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 Anno VIII n° 5 MAGGIO 2012    -   PRIMA PAGINA


Spigolature sportive
Ancora il Calcio nell’occhio del mirino
Giocatori viziati alla fine del “fair play” della fiorentina, passando per il ricatto degli ultras e il poco etico comportamenti di alcuni presidenti di squadre di serie A
Di Silvano Filippini


Calcio scommesse.
La telenovela continua con altri deferimenti (rinvii a giudizio) che hanno appena colpito tre società di serie A (Atalanta, Siena e Novara), diverse di serie B e lega Pro, oltre a 61individui tra calciatori e dirigenti.

Il tutto parte dalle rivelazioni di Gervasoni e Carobbio su 33 partite sospette, di cui 29 di serie B, che hanno consentito di stendere più di 300 pagine di indagini.
Ora che i campionati stanno terminando, c'è il rischio che la giustizia sportiva ridisegni le classifiche finali, in attesa delle decisioni della giustizia ordinaria, notoriamente più lenta.

Calciatori viziati
I recenti fatti accaduti nel mondo del calcio italiano non hanno fatto che rafforzare l’idea di un ambiente corrotto e schiavo del denaro, oltre che costituito da atleti viziati che non rispettano le regole del gioco e dei rapporti con gli altri.

La corruzione è stata evidenziata anche dai fatti di Pescara dove gli zingari hanno ucciso un ultrà, scambiato per il suo gemello, il quale avrebbe commesso uno sgarbo nei confronti di un Rom. Per reazione gli ultras del Pescara hanno organizzato un corteo con striscioni intimidatori in cui si riportavano pure esplicite minacce di morte per i ROM. Per fortuna i genitori della vittima hanno mantenuto la testa sulle spalle invitando i dimostranti a desistere, altrimenti sarebbe avvenuto il peggio per la comunità Rom che, in realtà, è costituita da italiani a tutti gli effetti.

Per ciò che concerne gli episodi sul campo devo senz’altro segnalare l’assedio dei giocatori della Lazio nei confronti dell’arbitro a causa di un fischio (giunto dalla tribuna) che ha bloccato i “celesti” mentre gli avversari hanno continuato a giocare, pervenendo al goal. Evidentemente anche l’arbitro non ha sentito il fischio e, comunque, il regolamento (ormai obsoleto) non prevede che in questo caso si torni indietro.

Invece le regole appaiono piuttosto chiare nel caso della scazzottata dell’allenatore della Fiorentina, Delio Rossi, che ha inteso punire il comportamento nettamente irriguardoso del giovane Ljajic al momento della sua sostituzione. L’arbitro (o il quarto uomo che ha assistito all’episodio) avrebbe dovuto espellere entrambi, invece l’incontro è proseguito come se nulla fosse successo!

Premesso che nessun tesserato può venire alle mani o insultare chiunque (spettatori compresi), l’episodio è singolare perché l’allenatore è stato immediatamente licenziato dalla società, oltre alla squalifica di tre mesi comminata dalla Federazione. Ma del giocatore nessuno fa menzione e ci si è limitati a metterlo momentaneamente fuori rosa senza alcuna decurtazione di stipendio. Non solo, il calciatore ha avuto pure il coraggio di chiedere l’immediato reintegro! Non si rende conto che è stato proprio il suo comportamento offensivo nei riguardi del mister, dei suoi familiari e della squadra che ha fatto scattare la scintilla nel coach? Il quale ha perso le staffe comportandosi come un energumeno; cosa che un educatore non dovrebbe mai fare, pena la sua credibilità.

L’episodio mette ancora una volta in risalto l’eccesiva maleducazione di molti calciatori che si ritengono al di sopra degli altri e pensano che tutto sia loro dovuto, compreso il diritto di stare in campo. Tra l’altro il giovane slavo era già stato ripreso più volte per il suo comportamento: dedicava troppo tempo alla play-station, estraniandosi dal gruppo, e frequentava locali notturni.

Un’altra anomalia caratteristica del mondo del calcio è il fatto che l’anello debole è sempre l’allenatore che per ogni pecca della squadra paga personalmente. Infatti quest’anno sono già diciannove i mister licenziati e mai i giocatori che, oltre a percepire somme spropositate, hanno un valore sul mercato.

Il ricatto degli ultras
Ancora una volta è emersa l’anomalia tutta italiana di società calcistiche sempre più in balia degli ultras. La colpa è anche di certi presidenti che, pur di avere il così detto “dodicesimo in campo” costituito dalla pressione psicologica su avversari ed arbitri, stringono losche alleanze con individui poco raccomandabili, che stanno a capo degli ultras, solo per acquisire potere attraverso il collegamento con le cosche mafiose o, semplicemente, per guadagnare, trasformando la veste di ultrà in un lavoro. E quando a quest’ultimi le cose non sono di gradimento, si comportano da despoti sino al punto da bloccare una partita per costringere i calciatori (che dovrebbero incitare) a togliersi maglie e pantaloncini di cui, a loro detta, non sono degni.

Anche in questo caso il regolamento della FIGC fa acqua da tutte le parti perché non prevede la sospensione definitiva della partita per intolleranza dei tifosi. Se fossimo negli USA l’incontro avrebbe potuto riprendere solo dopo aver cacciato i dimostranti e, in caso di rifiuto, sarebbe stato sospeso.

Pure i giocatori hanno dimostrato scarsa professionalità: io avrei fatto come Sciulli che si è categoricamente rifiutato di togliere la divisa perché non è possibile condizionare uno sport alle bizze degli spettatori. E’ vero che pagano il biglietto (quando lo pagano perché sono molte le agevolazioni che ottengono dai presidenti ricattati) ma ciò non dà loro alcun diritto sui protagonisti. Se lo spettacolo non piace, le uniche possibilità sono quelle di fischiare, di andarsene o non rinnovare l’abbonamento.

Oltre tutto che tifosi sono se con il loro comportamento non hanno fatto che danneggiare ulteriormente la squadra (squalifica del campo e multe salatissime) che, in tal modo, si è aperta definitivamente la via verso la serie B? Ma si sono pure tirati la zappa sui piedi perché ben 20 di loro (ma il numero potrebbe raddoppiare al termine dell’inchiesta) hanno ricevuto la DASPO e per alcuni anni non potranno accedere agli stadi. Inoltre i dodici “capetti” dovranno pure fare i conti con la giustizia ordinaria per violenza privata, lesioni e minacce che prevedono la reclusione da tre a ventiquattro mesi. E non è finita qui perché quasi tutti gli abbonati hanno deciso di unirsi in una specie di class-action in modo da chiedere i danni per i 45 minuti di interruzione e per le ultime due partite a cui non potranno assistere. Spero proprio che la giustizia costringa i responsabili a pagare di tasca loro; sarebbe un ottimo segnale per l’intero ambiente, perché è giunto ormai il momento di eliminare definitivamente quell’area “grigia”, dove individui senza scrupoli spadroneggiano, altrimenti il problema non sarà mai risolto.

Presidenti da cacciare
Se gli ultras possono venire neutralizzati con il DASPO, sarebbe ora di inibire definitivamente tutti coloro che commettono reati nello sport, dato che lealtà e sportività sono imprescindibili perché un’attività possa essere ancora ritenuta sport.

Zamparini e Lotito, rispettivamente presidenti del Palermo e della Lazio, ne hanno combinate ancora un paio delle loro: violazione del regolamento sui procuratori e irregolarità sul mercato.

In pratica ventuno società (11 di A e 10 di B), otto presidenti, 42 agenti di calciatori, 25 tra funzionari ed impiegati amministrativ,i sono coinvolti nell’affaire dove appaiono operazioni inquietanti su giocatori il cui valore e i compensi sono lievitati in modo spropositato per trasferire denaro all’estero.

A questo punto una domanda sorge spontanea: perché il calcio italiano, che muove più di un miliardo per diritti televisivi, si trova sistematicamente con i conti in rosso?
Non sarà perché troppi personaggi lo utilizzano per sottrarre denaro e nasconderlo all’estero?
Per il momento i due presidenti (principali indagati) sono stati squalificati per 10 mesi (Lotito) e 12 mesi (Zamparini) in attesa di conoscere il verdetto per gli altri.

Un dato inquietante, che mette in risalto la gravità del bubbone scoppiato, riguarda il fatto che ben 18 dirigenti hanno chiesto di patteggiare, ammettendo le loro responsabilità.

Anche sul fallimento del Piacenza sono coinvolti 21 procuratori per evasione fiscale e tutti i giocatori (26) che vi militavano nel periodo 2006-2009, ai quali a breve arriveranno le multe relative all’IRPEF non versata.

Il tutto nasce dalla consuetudine ormai diffusa di far pagare alle società il compenso per gli agenti che tutelano gli interessi dei calciatori. Oltre ad essere una prassi assurda, consente lo scarico fiscale per la società. Pure gli atleti sono coinvolti in quanto il caso era già emerso due anni fa e da allora i calciatori sono stati invitati a compilare un questionario in cui dovrebbero emergere i loro rapporti con i procuratori. Purtroppo la stragrande maggioranza degli atleti ha dimostrato di essere già affetta da “alzaimer giovanile” perché molte risposte sono state evase con “non ricordo”!

Pure in questo caso le indagini stanno evidenziando un principio che mette in allarme tutti i calciatori: ogni fallimento li mette a rischio multe se la parcella dei loro agenti è stata pagata dalla società defunta. Era ora!

Addio fair play?
Forse a qualcuno sarà sfuggito il recente progetto messo in atto dalla Fiorentina per migliorare l’educazione e la correttezza in campo. Ogni mese un tesserato dovrebbe venire premiato con il cartellino viola per il suo comportamento che esalti il fair play in campo. Dopo i premi assegnati a dicembre, gennaio e febbraio (Farina, Cosmi, Almiron) l’iniziativa è stata sospesa a marzo per mancanza di vincitori. Questa la nota rilasciata dal comitato: “Non è stato riscontrato nessun gesto di fair play significativo in tutte le partite disputatesi tra serie A, B e Lega Pro”. Nel contempo la giuria si augura che tale situazione funga da segnale d’allarme per l’intero movimento in modo da allentare quelle tensioni esagerate e favorire maggior correttezza e serenità.

La società di Firenze non è nuova a tali iniziative in quanto in passato aveva istituito il famoso “terzo tempo” (copiato da quello più complesso del Rugby) che si esplicita con le strette di mano tra i contendenti a fine partita. Purtroppo, dopo il primo anno di ufficializzazione da parte della federazione, quasi tutte le squadre hanno abbandonato la consuetudine.

Il motto dovrebbe essere: “Per vincere davvero, non basta vincere”, anche perché è assai più difficile “saper perdere” in modo dignitoso.

Clochards in curva
Finalmente una notizia positiva!

Il centrocampista Gaby Mudingayi (del Bologna) ha deciso di invitare in tribuna i clochards per assistere alla gara tra Bologna e Genoa. Sono stati donati i biglietti nei dormitori, nei centri di accoglienza e per le strade di Bologna.

Del resto il giocatore belga di origini congolesi non è nuovo a simili iniziative sociali nel tentativo di eliminare l’emarginazione. Nella trascorsa stagione aveva dato vita alla campagna “Piazza Grande” (la famosa piazza felsinea immortalata anche nell’omonima canzone di Lucio Dalla) per consentire la concessione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri.



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