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Salite


Di Adriana Libretti


Avrei voluto mandarvi una poesia, però ancora una adatta per il Magazine non l’ho scritta. Dunque, siccome le ore scorrono inesorabili, ho deciso di parlarvi dei sentieri di montagna, in particolare di quelli delle Alpi Valdostane, camminando sui quali ho trascorso buona parte dell’estate.

Giornate di nuvole bianche e cielo blu, per lo più ventose, che invogliano ad andare. Clima quasi perfetto: fresco all’ombra, caldo al sole.
Partiamo ogni mattina con calma, senza svegliarci all’alba: le escursioni non superano mai le tre ore e mezza di percorrenza, non abbiamo voglia di strafare. Zaino leggero sulle spalle, acqua, panini e via. L’inizio è faticoso, la salita ripida. Si suda, ma con sommo piacere.

Nel bosco, i frutti sono maturati in ritardo, quest’anno. A fine agosto cogliamo lamponi e perfino fragole, mentre per i mirtilli c’è ancora da aspettare. Cerco di non parlare per vedere gli animali, ma non sono fortunata come lo scorso anno. Sicuramente incontrarne è più facile se si è da soli.

In due però condividiamo la passione per la pittura e con noi abbiamo anche gli acquerelli. Dipingere insieme, in mezzo alla natura, dà grande soddisfazione. Poco importa se il risultato artistico è scadente, a valere è l’esperienza in sé. Guardandomi attorno mi perdo nelle ombre disegnate dal fogliame illuminato dal sole, ne catturo con lo sguardo una in cui la luce si diverte a tracciare sull’erba una forma palpitante e che sembra proprio un cuore. Per terra trovo anche un piccolo cuore di pietra, che mi metto in tasca. So a chi lo voglio portare.

Durante la discesa, discorsi oziosi. Le ginocchia cominciano a dolere.
Ci si domanda fino a quale età questo gaio scorazzare tra “valli sospese”, come qui vengono poeticamente chiamate, ci sarà concesso. Ma ecco comparirci alle spalle un’anziana di mole assai importante, paonazza in volto. Sosta un momento per riprendersi, così facciamo quattro chiacchiere con lei. La baita in alto, quella con la vista mozzafiato, lassù nello splendido borgo attraversato dal sentiero V doppio, è la sua: ancora riesce a raggiungerla, seppure con estrema lentezza. “Basta accordare il passo al proprio ritmo, non c’è limite d’età”, dice la signora con una punta d’orgoglio, suffragando da autentica montanara la nostra ipotesi.

A me salire piace davvero. Lo dimostra anche lo spettacolo di teatro-cabaret che scrissi anni fa e interpretai insieme ad un’altra attrice allo Zelig di Milano; s’intitolava, per l’appunto, “Salite”. Al grido di “Più salgo più valgo!” ironizzavamo sul libidinoso “Corpo degli alpini”; squinternate Heidi perennemente innamorate ci avventuravamo sul saliscendi del desiderio, scandagliavamo il vertiginoso abisso dei sentimenti e intonavamo a due voci, con il cuore infranto, i più sconsolati canti montanari.

Mi chiedo, ora: nemmeno per i picchi dell’amore esiste limite d’età?
Sarò codarda, ma quasi quasi io mi auguro di sì.


Opera grafica di Angelo Ruta, www.angeloruta.com

Argomenti:   #racconto



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