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 Anno IV n° 4 APRILE 2008    -   IL MONDO - cronaca dei nostri tempi


I misteri delle morti famose
L’antimonio ..... ovvero come scriversi la propria Messa da Requiem
Dopo la morte per avvelenamento di Napoleone, smentita come vi abbiamo raccontato, ecco invece ora quella di Mozart confermata dalla scienza
Di Roberto Filippini Fantoni



Capiamo che un articolo su un elemento chimico possa sembrare poco interessante, ma noi cercheremo di renderlo tale allacciandoci a un fatto storico sul quale molto si è dibattuto e che ancora oggi resta un mistero anche se le supposizioni recenti sembrano dare credito alla teoria di un avvelenamento proprio per eccesso di antimonio: parliamo della morte in giovane età di Wolfang Amadeus Mozart. Se l’antimonio fosse stata una scelta di cura o un suggerimento di “interessati” invidiosi musicisti è ancora tutto da dimostrare: a voi non resta che gustarvi la storia che stiamo per raccontarvi, sufficientemente strana da renderla interessante.
Ma l’antimonio non è solo morte: trova applicazione in parecchi settori industriali ai quali accenneremo.

Molti sanno che la morte di Mozart ha dato sempre adito a storie di intrighi di altri musicisti contemporanei che lo avrebbero invidiato per la sua fama e la sua musica; il maggior indiziato è sempre stato Salieri, la cui invidia per l’inarrivabile Wolfang Amadeus non è mai stata un segreto.

Uno dei primi veleni preso in considerazione per spiegare quella strana e rapida morte fu il mercurio sino a che nel 1991, tale Ian James del Royal Free Hospital di Londra argomentò che il responsabile avrebbe dovuto essere l’antimonio che gli era stato somministrato per curare una pesante forma di depressione che lo aveva attanagliato. Infatti i sali di antimonio venivano prescritti per le forme depressive chiamate allora “melanconie”.

Vita dissoluta, debiti pesanti e critiche alla sua ultima opera, “La clemenza di Tito”, avevano ridotto il grande musicista in uno stato di prostrazione dal quale non riusciva ad uscire. Inoltre, proprio in quel periodo, un misterioso straniero gli aveva commissionato un Requiem che ancor oggi è un’opera d’arte ma che per Mozart, depresso e indebolito nel fisico, suonava tanto – e lui ne era quasi convinto – come il “suo requiem”.

Tendenzialmente ipocondriaco – aveva un debito con gli speziali corrispondente ad oltre 3000 Euro attuali – assumeva farmaci di ogni tipo. Fu assalito da una strana febbre, gonfiore alle mani e ai piedi e conati di vomito. Morì pochi giorni dopo e fu seppellito in una tomba per poveri, senza nessuna iscrizione.

Se è vera la storia della cospirazione, questa non avrebbe potuto aver miglior epilogo; solo che, pur riuscendo a seppellire l’autore, non riuscirono a portare con lui nella tomba la sua straordinaria musica che rimane imperituro esempio di straordinaria versatilità e di ineguagliabile inventiva musicale.

Della musica dei suoi presunti invidiosi colleghi nessuno più si ricorda e il solo Salieri è rimasto nella memoria storica non tanto per le sue quasi sconosciute composizioni, quanto per la sua non nascosta invidia per quell’inarrivabile musicista.

Ma torniamo all’antimonio ed ai suoi sali!

In piccole dosi provocano mal di testa, debolezza e depressione (quale madornale errore utilizzarlo per guarire la malinconia!!!). In dosi maggiori possono essere letali in pochi giorni.

L’antimonio è uno dei componenti del tartaro emetico (tartrato di potassio e antimonio) ed era utilizzato per indurre vomito.

Gli inguaribili bevitori lasciavano del vino in una coppa di antimonio; l’acido tartarico e gli altri acidi presenti nel vino scioglievano un poco di antimonio, cosicché, la mattina seguente la sbornia, bevendo il vino, ci si liberava completamente lo stomaco.
Purtroppo la dose terapeutica era assai vicina a quella letale (circa 100 mg) e quindi capitò spesso che molti si trovarono all’altro mondo credendo di curarsi: e pare proprio che uno di questi fu Mozart!

Alcuni sali di antimonio erano usati, fino a non molto tempo fa, per curare la schistosomiasi, una malattia parassitaria tropicale. L’antimonio sostituiva lo zolfo in alcuni enzimi e se tali enzimi erano più utilizzati dal parassita che dal portatore ecco che il primo veniva eliminato e il secondo se la cavava con qualche effetto collaterale.

Dell’antimonio nelle leghe tutti più o meno conosciamo l’importanza; nei caratteri da stampa, che è una lega Pb/Sn/Sb, quest’ultimo indurisce il piombo e inoltre fa sì che la lega nel solidificare si espanda leggermente dando maggiore nitidezza ai caratteri. Infatti l’antimonio è uno dei pochi metalli che per raffreddamento e durante la solidificazione si espande.

Altro importante uso è negli elettrodi delle batterie dell’auto: in questo caso è proprio l’indurimento della lega con il piombo la caratteristica cercata.

Infine, i “polimerari” sanno bene come la presenza di sesquiossido di antimonio insieme a prodotti ignifuganti alogenati produce una pellicola che ritarda la combustione e renda il materiale plastico autoestinguente.
Ovviamente la presenza di alogeni e di antimonio crea fumi tali da saturare il luogo dell’incendio di una nuvola tossica dalla quale è necessario fuggire al più presto ......altrimenti è solo questione di scelta del tipo di morte: arrostiti come polli allo spiedo o asfissiati da letali nuvole tossiche ........... una scelta che non vorremmo mai fare!


Articolo gentilmente concessoci da “AIM Magazine”, rivista della AIM (Associazione Italiana di Scienza e Tecnologia delle Macromolecole).



Argomenti correlati:
 #antimonio,        #morte,        #mozart,        #scienza,        #storia,        #veleno
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