredibile!

Intorno alle cinque, tanto per cambiare pensò, di fare uno spuntino. Poiché sua madre era uscita per andare a far visita alla zia e suo padre se ne stava dai vicini a guardare la tv, Luigino decise di arrangiarsi da solo.

Diede una sbirciatina in frigorifero e divorò tutto quello che c’era dentro. Poi si guardò intorno e prese ad ingurgitare qualsiasi altra cosa gli capitasse a tiro.
Addentò tovaglioli, posate e bicchieri con gran voracità.

Si fermò solo dopo aver divorato interamente, pezzo dopo pezzo, ogni oggetto che aveva sotto gli occhi. A quel punto fece una piccola pausa e si accorse di avere ancora fame. Allora divorò il tavolo, il lampadario, il divano e, infine, le mura di casa.
In breve dell’edificio non rimase più neanche un mattone!

Al ritorno la madre restò di sasso: dell’abitazione non c’era traccia e Luigino se ne stava seduto al centro di un enorme spazio vuoto, tranquillo e goffo, a sbadigliare fra un ruttino e l’altro.

“Cos’è successo alla nostra casa?!” chiese sbalordita la donna.
“Beh, avevo una gran fame e l’ho mangiata tutta” ammise schiettamente Luigino.

Suo padre accorse per vedere se c’era ancora qualcosa da salvare, ma niente.
Per giunta non era ancora finita! Quell’enorme pasto non aveva affatto saziato Luigino.

Quindi, sotto gli occhi increduli della mamma, il piccolo ingordo addentò lo steccato del giardino e lo ficcò nel suo stomaco già stracolmo.

Terminato anche quello, Pappamondo aveva ancora un certo languorino, perciò si avventò sulle casette dei vicini che iniziarono a scappare per la paura!
Luigino ormai era inarrestabile. Avanzando a fatica sotto il suo enorme peso, divorò non solo le case ma anche gli alberi, le strade e perfino i pali della luce. Camminava e mangiava, mangiava e camminava.

Si spinse fino alle mura della città, che divorò con gran piacere, mattone dopo mattone, giacché gli piacevano molto le cose croccanti. In breve tutto il paese finì nella sua pancia!

A quel punto, poiché aveva ingoiato tanta di quella roba da non potersi più muovere, si fermò. Si accorse di trovarsi in aperta campagna e si sdraiò per terra con la sua enorme pancia all’aria.

“E’ ora di riposare” disse con aria stanca e si addormentò.

Per giorni e giorni l’incredibile divoratore continuò a dormire e a sognare.
Rimase sdraiato a talmente lungo che pian piano sull’ombelico cominciarono a spuntargli dei fili d’erba.
Mille fiorellini colorati gli crebbero fra i capelli e in mezzo alle dita di mani e piedi. Poco a poco, sotto un manto di margheritine, funghetti e fili d’edera, Luigino si trasformò in una collinetta, con tanto di alberelli in cima al pancione.

In paese non si accorsero di nulla. I poveri abitanti erano troppo impegnati a rifare case, palazzi e negozi.

Soltanto dopo la ricostruzione, la gente si diede un gran da fare per ritrovare Luigino.
Ma Pappamondo sembrava sparito nel nulla.
Nessuno poteva immaginare che quella collina comparsa all’improvviso, in fondo alla valle, in realtà era proprio lui.

“Quando sarà sazio tornerà!” esclamò qualcuno.
Ma si sbagliava, perché Luigino è ancora là che dorme al calduccio sotto la sua verde coperta e vi rimarrà fino a quando non avrà digerito la gran quantità di cose che ha divorato.


Disegni: Francesca D'Angelo



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