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 Anno V n° 12 DICEMBRE 2009    -   PRIMA PAGINA


Dove va lo Sport?
Senza scandalo… non sei nessuno!
Dalla pallacanestro al ciclismo per arrivare ancora al calcio si vede come il “dio denaro” sia un motore potente
Di Silvano Filippini



I nostri personaggi politici non crederanno di essere gli unici privilegiati: in Italia uno scandalo non si nega a nessuno! Anche in campo sportivo.
In caso contrario si rischia di restare nell’anonimato…

Ogni settimana si legge di qualche fatto scandaloso che, a turno, coinvolge quasi tutte le attività sportive, al punto che corriamo il pericolo di assuefarci al dilagare del malcostume. Del resto anche lo sport viene “contaminato” da una società sempre più malata nella quale i valori vengono sempre troppo spesso messi da parte per far posto alla sopraffazione, all’imbroglio, al successo ad ogni costo.
Il tutto esclusivamente in funzione del “dio denaro” che sta sostituendo ben altri Dei nella fede degli italiani. Nei nostri appuntamenti mensili avevo già, più volte, evidenziato il malcostume dilagante del doping, ogni tipo di doping.
Or bene, queste ultime settimane sono risultate particolarmente prolifiche per altri tipi di scandali.

La notizia più clamorosa riguarda la F.I.P. (federazione italiana pallacanestro) che, dopo aver annullato (nell’anno precedente) l’intero consiglio direttivo (dimissionario per divergenze insanabili con la Lega), aveva iniziato un nuovo corso in cui il rinnovamento era stato affidato all’arcinoto ex atleta Dino Meneghin, attuale presidente.
Il fatto più clamoroso non è certamente il recente licenziamento del CT della nazionale Carlo Recalcati (con cui ho avuto il piacere e l’onore di collaborare in serie A all’inizio della sua carriera). Infatti il contratto era ormai in scadenza e le voci di un suo avvicendamento correvano da tempo, anche per via delle mancate qualificazioni alle ultime olimpiadi e ai recenti europei, dopo i fasti di Atene.

Si tratta, purtroppo, di un vecchio scandalo (2008) che aveva coinvolto alcuni arbitri e dirigenti delle serie minori, troppo avvezzi a farsi… reciproche cortesie!
In occasione dei play-out di serie C gli investigatori avevano intercettato alcune telefonate compromettenti tra l’ex presidente del comitato arbitri e il figlio, designato per la finale incriminata in cui è stata, volutamente, favorita la squadra di casa (Cecina) ai danni del Montevarchi (retrocesso). Lo stesso designatore è stato pizzicato in un colloquio con quello di serie B, durante il quale invita il collega a designare due specifici arbitri, ammanicati con il Porto Empedocle. Fatto sta che la squadra ospite (Messina) si è lamentata per l’eccessivo numero di falli- contro che hanno spianato la via verso la vittoria dei padroni di casa. Ma ciò che appare più assurdo è il fatto che i “vantaggi” ottenuti dagli arbitri in questione non sono certamente di tipo economico, ma si limitano ad inviti a cena dopo le partite in questione: svenduti per un po’ di pesce!
La querelle è finita in tribunale con la procura di Reggio Calabria che nella primavera di quest’anno ha emesso 41 avvisi di conclusione delle indagini. Così anche la giustizia sportiva è stata costretta a mettersi in moto (a luglio) e ha emesso 27 condanne, tra cui la radiazione dell’ex designatore e una serie di squalifiche per dirigenti ed altri commissari o arbitri. Anche se il capitolo non sembra essere ancora giunto alla fine. Infatti il tutto era stato messo a tacere fino a quando il quotidiano “Calabria Ora” ha deciso di pubblicare le intercettazioni.
< Fatto sta che cinque di quegli arbitri coinvolti sono tutt’ora in attività e il designatore incriminato non è stato giudicato, perché si è dimesso prima dell’inizio dell’inchiesta. Così l’inchiesta penale è a un bivio: rinviare a giudizio per associazione a delinquere finalizzata all’abuso d’ufficio e alla frode sportiva, oppure archiviare?
Per ciò che concerne l’inchiesta della FIP non è ancora dato sapere se verrà tirata fuori dagli archivi. E pensare che il neo presidente della federazione avrebbe potuto cavalcare lo scandalo (denunciandolo a suo tempo) per far capire che con lui il sistema sarebbe cambiato, dando così vita ad un nuovo corso privo di quelle nubi che, per troppi anni, hanno oscurato il cielo federale.

Non penserete che ci sia solo questa macchia! Anche il ciclismo ha pensato bene di confermare la pessima abitudine dei professionisti dello sport: quella di eludere il fisco, trasferendo (fittiziamente) la propria residenza all’estero. L’ultimo pizzicato della serie è Bettini, ex iridato ai mondiali di Stoccarda del 2007. Si tratta di un’evasione di 11 milioni che comporterebbe un versamento al fisco di 4 milioni. Sempre che non gli facciano lo sconto come a Valentino Rossi!
Purtroppo in Italia i furbi hanno sempre da guadagnare (vedi scudo fiscale). E’ vero che lo Stato preferisce ricevere meno soldi, ma sicuri; tuttavia sul piano morale lo sconto risulta scandaloso, soprattutto per gli onesti cittadini che hanno sempre pagato sino all’ultimo centesimo e, per questo, fanno fatica a tirare avanti.

Dulcis in fundo (si fa per dire) non poteva mancare una chicca sull’infinito scandalo di calciopoli. Sono emerse pressioni da parte dei dirigenti dell’Inter sul guardalinee che arbitrò la partita Inter-Venezia del lontano 2001-02. Secondo i dirigenti, Rosario Coppola avrebbe dovuto scrivere nel referto che Cordoba non aveva dato un cazzotto all’arbitro, bensì avesse tentato di divincolarsi colpendo accidentalmente il direttore di gara. Il tutto per evitare la squalifica del giocatore. Secondo me un dirigente sportivo ineccepibile dovrebbe essere d’esempio. Oltre a non tentare di influenzare la giustizia sportiva (è immorale), dovrebbe compiere un ulteriore passo significativo: togliere giornate di stipendio pari a quelle della squalifica, più un ulteriore ammenda per danno d’immagine alla squadra. Esattamente come si verifica nel campionato professionistico della NBA negli Stati Uniti.

Scusate, dimenticavo che siamo in Italia…



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