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 Anno VII n° 6 GIUGNO 2011    -   FATTI & OPINIONI


L'ISTAT ha pubblicato gli indici dei prezzi di maggio
Situazione pericolosa: l'inflazione cresce malgrado la domanda interna sia debole
L'inflazione al 2,6% è troppo elevata per il nostro paese. La domanda interna langue. Questo è il risultato di gravi errori nelle politiche energetiche e industriali
Di G.G.


Il controllo dell'evoluzione dell'inflazione è uno dei punti fondamentali per gli economisti per capire lo stato dell'economia. L'ideale è una leggera inflazione spinta da una domanda crescente, che garantisca dalla deflazione: un male che corrisponde a una involuzione dell'economia.

Oggi l'Istat ha pubblicato nelle statistiche flash la sintesi della rilevazione dei prezzi al consumo al mese di Maggio. Ecco la sintesi fornita:

  • Nel mese di maggio, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), comprensivo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,1% rispetto al mese di aprile 2011 e del 2,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (lo stesso valore registrato ad aprile). Il dato definitivo conferma la stima provvisoria.
  • L’inflazione acquisita per il 2011 è pari al 2,3%. L’inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, si stabilizza all’1,8%.
  • Al netto dei soli beni energetici, il tasso di crescita tendenziale dell’indice dei prezzi al consumo sale al 2,1% dal 2,0% di aprile 2011.
  • Rispetto ad un anno prima la variazione dei prezzi dei beni sale al 3,0%, con una lieve accelerazione rispetto ad aprile 2011 (+2,9%) e quella dei prezzi dei servizi si porta al 2,3% dal 2,2% del mese precedente.
  • Come conseguenza di tali andamenti, il differenziale inflazionistico tra beni e servizi resta invariato rispetto al mese di aprile.
  • Il principale effetto di sostegno alla dinamica dell’indice generale, a maggio, deriva dal forte rialzo congiunturale dei prezzi dei Beni alimentari (+0,7%) che determina una netta accelerazione del loro tasso tendenziale di crescita (2,9% dal 2,2% di aprile). Effetti di contenimento, invece, si devono alla stabilizzazione su base mensile dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati e alla diminuzione dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (-0,9% rispetto ad aprile) e dei Beni non durevoli (-0,3% sul mese precedente).
 
  • I prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza dai consumatori aumentano dello 0,4% rispetto al mese precedente e del 3,5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (era +3,3% ad aprile 2011). L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,2% su base congiunturale e del 3,0% su base annua, con un’accelerazione di un decimo di punto percentuale rispetto ad aprile 2011 (+2,9%). Anche in questo caso si conferma la stima preliminare.
  • L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, aumenta dello 0,1% su base mensile e del 2,6% rispetto a maggio 2010.

L'inflazione, a seconda del sistema di misura, è, anno su anno, tra il 2,6% e il 3%. Una inflazione che non è certo quella “lieve” auspicata.

Non illudiamoci però, non è spinta dalla domanda, ma dall'aumento dei costi dei prodotti energetici, che, come sappiamo, noi importiamo per oltre l'80%.
La domanda interna resta debole, inferiore alla capacità dei produttori; questo è legato ovviamente alla contrazione del reddito delle fasce più deboli, le più diffuse, quelle che sostengono i consumi.
Senza consumi interni l'economia non può riprendere in modo stabile e sostanzioso.

Questo è lo scotto che paghiamo ad una insulsa politica energetica che ha continuato a privilegiare l'importazione di combustibili fossili sino ad oggi e ha sostenuto la previsione del nucleare per una parte di fabbisogno futuro con uranio da importare ( per fortuna cancellata dal referendum). Scarsi e poco incisivi invece sono stati gli stimoli per le energie disponibili sul territorio di cui siamo ricchi: acqua, sole, vento e geologico. Scarsissimi sono anche gli incentivi per il risparmio energetico, specialmente per il rilancio del trasporto pubblico, che continua a presentarsi come costoso e inefficiente.

Insomma l'Italia ha fatto una politica industriale che ha prima impedito lo sviluppo e oggi tarpa le ali alla ripresa.



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