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 Anno V n° 6 GIUGNO 2009    -   TERZA PAGINA



La pasticceria Zitti

Di Rosa Tiziana Bruno



          La vita delle persone svantaggiate è silenziosa, fatta di piccole cose. Nessuno ci bada. La folla indaffarata quasi non le vede. Eppure loro affrontano le difficoltà con dolcezza e conoscono un segreto … che regalano generosamente a tutti, senza chiedere nulla in cambio.

In una città molto rumorosa, dove le macchine sfrecciavano nelle strade con i loro motori rombanti e la gente era sempre indaffarata…
…una città che in fondo era come tutte le altre, dove le persone consumavano milioni di parole.
In famiglia, sul lavoro, al mercato, ognuno parlava a più non posso e qualcuno perfino urlava.

Proprio in quella città, nonostante la gran quantità di parole di cui disponeva, la gente raramente riusciva ad intendersi. Perché in una parola era nascosta sempre un’altra parola e non era per niente facile scoprirle tutte.

Nessuno conosceva i sogni dell’altro o poteva ascoltare i suoi segreti e nemmeno raccontare i propri. Tutti i pensieri rimanevano sotto una coperta di polvere e le persone avevano la testa gonfia di fantasmi che invano cercavano la loro via, restando inevitabilmente prigionieri. I giorni della settimana sembravano ruvidi come carta vetrata e il cielo era quasi sempre piovoso.

Ma, proprio nella piazza principale della città, c’era un luogo dove si trovava riparo dal mal tempo e da qualsiasi tempesta dell’umore: la pasticceria Zitti.
Tutte quelle delizie esposte l’una accanto all’altra sprigionavano un profumo intenso che prometteva attimi di gioia. La commessa dietro al bancone era sempre gentile e sorrideva ad ogni cliente.

Una schiera sottile di gente affollava la pasticceria Zitti alla domenica. Ognuno comprava il suo bel vassoio di pasticcini e poi tornava a passo svelto verso casa, con l’ansia di scartarlo con tutta la famiglia.
Ogni tanto qualche turista di passaggio, sorpreso da tanta bontà, chiedeva alla commessa: “Chi è l’autore di questi pasticcini buonissimi?”… ed esprimeva il desiderio di conoscere di persona il pasticcere capace di sfornare delizie tanto consolanti.

Allora il signor Zitti faceva capolino dal retrobottega, con il suo grembiule bianco macchiato di cioccolato, e salutava con la mano. Ma tutti rimanevano in imbarazzo davanti a quel saluto.
Il signor Zitti, infatti, non diceva neanche una parola, non ne aveva mai detta una in vita sua e nemmeno era in grado di sentire le parole degli altri.

Lo aveva colpito, da bambino, una malattia che nessun medico poteva curare e per la quale nessun farmacista riusciva ad inventare una medicina. Era cresciuto nel più totale silenzio e non aveva alcuna idea di quale rumore producessero i motori delle automobili o le sirene della polizia o il fruscio del vento tra le foglie.

Trascorreva l’intera giornata nel retrobottega a preparare prelibatezze e poi la sera tornava a casa stanco. Si accasciava tutto solo sulla poltrona, accendeva la pipa e leggeva un libro prima di addormentarsi.
Non riceveva mai visite, perché in quella rumorosa città nessuno apprezzava la sua compagnia. Nessuno voleva incontrare il silenzio.

Il signor Zitti non aveva amici e nemmeno una moglie. Però aveva un segreto. Conosceva un ingrediente speciale e lo usava tutti i giorni per impastare i suoi dolci. Per questo erano così buoni.
Non si trattava di uno zucchero esotico e nemmeno di un cacao sconosciuto o di una cannella d’importazione. No, il signor Zitti mescolava semplicemente un po’ del suo silenzio con la farina e, solo dopo, aggiungeva tutto il resto. Questo era il segreto, il segreto della pasticceria Zitti.

I suoi dolci avevano il potere di lasciare senza parole tutti quelli che li assaggiavano.
Si trattava di pochi minuti, giusto pochi attimi, non di più. Attimi di silenzio. Il segreto del signor Zitti si sprigionava lentamente. Specialmente alla domenica, quando le famiglie rimanevano riunite intorno al tavolo dopo pranzo per scartare i dolci.

La gente allora si esprimeva con i sospiri, con le mani e con gli sguardi. Era l’unico momento in cui le parole si consumavano del tutto e il silenzio iniziava a raccontare. E finalmente le persone riuscivano a capirsi un po’.


Vincitrice del premio: Un roero da favola - unicef- Piemonte - giugno 2009
 



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