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 Anno VI n° 4 APRILE 2010    -   FATTI & OPINIONI



Giulio Tremonti e il federalismo fiscale
Ma gli industriali a Parma chiedono molto di più e Bonanni concorda sul federalismo fiscale
Di Giacomo Nigro


Per una volta il "pollaio televisivo" di Santoro (Annozero) è stato meno starnazzante del solito, sempre ammesso che si tratti di un pollaio naturalmente. Si parla della puntata in cui il centro dell'attenzione è stato il nostro ministro dell'Economia Giulio Tremonti.

Meno impacciato del solito, anzi pronto alla battuta di spirito, ci ha spiegato la sua versione della riforma delle riforme necessarie all'Italia: quella fiscale. Naturalmente si tratta del "federalismo fiscale" che, a quanto pare, piace a tutti i politici italiani sia di governo che di opposizione.

Per attuare il federalismo fiscale, secondo Tremonti, occorreranno molto meno di 10 anni: “Questo Paese è due volte diviso, noi vogliamo tenerlo unito e il federalismo fiscale serve anche questo. Il centro nord è tra le regioni più ricche d'Europa, il Sud no, anzi sta andando indietro. Il secondo aspetto è che gli italiani sono più ricchi dell'Italia, l'evasione fiscale è enorme. Molti italiani stanno meglio di quello che dichiarano al fisco”.

Naturalmente secondo Tremonti, “il federalismo o è fiscale o non è quello fatto dalla sinistra nel 2001 che ha dato alle Regioni un enorme potere di spesa senza un vero potere di presa, ha alimentato la spesa in un modo dissennato. E' stato un errore far partire la competenza di spesa senza parallelamente far partire i poteri di presa. L'Italia è l'unico paese europeo che ha una finanza statale e una spesa che è in gran parte locale. Se hai il federalismo fiscale, hai due effetti: primo, moralizzi la spesa pubblica e la rendi più efficiente. Secondo, se sei in questo meccanismo come comune, provincia, regione, hai l'interesse a ridurre l'evasione fiscale. Con otto milioni di partite IVA non bastano infatti solo gli uffici centrali e statali, servono anche il pilastro locale e dei comuni che meglio conoscono la realtà economica. Noi vorremmo interrompere il meccanismo di corruzione e irresponsabilità e immoralità causate da potere di spesa senza avere la responsabilità fiscale”.

Intanto a Parma si è tenuto un convegno, che ha riunito seimila imprenditori, dal significativo titolo "Libertà e benessere" che si è chiuso con uno speranzoso "ce la possiamo fare" da parte della Presidente di Confindustria.

Proprio fra libertà e benessere è posizionata la riforma fiscale; il mondo dell'impresa è infatti preoccupato di un'Italia il cui PIL pro capite dal 2000 al 2009 è arretrato del 4,1%, dato che, senza misure di reazione appropriate, rischia di restare molto a lungo ben al di sotto della media UE. Servono tagli alla spesa pubblica improduttiva, infrastrutture materiali e immateriali, l'abbattimento dei monopoli superstiti per ridurne costi e parassitismi, l'aumento della caratura dell'istruzione, gli investimenti in ricerca e sviluppo. Solo così la crisi, finora solo finanziaria, non diventerà anche crisi sociale nella seconda parte dell'anno, quando il contraccolpo sull'occupazione sarà più violento.

Il federalismo potrà diventare, secondo gli industriali, parte della soluzione del problema fiscale. Nel passaggio dalle imposte personali dell'idealismo a quelle prosaiche più adatte al consumismo non si potrà dimenticare la rimodulazione della spesa sanitaria, unica via per ridurre l'Irap, l'imposta odiosa tanto alle imprese quanto al sindacato, perché colpisce sciaguratamente il costo del lavoro. Del resto, “si deve correggere un sistema dove oggi i poveri delle regioni ricche pagano per i ricchi (e ladri) delle regioni povere” come dice Tremonti.

Da parte Sindacale Bonanni ha dichiarato: “Siamo stufi di essere servi della gleba di un sistema feudale come quello italiano, bancomat delle regioni, dello Stato e adesso anche della Provincia. C'è un problema di tasse eccessive in cambio di disservizi molto ampi, occorre un patto tra datori di lavoro e lavoratori per dire alla classica politica italiana che i soldi si trovano attraverso una maggiore efficienza, meno poltrone e la riduzione degli stipendi.

Allora, visto che sembrano veramente tutti d'accordo sul federalismo fiscale, non resta che attendere i passi che il governo compirà per attuarlo, passi che dovranno essere, per forza di cose, graduali e prudenti, visto che al sud attendono questa riforma col fucile spianato. Essenziali saranno, infatti, i correttivi che il governo predisporrà per il riequilibrio finanziario di regioni più povere sia in assoluto che di gettito fiscale, a causa principalmente dell'economia sommersa e in nero. Se si sbaglia è pronta la nascita di una lega sud che, contrapposta alla già esistente Lega Nord, metterebbe in seria difficoltà il nostro patto nazionale.



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