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 Anno VI n° 12 DICEMBRE 2010    -   IL MONDO - cronaca dei nostri tempi


Siamo tutti dipendenti?
Le nuove dipendenze
I vizi, che creano dipendenza, minano la nostra vita: gioco d’azzardo, videogiochi e sesso
Di Silvano Filippini


Non bastavano i danni provocati dalle sostanze chimiche tradizionali, ora la dipendenza nasce pure dai comportamenti sbagliati nei confronti di attività che in persone “normali” non generano alcun pericolo.
Se da molti secoli il gioco d’azzardo ha alimentato la schiera dei dipendenti ossessivo compulsivi incapaci di allontanarsi dai tavoli da gioco, l’attuale tecnologia ha aperto nuove frontiere pericolose, trasformando ogni gioco dal vivo oppure, on-line, in una potenziale “malattia”.

Tra gli adolescenti si fa sempre più strada la mania della play station in cui si tuffano già nel periodo della scuola primaria. Ma quel che preoccupa maggiormente sono i casi di dipendenza a giochi che, oltretutto, comprendono quasi sempre atti di violenza sino alla distruzione dell’avversario: i così detti wargames, che dovrebbero essere destinati agli adulti in possesso di un maggior senso critico.

Siccome in tutti questi giochi si inizia con un livello basso, accessibile a tutti, e si sale di livello man mano che se ne apprendono i meccanismi, il giocatore viene sempre più coinvolto nel tentativo di migliorare la propria performance.
I soggetti più a rischio di tali dipendenze sono i figli di genitori che lavorano e che possono disporre di gran parte della giornata senza alcun controllo.
Si arriva al punto di giocare anche di notte rubando le ore al sonno che, in tale fascia d’età, è assai importante. Risultato: soggetti giovanissimi, facilmente plagiabili, vengono coinvolti in un mondo virtuale che tende ad estraniarli dalla realtà. Per fortuna c’è il sabato e la domenica in cui torna il controllo dei genitori e allora ci si può disintossicare; sempre che mamma e papà vogliano vigilare! Altrimenti si può giungere a casi estremi (non così rari) come quello di quel tredicenne “drogato” di play che odiava i genitori che gli impedivano di giocare. Non solo, era arrivato ad uno stadio tale di dipendenza che non era più gestibile: mamma e papà furono costretti a chiamare i carabinieri!

In questa categoria rientrano pure gli ossessionati dalle slot machine e qui non ci sono limiti d’età. Si tratta di gente normalissima che inizia per curiosità o per passatempo e finisce per diventare dipendente dalle “macchinette” o dai video poker, che si possono giocare anche via internet. Così come i classici giochi d’azzardo, a cui si accede da casa collegandosi con i numerosissimi Casinò che propongono vincite favolose e offrono bonus gratuiti di partenza per indurre a partecipare. E una volta entrati nell’ingranaggio non se ne esce: più tu perdi, più loro ingrassano! Ad un certo punto non è più neppure il denaro il motore della dipendenza: è l’adrenalina accumulata nella speranza di vincere e rifarsi che induce a giocare in continuazione.

Sono molti coloro che hanno dilapidato tutti i risparmi della famiglia e c’è persino chi, non avendo più nulla da investire, ha ipotecato la casa che poi ha perso, non potendo far fronte ai debiti accumulati.
D’altra parte le italiche statistiche denunciano che almeno 700.000 italiani giocano in modo compulsivo: lotterie, scommesse, slot machine, gratta e vinci, videopoker, internet. Nel 2009 sono stati giocati 54 miliardi di euro (quasi il 4% del PIL) e nel 2010 si registra già un aumento del 15% di giocatori.
Purtroppo la statistica non tiene conto di tutto il sommerso che in questo campo è molto vasto e fa prosperare la malavita organizzata.

Da recenti indagini sffettuate in provincia di Milano risulta un netto aumento di donne sull’orlo di una crisi da gioco. Infatti sono triplicate le adesioni femminili tanto che in sala Bingo troviamo ben sette donne ogni dieci giocatori. Così, di pari passo, aumentano le richieste di aiuto alle associazioni di Giocatori anonimi: per quest’anno hanno già superato il milione di interventi.
Ma la maggior preoccupazione è legata al fatto che molti ragazzini finiscono nel “giro” attirati dal fatto che le macchinette sono ormai ovunque e bastano pochi spiccioli per cominciare. Poi finisci per investire sempre di più, al punto da chiedere prestiti all’amico più fortunato o sei costretto a rubare per far fronte allo stimolo compulsivo. Anche questo tipo di dipendenza tende ad estraniare dalla realtà: non ti interessa più niente e, nei casi più eclatanti, pensi pure di farla finita. E’ come trovarsi nel deserto assetato e vedere il miraggio di un’oasi che non c’è. Alla fine incombi nel tentativo di raggiungerla!

A dimostrazione che qualsiasi attività umana è potenzialmente pericolosa ai fini della dipendenza (qualora il soggetto ne venga assorbito totalmente), persino l’attività sessuale e i suoi dintorni possono generare una sindrome di dipendenza.
Si comincia da ragazzini, magari con il sesso virtuale attraverso i cellulari, e si finisce in una ricerca frenetica di novità che possano stimolare la produzione di adrenalina e di testosterone. Ad esempio una ragazzina (13 anni) di Udine (ma non è l’unica) si fotografava nuda con il telefonino e inviava mms a luci rosse ai compagni di scuola in cambio di una ricarica telefonica. I carabinieri se ne sono accorti e hanno perquisito le case di 34 ragazzi, sequestrando numerosi cellulari e hanno accusato gli adolescenti di produzione e detenzione di materiale pedopornografico.

E’ evidente che qualcosa non funziona se già nella scuola media inferiore il corpo femminile diventa una merce da scambiare. A cominciare dai genitori che dovrebbero dare la giusta impostazione e non lasciarsi sopraffare, soddisfacendo tutte le loro richieste.
Di sicuro i media, che evidenziano scandali a ripetizione legati a divette minorenni ed escort che si concedono ad uomini d’affari e politici in cambio di compensi, aiuti o qualche comparsata in TV, non favoriscono la costruzione di una personalità equilibrata degli adolescenti, facilmente plagiabili da simili comportamenti amorali e al di fuori dalle regole della sana convivenza civile. Persino in fascia protetta capita di assistere a programmi (su ogni canale TV) in cui i protagonisti finiscono regolarmente “a letto”!

Non sono più rari i casi in cui giovani stupratori seriali, colti sul fatto, hanno confessato di non riuscire più a resistere allo stimolo ossessivo del sesso che li ha devastati in una escalation perversiva. E sono stati affidati allo psicologo.
Da adulti le difficoltà di relazioni con il prossimo (che spesso sono alla base di queste parafilie atipiche) possono persino sfociare in atteggiamenti sessuali nei confronti degli oggetti: il soggetto si distrae, sostituendo l’oggetto del desiderio con uno simbolico, sia a livello di fantasia, sia nell’atto pratico.

Sotto accusa anche il rapporto genitori-figli: non si aiutano certamente i figli cedendo ad ogni richiesta, difendendoli nonostante l’evidenza contraria dei fatti, stravedendo per ogni loro banale performance.

Sarebbe sufficiente un minimo di buonsenso (come dice lo psichiatra Paolo Crepet) per evitare di far uscire di notte un figlio adolescente, a costo di andare contro corrente, cioè contro le insane abitudini concesse dai genitori degli “altri”. Potremmo evitare di stupirci se frequenta cattive compagnie o se fa uso di alcol, fumo, sostanze stupefacenti. Se ognuno si concentrasse sulla onorevolissima battaglia personale per il controllo dell’operato dei figli, anziché fidarsi delle loro bugie, sarebbero molti di più i giovani “salvati”! E domani saranno i primi a ringraziarvi perché è sicuramente meglio prevenire che curare!



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