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 Anno VII n° 1 GENNAIO 2011    -   PRIMA PAGINA



Tunisia: La fuga di Ben Ali
Quanto la situazione tunisina, creata da Ben Ali, ricorda quello che viviamo in Italia
Di Giacomo Nigro


Il Presidente tunisino Ben Ali si è deciso a lasciare la Tunisia, si è rifugiato in Arabia Saudita. Nel frattempo il suo Paese ha vissuto ore drammatiche; dopo gli scontri tra polizia e manifestanti davanti al ministero dell'Interno pacificamente assediato dalla gente che chiedeva al presidente di andarsene, nell'intero Paese veniva decretato lo stato d'emergenza.

A Tunisi intanto il potere, come annunciato in un breve comunicato alla tv, è stato assunto da un direttorio di sei persone, con la carica di presidente ad interim affidata al primo ministro, Mohammed Ghannouchi: una decisione, ha detto Ghannouchi, dettata dalla Costituzione, vista la "temporanea impossibilità" del presidente di svolgere il proprio mandato. Resterà in carica fino alle elezioni anticipate, che dovrebbero tenersi tra sei mesi, e si è impegnato al rispetto della Costituzione nello svolgere le funzioni presidenziali. "Mi rivolgo a tutte le sensibilità politiche e sociali del Paese ad unirsi attorno allo spirito della patria", ha detto Ghannouchi durante il suo annuncio, che costituisce sostanzialmente l'unica informazione che appare nei notiziari della tv di Stato. Ben Ali, poco prima di fuggire, aveva destituito il governo e promesso le elezioni.

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama si è espresso richiedendo libere elezioni oltre al rispetto dei diritti umani. Egli ha condannato qualsiasi violenza, riconoscendo la dignità e il coraggio del popolo tunisino: ''Chiedo con urgenza a tutte le parti di mantenere la calma ed evitare la violenza e chiedo al governo tunisino di rispettare i diritti umani, di indire elezioni libere e corrette.'', così ha dichiarato alla stampa.

Nel frattempo, la Tunisia è sotto coprifuoco e stato d'emergenza, vietati gli assembramenti di più di tre persone e licenza per l'esercito e la polizia di sparare su tutti i sospetti e coloro che rifiutano di rispettare gli ordini intimati. L'esercito tunisino ha preso il controllo dell'aeroporto di Tunisi ed è stato chiuso lo spazio aereo e anche quello marittimo.

Non resta che aspettare l'evoluzione della situazione, ma una riflessione sui fatti occorre comunque farla. I tunisini dovrebbero essere gli africani del nord, ma se li considerassimo come italiani del sud sarebbe sbagliato? Chi viaggia, e in Tunisia ci è stato, avrà constatato che sopratutto la capitale e la non piccola fascia costiera, somigliano molto a una ridente propaggine della nostra penisola. Gli abitanti non sono di certo assimilabili ai magrebini, che siamo abituati a vedere nelle nostre città ai semafori o sulle spiagge d'estate.

Essi ci assomigliano molto, anche nello stile di vita; forse occorrerebbe valutare quella situazione anche in prospettiva italiana, se la crisi continuerà e, soprattutto, se continuerà ad essere affrontata con la leggerezza del nostro governo, troppo spesso concentrato sugli interessi della classe arricchitasi con il liberismo berlusconiano.



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