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Avatar


Di Daniela Losini


Dopo una lavorazione lunghissima, una gestazione che ha fatto lievitare i costi in modo esponenziale - ma la Fox è già ampiamente rientrata - un battage di curiosità, aspettativa, chiacchiericci da dietro le quinte, come è successo in pochi altri casi, e dopo le polemiche per la data di uscita, arriva in Italia Avatar, l'ultimo colosso cinematografico (è il caso di definirlo così) di James Cameron. Liquidiamo subito le premesse per dovere di cronaca e concentriamoci sul film. Un grande film.

La storia è semplice, ma non banale come i critici improvvisati, i parrucconi conclamati e i detrattori di professione, vogliono farci credere: c'è un mondo originale, primitivo e allo stesso tempo ben connotato (fauna, flora, tradizioni, suggestioni) che risponde al nome di Pandora e gli umani, avidi spaccatutto appoggiati dall'esercito, bramano il minerale nascosto sotto al Grande Albero, luogo nel quale i Na'Vi, gli splendidi abitanti, si sono insediati.

Creature blu, altissime e dinoccolate, con grandi occhi gialli felini e la pelle zebrata. Indigeni fieri e rispettosi dell'equilibrio del proprio ambiente e in grado di connettersi – letteralmente – con il proprio mondo. Stabiliscono legami e li spezzano altrettanto brutalmente. Questo fanno tutte le creature di Pandora. Non siamo ai livelli oscuri, profondi e inquietanti di Cronenbergh ai tempi di ExistenZ, ma siamo nei dintorni della parte più animale e primitiva del fatto stesso di essere al mondo e di radicarla in un contesto futuristico, alternativo, dove la connessione è tutto.

Un gruppo di scienziati, capeggiati dall'incredibile Sigourney Weaver, perfetta per una parte del genere, cerca di comprendere la popolazione aliena e i suoi costumi. Lo fa creando in laboratorio gli "avatar" da inserire nel loro habitat. Il marine paraplegico Jake Sully, alias Sam Worthington (Terminator Salvation), si ritrova così intrufolato in un luogo meraviglioso e ostile allo stesso tempo. Il tramite è Neytiri (Zoe Saldana, che non vedremo mai, ma la sua controparte in digitale certo non sfigura) e così ha inizio il contatto con i due mondi.

Affascinante, rumoroso, coinvolgente, a tratti commovente, Avatar ha un valore indubbio nel creare un mondo, dare un punto di vista, essere quello che potremmo definire, con grande rispetto e apprezzamento, un blockbuster, uno spazzatutto, qualcosa col quale la cinematografia, si dovrà misurare per forza.

Non tutto è perfezione, nessuna storia è perfetta: si può rimanere completamente alieni di fronte a cotanta voluttà immaginifica e espressione tecnologica, perfino irriderla e evitarla. Ci si può accanire sulla colonna sonora, grande punto debole, ma Avatar è qualcosa che non è mai esistito prima e, come lo fu per Matrix, mette un punto. Mette più punti.

A proposito di effetti speciali, l'unica vera invenzione è la Reality Camera System, macchina da presa approntata da Cameron in collaborazione col fido direttore della fotografia Vince Pace, e in grado di riprendere direttamente a 3 dimensioni; per il resto grande uso, finalmente intelligente e funzionale, di motion capture (gli attori in carne ossa vengono coperti di sensori), nonché di computer grafica quasi perfetta e realistica.

Spazzate via pregiudizi, snobismi inutili e arrendetevi ad Avatar: la resistenza è inutile.*

*da Star Trek


GIUDIZIO GENERALE ****
RITMO ***
IMPEGNO ***
COINVOLGIMENTO ****
Legenda : * scadente ** sufficiente *** discreto **** buono ***** ottimo

Argomenti:   #cinema ,        #film ,        #recensione



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