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 Anno V n° 10 OTTOBRE 2009    -   PRIMA PAGINA


Anche per lo sport si può dire
Meno male che dio creò la donna
... ma lo sport più praticato sembra essere quello del doping
Di Silvano Filippini



Se non fosse per le donne, lo sport italiano d’alto livello quest’anno sarebbe veramente in ribasso.
Dopo il flop dei campionati mondiali di atletica che hanno segnato il passo in entrambi i sessi, negli altri sport soltanto in campo femminile abbiamo ottenuto risultati di rilievo. Dopo le ottime prestazioni della Pellegrini nel nuoto, già citate in un precedente articolo, il podio più recente spetta, senza ombra di dubbio, alle ragazze della pallavolo che hanno appena portato a casa il titolo europeo, surclassando tutte le avversarie con il 3-0, o il 3-1 negli incontri più combattuti.
Anche nei campionati mondiali di ciclismo i maschi hanno deluso (un misero ottavo posto di Cuneo), mentre le femmine hanno brillato con ben due rappresentanti sul podio: oro alla Guderzo e bronzo alla Cantele, che ha ottenuto anche l’argento nella gara a cronometro. Recentissima la conquista dell’oro da parte della squadra femminile di fioretto ai mondiali di scherma, questa volta imitata da quella maschile, unico alloro prestigioso dell’anno ottenuto dagli uomini.

In compenso, lo “sport” in cui brilliamo maggiormente è quello del doping, in tutte le sue versioni!
Innanzitutto quello medicinale, dove proprio i ciclisti italiani stanno facendo di tutto per far perdere credibilità al loro movimento con il risultato di allontanare gli aficionados e gli sponsor.
Ma anche gli altri sport non sono esenti: si passa dagli anabolizzanti per le discipline di velocità e potenza, all’eritropoietina e alle versioni più recenti (cera) per gli sport di resistenza, agli stimolanti (per migliorare la reattività) o ai betabloccanti per eliminare il tremore negli sport di precisione (tiro).
Per non parlare dei coktail di medicinali che vengono assunti nel tentativo di non farsi scoprire; infatti le sostanze proibite, assunte in piccole dosi, vengono rilevate dall’antidoping con maggior difficoltà.
Del resto i controlli sono più restrittivi in alcune nazioni (Italia) e più blandi in altre, per cui la sicurezza di “beccare” gli imbroglioni varia molto da zona a zona. Oltretutto, i sistemi di analisi vengono modificati nel tempo nel tentativo di inseguire i maghi del doping che vanno alla costante ricerca di medicinali sempre diversi per eludere i controlli. Ad esempio, solo dopo le olimpiadi di Pechino sono state introdotte le analisi del sangue (oltre a quelle delle urine) che hanno consentito di ripetere i controlli e smascherare alcuni imbroglioni che l’avevano fatta franca, annullando le loro medaglie.
In questo campo i maschi “pizzicati” sono in netta maggioranza, anche se le donne non risultano del tutto esenti.

Il doping tarocca i bilanci, facendoli apparire in regola anche se ampiamente in rosso, Ciò determina la via privilegiata verso la bancarotta che, prima o poi, sopraggiunge e causa la retrocessione nelle serie minori o la cancellazione della società.
Per non parlare dei calciatori “fantasma”, ceduti da una società all’altra (complici) a prezzi strabilianti per elevare il capitale giocatori, atto a garantire i bilanci nettamente negativi. Se la contabilità fosse in regola, non si potrebbe disporre di capitali per acquistare giocatori e pagare gli stipendi faraonici, pena l’esclusione dal campionato. E allora si ricorre sistematicamente al sotterfugio contabile che consente di avvantaggiarsi sugli altri club “onesti”. Ciò determina spesso il mancato pagamento degli stipendi ai cosi detti comprimari, che hanno fatto dello sport la loro professione.

Il doping messo in atto dalle federazioni nazionali pur di avere atleti in grado di giungere a medaglia. Negli ultimi cinquant’anni si è visto di tutto: dalle falsificazioni delle date di nascita, per consentire ad atleti non più juniores di gareggiare nei campionati mondiali ed europei giovanili, alle modifiche delle cartelle clini, che per mascherare l’uso del doping sistematico. L’ultimo episodio di doping di stato (dopo il lungo periodo nero dei paesi dell’est che trasformavano sistematicamente le femmine in maschi attraverso l’uso del testosterone) è stato messo in atto dal Sudafrica che, nonostante fosse a conoscenza dell’ermafroditismo della loro diciottenne ottocentista, vincitrice ai recenti mondiali, ha spudoratamente negato la presenza di entrambi gli organi genitali nell’atleta e, quindi, dell’alta percentuale di testosterone che favorisce le prestazioni sportive, avvicinandole a quelle dei maschi. Sottoposta ad approfondite visite ed analisi, l’imbroglio è emerso lampante per cui si attendono provvedimenti nei confronti della federazione sudafricana.

Il doping psicologico è messo in atto da falsi agenti che illudono migliaia di giovanissimi africani sulle loro qualità calcistiche pur di portarli via alle loro famiglie e cederli alle società europee, guadagnando sulla pelle di ignari bambini che, il più delle volte, vengono abbandonati al loro destino in paesi sconosciuti e senza soldi. Infatti soltanto il 25% dei trasferimenti internazionali è gestito da agenti autorizzati FIFA; il resto è in mano ad autentici trafficanti di schiavi. Si è pure pensato di impedire tutti i trasferimenti degli under 18, ma i trafficanti potrebbero continuare a portarli in Europa, passando attraverso club minori difficilmente controllabili, per poi trasferirli ufficialmente al compimento della maggiore età. Anche questo exploit poco invidiabile, per ora, è a completo appannaggio del sesso maschile. Del resto il sistema funziona semplicemente perché nessuna famiglia africana (più o meno indigente) è in grado di rifiutare 10.000 € e la promessa che il figlio diventerà una star del calcio europeo.



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