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 Anno VII n° 1 GENNAIO 2011    -   IL MONDO - cronaca dei nostri tempi


Una riforma inutile
La bufera sulla “Riforma delle “Università” si è assopita, ma la realtà non è cambiata: è solo un taglio di fondi
La Ricerca è mortificata nelle Università per una gran confusione con la Docenza, a questo la riforma non ha posto alcun rimedio mantenendo la confusione perniciosa esistente
Di Giovanni Gelmini


Chiamare “riforma” la legge varata dal Senato in tutta fretta prima di Natale è certamente un’esagerazione; infatti, i veri problemi dell'Università sono rimasti tutti, la riforma, oltre a tagliare i fondi, ha solo toccato i meccanismi di chiamata del personale precario, cosa sicuramente necessaria visto che con queste “assunzioni” i baroni universitari troppo spesso usano sistemi strani e tengono delle persone a loro disposizione, anche per periodi lunghi, senza pagarli o pagandoli una miseria, con la promessa di future possibilità. Si deve però verificare se i provvedimenti presi saranno in grado di eliminare queste storture, se lo faranno avranno in ogni caso fatto qualcosa di positivo.

Dicevo che i problemi dell'Università sono altri. Molto tempo è passato dall'Università del passato, centro di studi eccelsi e con pochi allievi, in genere provenienti dalla classe borghese acculturata, più raramente dall'aristocrazia.

Nell'ultimo mezzo secolo, come per la scuola media inferiore e superiore, anche l'Università si è trovata ad un incremento degli allievi di dimensione astronomica, il ruolo dell'attività di docenza è diventato gigante. Nello stesso tempo le necessità delle imprese sono diventate più complesse e differenziate su entrambi i rami d’attività delle Università: la docenza e la ricerca. Già, perché sono due le funzioni dell'Università, funzioni ben distinte, con esigenze e caratteristiche diverse, ma oggi ben confuse, in modo che entrambi trovino difficoltà a raggiungere buoni livelli se non in pochissimi atenei.

La docenza riesce a cavarsela, ma quella che viene fortemente penalizzata è la ricerca; infatti, i risultati di ricerca delle nostre Università, sempre fatti salve le eccezioni, sono scarsi e le imprese in genere, per le loro esigenze, preferiscono rivolgersi ai centri di ricerca di altri paesi dell'UE. Vediamo però cosa vuol dire “ricerca”, perché sul contenuto da assegnare a questa parola regna una grande confusione. Per prima cosa dobbiamo distinguere tra ricerca scientifica e quella umanistica.

Se la ricerca umanistica, in specie quella letteraria, storica e artistica, non necessita di grandi strutture tecnologiche e si basa quasi in toto sullo studio di documenti.; può essere svolta da una persona da sola, quella scientifica, invece, necessita di costose strutture, apparati tecnologici di grande qualità e di team di lavoro composti da molti specialisti in materie diverse. Il chimico, il biologo, il fisico, ecc... devono essere presenti nell'equipe di ricerca o essere facilmente chiamati a collaborare.
Quindi la ricerca scientifica, in genere, si sviluppa in laboratori di grandi dimensioni con migliaia di ricercatori. Oggi la Cina sta facendo passi da gigante nella ricerca scientifica proprio perché ha centri di ricerca di dimensione 10 e più volte dei più grandi dell'occidente.

Chi fa ricerca scientifica ha bisogno di una grande specializzazione e di dedicare ad essa tutto il suo tempo; difficilmente potrà dedicarsi alla docenza in modo utile per i suoi allievi, altrimenti sarà un pessimo ricercatore. È poi impensabile che si possano ritenere “ricercatori” dei neolaureati in attesa di diventare docenti (cioè quelli che oggi si chiamano ricercatori, sarebbe più utile chiamarli come una volta “assistenti” del docente). Ovviamente un neolaureato che intenda diventare ricercatore e ne abbia le qualità, potrà intraprendere questa difficile e poco remunerata carriera, diventando assistente ricercatore.

Perché le Università possano rispondere bene alle necessità delle due funzioni, ricerca e docenza, si devono specializzare le carriere cioè avere un assistente docente e un assistente ricercatore come un docente ordinario e un ricercatore ordinario. È ovvio che le valutazioni si concerteranno sui due diversi oggetti: la capacità di condurre la ricerca per il ricercatore, la capacità di preparare gli allievi per il docente.

Non penso però a due mondi separati; infatti, il “docente” ha molte opportunità per interagire con i ricercatori, perché le Università devono poter trarre profitti, tramite i brevetti e le loro applicazioni; proprio in questa fase il “docente” diventa importantissimo. Ecco che così l'Università diventa un insieme di spazi altamente specializzati, ma intercomunicanti, in cui la conoscenza circola velocemente e produce effetti positivi per la società circostante.
Non propongo la luna, ma quello che c'è già nelle famose Università straniere che vivono in gran parte sui profitti delle ricerca scientifica e sulle commesse di ricerca dagli enti pubblici.

La riforma “Gelmini” (N.d.R. io non centro, è solo un’omonimia!) non cerca minimamente di andare verso una revisione qualitativa delle mansioni, ma mantiene la grande confusione tra ricerca e docenza e continua a considerare i ricercatori dei giovani, più o meno imberbi, in attesa di diventare docenti, quindi serve a poco per risolver i problemi di aderenza dell'Università alle esigenze del nostro mondo.

Per fortuna che da qualche decennio Università, Regioni, Province, Camere di Commercio si sono mosse per creare enti che possano svolgere utilmente quanto l'Università da sola, con le sue strutture antiche e superate, non è in grado di svolgere. Abbiamo, infatti, assistito alla creazione di numerosissimi Centri di Trasferimento Tecnologico, di Incubator e altre strutture simili, in cui per fortuna “la Docenza” non ha molta rilevanza


Abbiamo già parlato di questo:

Anno 3° numero 5 / MAGGIO 2007

Problemi apparentemente irrisolvibili
Università e Ricerca: una confusione perniciosa
Tutti dicono che l’Università deve essere rifatta, che dobbiamo sostenere la Ricerca, ma per fare questo si deve ribaltare il sistema universitario; Qui, Quo e Qua ne sono un esempio
di Giovanni Gelmini............
Tag: ricerca, Università

Anno I - numero 3 del 07/07/2005

 LENTE DI INGRADIMENTO  
  SULLA Ricerca & Sviluppo  e difesa dei diritti intellettuali

Comprendiamo il significato delle parole
R&S parola molto usata, ma ai più sconosciuta come significato.
Cosa vuol dire “ricerca” e cosa è lo “sviluppo”? Quale è il loro impatto sullo sviluppo economico e sulla ricchezza di un paese?
di Giovanni Gelmini
Spesso si sente la dizione “ricerca e sviluppo”, semplificata in R&S, ma ai molti è poco chiaro cosa si intenda e quasi sempre chi parla, parla di una sola parte di questo mondo che va dalla speculazione astratta alle piccole e semplici migliorie di un prodotto ............

Dove va la ricerca scientifica italiana?
Dai dati raccolti sembra che possa solo …. andare a fondo!
L’analisi svolta non lascia dubbi: al mondo politico italiano la Scienza non interessa!
di Roberto Rizzo e Roberto Filippini Fantoni
Articolo originale di AIM Magazine (della "Associazione Italiana di Scienza e Tecnologia delle Macromolecole (n°3 del 2004) rielaborato per Spaziodi dagli stessi autori: Roberto Rizzo, ordinario all’Università DEGLI Studi di Trieste e Roberto Filippini Fantoni. ............

Bridging-institution
Il rapporto Ricerca Scientifica - Produzione
Gioie e dolori del trasferimento tecnologico
di Lucio Susmel............

Riforma Universitaria
Grande discussione sui Ricercatori Universitari: ma dove si va?
Forse c’è una grande confusione tra ricerca e docenza, ma alla fine la lotta è probabilmente solo per il posto sicuro.
di Giovanni Gelmini
Riflessioni sul polverone sollevato dalla legge sul riordino della Docenza Unversitaria .........

Confronto tra Italia e mondo
La ricerca scientifica secondo l’OCSE
In una recente studio dell’importante ente dei paesi sviluppati, si evidenziano le crisi strutturali dell’Italia
di C.B.............



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#docenti, #ricerca, #riforma, #scienza, #università
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