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 Anno VII n° 8 AGOSTO 2011    -   PRIMA PAGINA


Lo sbuffo
Non comprate i loro prodotti che ve li vendiamo noi a caro prezzo

Di Cricio


Questo sembra essere lo slogan delle aziende che vanno di gran moda oggi. I mass-media fanno una dura propaganda ai prodotti “cinesi”, accusandoli di tutte le nefandezze possibili, dai giornali sappiamo che, se si compra un prodotto cinese, si corre il rischio di morire e quasi sicuramente ci troveremo: capelli caduti, unghie cadute, denti caduti, invecchiamento precoce, sesso spento e potremmo perfino assomigliare a qualche simpatico ministro..

Per stare tranquilli dovremmo comprare solo i prodotti di marchi sicuri, quelli, per intenderci, che spendono un sacco di soldi in pubblicità (ma la fanno anche sui giornali che dicono di non comprare cinese? Il dubbio sorge spontaneo).

Certo che quei prodotti sono costosi, ma fanno figo, oltre a darti tutte le sicurezze. Queste marche hanno grande attenzione alla “qualità”; per questo i prodotti costano un po' (tanto) di più, ma è un prezzo giustificato. Questo ci raccontano.

Poi, per caso, qualche ufficiale della Guardia di Finanza, a seguito di qualche sequestro di merce contraffatta, esce in TV con l'inopportuna affermazione: “i prodotti erano imitati così bene che difficilmente si potevano distinguere da quelli originali”, ma allora se sono eguali perché sono rischiosi?

Provo ad invertire la domanda: ma siamo sicuri che i prodotti delle grandi marche, prodotti in Asia non siano rischiosi?
Direi da quello che ci dice Greenpeace con le indagini “Panni sporchi” (vedi articolo ”Greenpeace contro l'inquinamento fatto dai grandi marchi dell'abbigliamento”) proprio non possiamo stare sicuri.

La cosa indigna di certo, ma il fatto più grave è che alla proposta di Greenpeace di eliminare tutti i prodotti tossici entro il 2020 (accidenti sono quasi 10 anni!), i produttori, sempre attenti alla qualità, fanno spallucce. Siccome l'uso di questi prodotti tossici è esclusivamente fatto per avere costi più bassi, cari amici non compriamo più i prodotti di queste marche “tossiche”. Toccandoli nel loro utile, i manager di queste aziende forse capiranno che non siamo bamboccioni da irretire con le caramelle della pubblicità e della moda.



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