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 Anno VI n° 1 GENNAIO 2010    -   MISCELLANEA



La leggenda di Noè e la scienza
Una nuova scoperta scientifica ci parla di un'inondazione da “diluvio universale” nel Mediterraneo
Di Cricio



È stato pubblicato recentemente su Nature uno studio, condotto dai ricercatori dell'Istituto di scienze della Terra Jaume Almera di Barcellona, guidati da Daniel Garcia-Castellano, che ci descrive “Una inondazione catastrofica del Mediterraneo dopo la crisi di salinità del Messiniano”.

 

Evoluzione del Mediterraneo nel Messiniano - ipotesi Bacino profondo disseccato. Da Ricci Lucchi(1980); modificato.

Il periodo Messiniano è posto cronologicamente alla fine del Miocene, circa 5,9 milioni di anni fa. In quel periodo un evento tettonico portò a sollevare la porzione dove oggi c'è lo stretto di Gibilterra e questo evento chiuse così il collegamento tra il Mediterraneo e l'Oceano Atlantico.
Il Mare Nostrum isolato così dall'oceano, evaporò quasi completamente e lasciò una grande conca al di sotto del livello dell'oceano con una profondità anche di alcuni chilometri e sul fondo acqua di elevata concentrazione salina.

È diffusa la convinzione che un secondo movimento sismico abbia nuovamente aperto il collegamento con l'oceano , ma finora non vi erano studi che descrivessero come questo fosse avvenuto. L'ipotesi più diffusa era che fosse stato un movimento lento e che fossero state necessarie decine di anni per riempire la maggior parte del bacino del Mediterraneo e, addirittura, più secoli per completare il lavoro. Lo studio, realizzato dagli spagnoli, ha cercato di chiarire le modalità con cui è avvento quello che è noto come “l' inondazione dello Zancleano”, il periodo che è successivo al Messiniano. Questa inondazione sarebbe avvenuta 5,3 milioni di anni fa.

L'equipe di ricerca spagnola ha utilizzato i dati forniti dalle trivellazioni fatte e dai movimenti sismici; questi sono stati immessi in un modello descrittivo. Il risultato dell'interpretazione, fatta dal modello, ha dato un significato alla presenza delle profonde incisioni, su entrambi i lati (fino a 250 m sotto il canale di Gibilterra), e ha permesso così di stimare come ha funzionato questo canale nella fase di riempimento del Mediterraneo.

È facilmente intuibile che all'inizio fu “ un piccolo ruscello a percorrere il nuovo stretto”, ma l'erosione ha allargato il varco e questo si è trasformato in un fiume lungo fino a 200 km: un canale attraverso lo stretto. I ricercatori hanno spiegato la sua morfologia come il risultato di erosione delle acque e, per far questo, hanno adottato un modello di incisione già convalidato su fiumi della montagna che provocano allagamenti.

Sebbene i dati disponibili siano limitati, i ricercatori sono convinti, attraverso le loro scoperte, che la reazione tra flusso di acqua e incisione nelle rocce implichi scarichi di circa 108 m3 al secondo (tre ordini di dimensione più del grande Rio delle Amazzoni) e l'incisione fatta dalla acque può aver avuto un incremento anche superiore a 0.4 m al giorno.

Sebbene l'inondazione fosse iniziata con piccoli volumi di acqua e che queste portate basse si possano essere protratte forse per millenni, i ricercatori si sentono di affermare che il 90% dell'acqua venne trasferita in un periodo molto breve, che valutano compreso tra alcuni mesi e due anni. Questo implica che fu un'inondazione certamente improvvisa e che ha potuto avere anche un picco di crescita del livello dell'acqua nel Mediterraneo superiore a dieci metri per giorno.

Il fenomeno descritto porta alla memoria la leggenda di Noè. I ricercatori non accennano implicazioni sull'interpretazione di quella leggenda, ma noi lo facciamo.

La leggenda è presente nella cultura mesopotamica ed è stata legata all'ipotesi di possenti inondazioni avvenute nel periodo attorno a 5.000 anni fa. Queste ipotesi hanno riscontro in depositi di limo di molti metri.

Un'ipotesi scientifica attribuisce l'origine della leggenda ad una rapida salita delle acque nel bacino del Mar Nero, oltre 7 millenni fa, a causa di una diga naturale costituitasi sullo stretto del Bosforo e ad una successiva riapertura. Di questa ipotesi non vi sono misure precise sulle modalità, ma la sua evoluzione dovrebbe aver avuto un meccanismo simile a quello oggi descritto con precisione dai ricercatori.

È molto probabile che la leggenda biblica, che noi conosciamo, abbia la stessa radice.La leggenda, però, è anche presente nella cultura greca, che invece sposta l'azione nel mediterraneo: nell'Epiro o addirittura in Sicilia, sull'Etna. Quest'ultima collocazione potrebbe invece trovare riscontro con quanto oggi scoperto dagli scienziati spagnoli, anche se il ricordo di milioni di anni può essere difficilmente spiegato.



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