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L’opinione

Trump: il decisionista!


Di Giovanni Gelmini

Si era dipinto all’opinione pubblica mondiale come quello che avrebbe tolto agli USA il compito di Guardiano del Mondo, ma solo dopo poche settimane bombarda la Siria per punirla.
Non voglio assolutamente entrare nel giudizio dei fatti, perché non li conosco se non per quello che ci dicono i mass-media, che sappiamo essere in questi casi sempre inattendibili, perché pilotati, pro o contro, a seconda delle appartenenze.
Quello che mi riprometto è, invece, di fare qualche considerazione sul personaggio Trump e sulla situazione della crisi mondiale.

Partiamo dalla seconda. La storia dei cicli di lungo periodo ci dice che la crisi doveva iniziare attorno agli anni ’70 –‘80 e, in effetti, qualche segno ci fu con la famosa prima crisi petrolifera. Eravamo abituati che ogni mezzo secolo c’era una crisi, ma la forte dinamica dell’innovazione tecnologica, caratteristica dell’ultimo mezzo secolo, ha smorzato le tensioni che portano alla crisi.

Oggi queste tensioni sono al massimo. La fine dell’era del petrolio sta trovando nelle energie rinnovabili la sostituzione per una rinascita economica. A differenza delle fonti che hanno sostenuto l’economia nei secoli precedenti: carbone e petrolio, le energie rinnovabili non sono da importare, ci sono solo da pagare le royalties a chi detiene i brevetti. I detentori della potenza legata al petrolio devono agire per difendersi.
Allora per capire bene cosa sta succedendo, dobbiamo sapere quale paese è il più avanzato nelle ricerche sulle energie rinnovabili. Ebbene non sono né gli USA né la Russia e tanto meno i Paesi Arabi, dove i petrolieri comandano, ma l’unica grande potenza che non ha petrolio, cioè la Cina.

Ecco che si spiegano così alcune stranezze avvenute recentemente, per prima l’opposizione di Trump alla Cina, malgrado questa sia in possesso della maggior parte del debito pubblico statunitense.
Si spiega anche la politica accorta e super partes, senza schierarsi da una parte e dall’altra, della Cina, che di certo non ha alcun interesse a mischiarsi nelle beghe americo-russe-turche-arabe.

La Terza Guerra Mondiale sembra inevitabile. In effetti, era già stata dichiarata da Bush jr., che poi si è limitato a Iraq e Afganistan, però ha scatenato certamente la reazione degli “integralisti islamici”, che chiamiamo così, anche se appaiono evidenti incongruenze in questa definizione.

Il nucleo forte di scontro di questa guerra sono il Medio Oriente e il petrolio. Gli attori sono arabi, turchi e, alle spalle, le antiche super potenze: USA e Russia.

Obama ha mantenuto un atteggiamento accorto, ha evitato gli scontri diretti, e, dove è intervenuto, come in Libia, ha lasciato le gatte da pelare al’UE, che come al solito non ha fatto nulla, perché non esiste nella realtà una politica estera.

Adesso l’accorto Obama non c’è più, ma c’è il decisionista Trump, che è stato perfino capace di legiferare contro i giudici e contro il sentire del suo partito, ricevendo sonore sconfitte in pochi mesi. Ieri Trump ha fatto un’azione in grado di scatenare davvero una guerra mondiale e ne potrà fare altre, perché è lui ad avere il bastone del comando, quasi come un dittatore romano.

Non sappiamo ancora se la fase belligerante tra USA e Russia possa diventare una realtà, ma certo è che Trump è un vero pericolo per la pace.
La Cina non vuole immischiarsi in qualcosa che non è nei suoi diretti interessi; sta a guardare come un gatto che attende il suo topo per mangiarselo e noi siamo nel bel mezzo di questa orribile situazione, con l’incapacità di decisioni autonome che possano essere rispettate dalle altre potenze.

Argomenti: #cina , #crisi economica , #economia , #energia , #europa , #guerra , #medio oriente , #petrolio , #russia , #trump , #usa

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