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Racconto familiare

Valentina


Di Lucia Volpi

Valentina, la mia nipotina, è proprio pestifera; non assomiglia a suo padre e nemmeno a sua madre, che sono di una tranquillità incredibile.

Se avessi qualche anno in meno, una sculacciata ogni tanto gliela darei. Eppure la mia Valentina è l’unica che passa a salutarmi il mattino prima di andare a scuola e la sera prima di andare a dormire. A volte, quando sono a letto, penso alle sue birichinate che, se al momento mi fanno arrabbiare, dopo un po’ trovo ridicole e spassose.

L’ultima che ha combinato e che, conoscendo il tipo, non rimarrà ultima, risale alla settimana scorsa. Ora ve la racconto, ma… non vi ho ancora detto che abito sul lago di Varese. Il mio lago non ha grandi montagne intorno ma non è meno bello degli altri, anzi ha caratteristiche particolari e una piccola oasi, l’Isolino Virginia, che è un vero museo naturale e archeologico, pensate che c’è una proposta per inserirlo nel patrimonio dell’Unesco .

Adesso vi racconto cosa ha combinato quella birba di una bambina. Domenica scorsa era una bellissima giornata di fine aprile, a mia figlia è venuta l’idea di andare a farei un giretto e mi ha chiesto se andavo anch’io. Gli ho detto di si, perché esco poco e cerco di non perdere le occasioni che mi capitano.

Quando siamo saliti sul battello mi sono sentita rinascere. gli alberi erano in fiore e il sole si specchiava nel lago, c’erano certi colori che sembrava di essere in una fiaba.

Il battello era quasi vuoto e in cinque minuti ci siamo trovati davanti all’isolino. Prima di scendere il traghettatore ci ha raccomandato di essere puntuali perché la corsa successiva sarebbe stata l’ultima.

Scesi a terra, mio genero che è un appassionato di certe cose si è messo a scattare foto perché l’isola è un rifugio per gli animali acquatici e la natura è selvatica come 6000 anni fa, quando era abitata dai palafitticoli, ci sono grandi alberi con le radici nell’acqua, canneti e rami bassi che sfiorano il lago, immobile come uno specchio nel quale si riflettono il cielo e le colline circostanti.

Vi sorprende la mia cultura? Voi non lo sapevate che sul lago di Varese e in particolare sull’isolino ci sono, sotto il livello del lago, i resti delle palafitte? Beh, se andate lì, nella villa dei Ponti, che adesso è un museo, vedrete i sassi e i resti dei vasi che hanno trovato. Mio genero dice che i sassi sono punte di frecce e altre cose che usavano a quel tempo, ma per me sono solo sassi!

La giornata era tiepida, il posto sembrava incantato e mio genero, dopo averci fatto visitare il museo e il calco delle palafitte si è di colpo disincantato… non c’era più la Valentina!

Allarmati ci siamo messi a cercarla e l’abbiamo trovata tranquilla sull’altro lato del parco, in riva al lago. Aveva i capelli sciolti, sembrava immersa in una favola, parlava con le anatre e le trattava come fossero le sue bambole.

Alla nostra vista si scosse di colpo e, toccandosi la testa, ci disse che aveva perso il fiocco dei capelli.
L’abbiamo cercato a destra e a manca, ma del fiocco nessuna traccia. L’abbiamo rimproverata, si era fatto tardi e per lei stavamo rischiando di perdere il battello, ma Valentina, irremovibile, voleva il suo fiocco; a nulla è servita la promessa di ricompraglielo nuovo al mercato. Sapevamo che difficilmente l’avremmo trovato, il fiocco era verde e l’erba era già alta. In quel mentre un rumore sulla riva opposta ci ha distolti... era il battello che se ne andava lasciandoci soli sull’isola.
Per fortuna in questa piccolissima isola c’è anche un piccolo ristorante ben organizzato, il gestore ha il numero di cellulare del battelliere e lo può chiamare in caso di emergenza. Infatti dopo un quarto d’ora il battello è tornato e ci ha portato a riva.

Sono già le dieci di sera, domani mi devo alzare per preparare la colazione alla bimba e accompagnarla alla fermata del pullman, perché mia figlia lavora. Poi prenderò la corriera, vadrò al mercato di Gavirate, dove c’è una bancarella nella quale vendono tutto a 1 euro e spero di trovare un fiocco verde per accontentare la mia Valentina.

A mia figlia non dirò il prezzo, lei e suo marito lavorano, non si rendono conto delle rinunce che devo fare per vivere con 500 euro al mese.

Sento mia figlia che grida con la bambina, scusatemi, ma scendo a vedere, chissà cos’altro ha combinato quel terremoto di mia nipote!

Argomenti:   #racconto



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