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 Anno VIII n° 4 APRILE 2012    -   PRIMA PAGINA


Da cinque mesi in mano ai ribelli
Rossella Urru libera: un grido da tutta la Sardegna
I tre volontari sono stati prelevati il 23 ottobre da un campo profughi del popolo Saharawi nella Nigeria del sud
Di Silvia Sanna


Mi è capitato di girare in lungo e in largo per la mia isola, in quest’ultimo periodo: grandi centri e piccoli paesini arroccati tra le montagne o ai piedi del mare. In ogni luogo che ho visitato, molto più che la bandiera della Sardegna, ho visto sventolare il volto delicato e sorridente di Rossella Urru, la cooperante sarda ancora nelle mani dei rapitori, insieme ai colleghi spagnoli Ainhoa Fernandez de Rincon e Enric Gonyalons.

I tre volontari sono stati prelevati il 23 ottobre da un campo profughi del popolo Saharawi nella Nigeria del sud. Dopo una lunga attesa, in molte piazze si era brindato alla notizia della loro liberazione, rivelatasi poi falsa. La speranza non si spegne, ma la preoccupazione cresce di ora in ora, soprattutto perché nel Mali la situazione politica e sociale è sempre più complicata e i tuareg, che stanno mettendo a ferro e fuoco le città, hanno rivendicato il rapimento dei tre cooperanti.

Nel frattempo, chi non può fare nulla di concreto per la librazione di Rossella e dei suoi colleghi dimostra quotidianamente l’affetto e la solidarietà nei confronti di questa ragazza dal viso bambino, che qualche giorno fa ha compiuto 30 anni nel deserto, con i suoi rapitori.

Ogni giorno, in più città d’Italia, striscioni che richiedono la libertà di Rossella e gigantrografie del suo volto vengono affissi sulle pareti dei municipi, nelle scuole, negli stadi.

Ogni giorno ci sono sit-in, fiaccolate, manifestazioni. Certo, questo bellissimo movimento popolare difficilmente colpirà la sensibilità dei sequestratori, ma oltre a lenire un po’ la sofferenza della famiglia di Rossella, serve a ricordarci l’insegnamento di un altro suo coetaneo, Vittorio Arrigoni: “Restiamo umani”.
 



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