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I vini regione per regione

Le Marche: Verdicchio, Vernaccia ma anche Rosso Conero.


Di Luana Scanu

C'era una volta una terra, una regione lambita dal mar Adriatico, che sembra debba la sua fiorente attività vitivinicola alla colonizzazione dei Greci siracusani, che all'inizio del IV secolo a.C. fondarono Ancona e avviarono cospicui traffici con la Grecia. Per trasportare il vino utilizzavano delle particolari anfore in argilla, la cui forma, molti secoli più tardi, ritroviamo nella bottiglia tipica del Verdicchio.

Stiamo parlando delle Marche, naturalmente, anche perché al di fuori di questo territorio il Verdicchio non arriva certo a raggiungere i picchi di qualità che invece qui sfiora abbondantemente.

Il terreno è collinare per il 68%, e si sa, sulle colline il vino riesce meglio. Ma anche il clima, vario e influenzato dalla disposizione e dall'altitudine dei rilievi, ha grosso peso sulla buona riuscita del vino delle Marche: mediterraneo sulle coste, via via verso l'interno diventa continentale, con escursioni termiche più accentuate.

Ecco perché in questa regione troviamo una gran quantità di vitigni: trebbiano, verdicchio, albana, biancone, biancame, trebbianello, malvasia e moscatello tra i vitigni bianchi, mentre tra i rossi abbiamo sangiovese, vernaccia, lacrima, canaiolo, balsamina e aleatico.

Detto ciò, sappiamo bene che sino a poco tempo fa le Marche erano sinonimo di Verdicchio, che rimane tuttora il vitigno più rappresentativo, ma è bene specificare che ultimamente sono riuscite a stupirci anche per i suoi vini rossi, che, a piccoli passi, stanno raggiungendo vertici di eccellenza. E' il caso di Rosso Conero, vino di antiche tradizioni, ma che ha saputo rinnovarsi, prodotto soprattutto da montepulciano coltivato in terreni estremamente diversi tra loro con microclimi particolari. Ci sono insomma tutte le caratteristiche perché questo vino faccia sempre passi in avanti.

La zona dei Castelli di Jesi è invece una delle più conosciute, proprio grazie al verdicchio, vitigno sicuramente autoctono che ha trovato in questa zona un microclima irripetibile e che lontano da qui perde di gran lunga le proprie caratteristiche migliori.

Dopo il Verdicchio non si può non nominare la Vernaccia e, in particolare, quella nera di Serrapetrona, che trova terreno fertile su rocce calcaree e marne, che trasferiscono le proprie caratteristiche ad un vino così particolare. Usato nei riti propiziatori per la dea Feronia e presente sulle mense patrizie di Roma, la Vernaccia nera è coltivata in un territorio circoscritto e possiede profumi e sapori che la caratterizzano e la rendono inconfondibile.

Sempre parlando di autoctoni, merita una menzione anche il pecorino, vitigno particolare che, grazie alla spiccata acidità e alla notevole struttura di cui è dotato, ci regala un vino caratteristico, prodotto ancora, nelle zone montane di Arquata del Tronto, da piante di oltre cento anni su piede franco.
Insomma, non solo mare, arte o storia nelle Marche, ma anche vini, genuinità e soprattutto riscoperta e valorizzazione del passato e delle tradizioni, percorso che ogni regione dovrebbe fare per evitare la “globalizzazione” del palato e dei sensi.

Argomenti:   #cucina ,        #marche ,        #rosso conero ,        #verdicchio ,        #vernaccia ,        #vino



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