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 Anno V n° 9 SETTEMBRE 2009    -   EVENTI


Giornata del Contemporaneo
Imagine - La nuova visione della generazione anni '80
A Vitulano (BN), dal 03 Ottobre 2009 al 31 Gennaio 2010



 

Giulio Zanet, Senza titolo, olio su tela 130x100

Sabato 03 Ottobre, in occasione della V Giornata del Contemporaneo indetta da AMACI, GiaMaArt Studio inaugura alle ore 18.30 la mostra “Imagine – La nuova visione della generazione anni '80”. L'evento, curato da Carolina Lio, presenta il lavoro pittorico di ben dodici giovani artisti attivi sul territorio nazionale ed ovviamente nati negli anni '80.

Tutti i nomi riuniti nel progetto hanno in comune una particolare visione pittorica che li distingue dai tentativi delle generazioni precedenti di ridare identità alla pittura italiana. Infatti, mentre negli ultimi dieci anni si è mantenuta una ricerca eccezionalmente realistica, dal taglio fotografico e dal soggetto ripreso dalla quotidianità, gli artisti italiani che si stanno affacciando nell'ultimissimo periodo si stanno dirigendo verso un nuovo percorso di respiro internazionale.

Questo nuovo tipo di figurazione è più morbida, flessibile, con note irreali e di distorsione che parlano di una visione immaginifica e visionaria. Non descrive una realtà tangibile, quindi, ma trasforma il visibile attraverso un filtro psicologico ed emotivo. Inventa un nuovo tipo di prospettiva dove le proporzioni non sono reali, ma descrivono una scala di valori soggettivi. I colori hanno a che vedere più con un un meccanismo psicanalitico di associazione tra cromatismo e umore che con un'osservazione dal vero. E le forme sono volutamente sbilenche, per lasciare trasparire il giudizio che ne ha chi le sta dipingendo.
Spariscono poi tutti quegli elementi accessori del contesto, che non sono utili ad aggiungere senso al quadro, e spesso sparisce proprio ogni riferimento spazio-temporale per far concentrare la nostra attenzione sull'elemento del sentimento e della emozionalità del soggetto. Questa atmosfera, irreale e rarefatta, costituisce un immaginario fantastico estremamente sensibile, una specie di terra ipnotica di pure percezioni mentali.


 
 

Flavio Montelli, La casa di Mattia, acquerello su carta - 50x70

Imagine - La nuova visione della generazione anni '80
dal 03 Ottobre 2009 al 31 Gennaio 2010
GIAMAART STUDIO ARTE CONTEMPORANEA
via Iadonisi 14, 82038 – Vitulano (BN)

Artisti: Maurizio Cariati, Linda Carrara, Jacopo Casadei, Rudy Cremonini, Marco Demis, Nebojsa Despotovic, Daniele Giunta, Agnese Guido, Flavio Montelli, Elena Monzo Andrea Riga
a cura di Carolina Lio
Catalogo disponibile in galleria, edizioni GiaMaArt, testi del curatore.

Orari: Martedì al Sabato dalle ore 17.00 e alle 20.00 e per appuntamento. Gli orari possono variare, si consiglia di verificare sempre via telefono.
Info:Tel/Fax: 0824.878665 - Cell: 338.9565828
info@giamaartstudio.itwww.giamaartstudio.it

NOTE BIOGRAFICHE E CRITICHE

Maurizio Cariati è nato nel 1983 a Cosenza. Vive e lavora a Milano. La ricerca stilistica, che ha sperimentato e lo ha reso immediatamente riconoscibile, è quella di esteroflettere delle tele grezze in modo da ingigantire dei ritratti. L'esteroflessione non solo rende l'opera tridimensionale e l’avvicina a una concenzione pitto-scultorea, ma crea anche un effetto comico e ironico delle figure che diventano quasi delle caricature. I loro difetti e le loro particolarità, già molto spiccati in una sorta di visione grottesca, sbalzano in avanti diventando i veri protagonisti del lavoro in una galleria di volti di ispirazione felliniana.

Linda Carrara è nata nel 1984 a Bergamo. Vive e lavora a Milano. Il suo mondo è una dimensione domestica, racchiusa all'interno dell'ambiente casa e che comprende i vari gesti di una quotidianità comune, dal dormire al cucinare. Il tutto viene però visto attraverso una sensazione claustrofobica non completamente dichiarata che ingigantisce determinati aspetti e ne nasconde altri. Lo sfondo domestico vero e proprio diventa invisibile, il soggetto umano si trasfigura e vi si muove all'interno con un'espressione sperduta, simile a una follia da isolamento che distorce la visione anche delle situazioni più banali e fa emergere venature violente e psicotiche.

Jacopo Casadei è nato nel 1982 a Cesena, dove vive e lavora. Con una pittura molto sfumata dipinge scenari onirici, dove i soggetti sono spesso difficilmente districabili e riconoscibili a una prima occhiata. Molte volte incompleti o deformati, i personaggi umani si muovono in una ripresa della visione baconiana che li mutila o li sovrappone ad altri elementi naturali o animali. Gli sfondi, non contestuallizabili e privi di elementi realmente definibili come scenografici, formano una dimensione sospesa e galleggiante in un amalgama di sensazioni visive, che ricordano l'esperienza del sonno e il collage emotivo che compiamo attraverso di essa.

 

Rudy Cremonini, Senza titolo, olio su tela 90x90

Rudy Cremonini è nato nel 1981 a Bologna, dove vive e lavora. I suoi sono ritratti ridotti ai minimi termini cromatici. I visi sono formati più che altro da un uso tecnico molto abile delle ombre che vengono tracciate con variazioni di grigio, ricordando a volte l'effetto di vecchie foto in bianco e nero. Tutti i soggetti sono ripresi in primo piano con un’uniformità particolarmente coerente di pose e formati, creando l'effetto di un album fotografico. La maggior parte dei ritratti hanno poi attinenze col mondo religioso e culturale e sono creati sotto la serie chiamata “Harness” (imbrigliare), che traccia una sottile critica verso la sistematizzazione spirituale.

Marco Demis è nato nel 1982 a Milano, dove vive e lavora. Si concentra sul tema dell'infanzia che viene ritratta in modo stilizzato per rappresentare una situazione di spiccata fragilità e isolamento. Gli sfondi monocromi e la mancanza di basi di appoggio fanno sembrare le figure sollevate a mezz'aria e posizionate in una sorta di limbo irreale. I bambini non hanno carne e consistenza, ma solo dei tratti poco più scuri della base, che ne tracciato un perimetro minimale. Sembrano, quindi, più che degli esseri animati, quasi delle bambole dagli occhi spalancati e una ingenuità chiara, limpida, ma anche priva di protezione.

Nebojša Despotović è nato a Belgrado (Serbia) nel 1982. Vive e lavora a Venezia. I suoi personaggi sono dipinti in modo quasi ectoplasmatico, con una pittura liquida che si mescola nello sfondo. Gli elementi rappresentati sono più che altro impronte sfuocate, rarefatte, distorte, come se a essere ripreso fosse un sogno o un ricordo dai colori innaturalmente azzerati e opachi. Le figure hanno una non-carnalità simile a spettri e stanno sospese dentro scenografie grigie e velate, non contestualizzabili, in una temporalità non misurabile, una specie di limbo mentale dentro cui sensazioni e impressioni prendono forma, progressivamente, senza mai diventare del tutto fisiche.

Daniele Giunta è nato nel 1981 ad Arona (Novara). Vive e lavora a Milano. Dipinge per osmosi con inchiostri colorati che si espandono e mescolano su una base di seta intelaiata. Il risultato è un paesaggio che rispecchia le intenzioni figurative dell'artista, ma che, allo stesso tempo, ha una forte componente di imprevedibilità costituita dal lavoro e dall'espansione del colore all'interno delle maglie del tessuto. I colori irreali, spesso cupi, tra cui si dipanano poi sprazzi di luminosità simili ad aurore boreali, costituiscono scenari fiabeschi ed epici senza epoca e animati da vite non fisiche ma spirituali, spettri e creature invisibili che si aggirano come ombre.

Agnese Guido è nata a Copertino (Lecce) nel 1982. Vive e lavora a Milano. Le sue sono visioni di elementi che galleggiano in uno sfondo neutro. Sono soggetti spezzati, mai completamente integri, che sembrano aver perso il vincolo della forza di gravità e galleggiano perdendo le posizioni di senso che li legherebbero uno all'altro. Le sensazioni immediate date dalla sua pittura sono leggerezze a isolamento. La sospensione dei soggetti e la loro indipendenza o solitudine innaturale, simili al processo con cui si innescano i procedimenti onirici, accomunano simboli tra loro slegati e li fanno convivere in atmosfere prive delle leggi fisiche del mondo reale.

Flavio Montelli è nato nel 1984 a Ravenna, dove vive e lavora. Divide la sua produzione tra grandi acquerelli su carta e tele su cui rappresenta scene di vita quotidiana o paesaggi urbani. Non solo negli acquerelli, ma anche negli oli, i suoi colori sono chiari e rendono un effetto di trasparenza, come se la realtà fosse così sottile da potervi intravedere attraverso una natura diversa di tipo emotivo e percettivo. Il senso di leggerezza, ottenuto dal minimalismo, dall'ordine della costruzione formale e dalla luminosità che entra continuamente all'interno delle opere, dà una visione edonistica e rappresenta un’utopistica sensazione di equilibrio e accettazione.

Elena Monzo è nata a Brescia nel 1981. Vive e lavora a Milano. A metà tra dipinti e collage, le sue composizioni sono trasfigurazioni di donne che vivono in un'aurea di santità sessuale, un erotismo mistico, che viene dipinto con un'esagerazione figurativa quasi espressionistica. Nonostante la forte teatralità delle sue protagoniste, il lavoro complessivo risulta pulito e a volte scarnificato, grazie allo sfondo completamente bianco che può occupare anche la maggior parte dello spazio. Come appunto figure religiose, gli elementi femminili gravitano infatti sull'opera con una superiorità che si estende idealmente su tutto lo spazio circostante, facendo sparire ogni altro riferimento.

Andrea Riga è nato nel 1984 a Crotone. Vive e lavora a Milano. Il suo iperrealismo è solo apparente. I soggetti umani sono raffigurati in modo così particolareggiato da innescare un meccanismo di fiducia nello spettatore. Con più attenzione si nota, però, che i suoi personaggi sono intenti in situazioni impossibili, presentano delle piccole sproporzioni che li rendono persino mostruosi ed escoriazioni e altre imperfezioni della pelle, come se in realtà fossero dei mutanti. Queste trasformazioni sono quasi sempre discrete e impercettibili, ma possono diventare invadenti e creare dei veri e propri ibridi tra l'uomo e il regno vegetale.

Giulio Zanet è nato nel 1984 a Torino. Vive e lavora a Milano. Nel suo lavoro la realtà sembra prima impressa sull'opera, per poi essere sciolta e in imminenza di colare via. Questo senso di sfuggevolezza e incompletezza rappresenta il disagio di trovarsi in un confronto continuo con situazioni da fiction, dove esagerazioni, omissioni, deviazioni dei valori e stimoli artificiali rendono confuso e approssimativo ogni tentativo di razionalizzare il mondo. Su tale sfondo caotico si distinguono più nettamente alcuni simboli cardine della società di oggi, come i miti del sesso e dell'apparenza, tracciati però da contorni vuoti che sottolineato il loro essere inconsistenti.

I testi critici e le biografie complete sono disponibili all'interno del catalogo della mostra.



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