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 Anno III n° 7 LUGLIO 2007    -   FATTI & OPINIONI



Italiani... va bene risparmiare, ma essere doppiamente fessi no!

Di Giovanni Gelmini


Contraffazione e rischi per la salute. Il caso del dentifricio “Colgate” arrivato dalla Cina, probabilmente non confezionato con norme sanitarie corrette e pericoloso per la salute, rilancia un'allerta che troppo spesso si confonde con le difese di chi ritiene elevati i prezzi per prodotti che non lo meritano; firme inutili, le chiamerei.

In questo caso però il problema è serio, come è serio in molti altri casi in cui viene messo a rischio il compratore inconsapevole.
Se qualcuno compra una “firma” su un lenzuolo steso su una piazza a prezzo irrisorio, sa bene di comprare un falso.
Chi si arrischia di comprare prodotti in internet a prezzi stracciati da fornitori non qualificati, sa di essere quasi sicuramente frodato.
Questo deve far pensare che dietro la contraffazione c’è sempre una frode. Nei casi meno dannosi la frode riguarda i diritti intellettuali (brevetti e copyright), ma il caso “Colgate” ripropone un problema completamente diverso: l’evasione fiscale e l’incoscienza di alcuni operatori del commercio.

Inutile che le associazioni dei commercianti si proclamino contro gli studi di settore, quanto è avvenuto è la dimostrazione che il “nero” regna negli ambienti commerciali e tutti lo sanno perché tutti si trovano troppo spesso di fronte a scontrini irregolari. Questa ovviamente non è una accusa a tutta la categoria, ma a una parte non indifferente sì.

Proviamo ad analizzare il caso in oggetto: chi comprerebbe un dentifricio su un bacchetto improvvisato? È evidente che il prodotto è su uno scaffale di un piccolo commerciante, perché solo lì sarebbe acquistato e a ragion veduta escludo la grande distribuzione.

Ma come ci è arrivato?

Se tutto è in regola, ci deve essere una fattura di carico ed un fornitore ben identificato; ecco perché la cosa è estremamente improbabile nella grande distribuzione che non può vendere prodotti senza una regolare fattura fatta da un fornitore di una certa dimensione e qualificato.

Ma se il prodotto non risponde alle norme igieniche, al di là della contraffazione del marchio, non può passare la dogana. Quindi nella filiera della distribuzione c’è qualcuno, o più di uno, che non emette fatture e che, oltre a mettere in pericolo la salute pubblica, froda il fisco. Ma se il commerciante finale fosse attento (ed è suo dovere) questo non succederebbe.

Ecco perché l’Italia è il paese, tra quelli dell’OCSE, che presenta la più elevata evasione fiscale e la maggior presenza di prodotti contraffatti, binomio che si sorregge.

Così mi arrabbio e dico: “Italiani, va bene risparmiare, ma essere doppiamente fessi no!”



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