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 Anno VI n° 5 MAGGIO 2010    -   IL MONDO - cronaca dei nostri tempi


Li abbiamo incontrati ancora
I “Cassaintegrati”: dalla Torre Aragonese al carcere dell'Asinara

Di Giovanni Gelmini


 

Porto Torres -  Sulla Torre Aragonese 10 gennaio 2010

Ho incontrato per la prima volta i “cassaintegrati” alla Torre Aragonese in gennaio; faceva molto freddo, il vento quasi non ti permetteva di camminare e all'interno della torre, non riscaldata, sembrava quasi di stare meglio, ma il gelo c'era, non c'era solo il vento.

La battaglia era appena iniziata. Loro erano lì sperando che la produzione nello stabilimento della Vinyls riprendesse e chiedevano solo visibilità, si lamentavano che nessun giornale nazionale prestasse loro attenzione.
Aspettavano una buona notizia e non riuscivano a capacitarsi perché non potesse riprendere l'attività, quando c'erano i clienti e il mercato richiedeva il prodotto.

La buona notizia non è mai arrivata.

Si sono inventati allora un'altra forma di protesta pacifica. Non vogliono infatti la violenza, anzi si danno da fare per raccogliere fondi per beneficenza. Così, il 18 febbraio, si sono richiusi nel Carcere dell'Asinara, senza famiglie e ancora al freddo perché non è riscaldato. Hanno chiamato la nuova iniziativa “Isola del Cassaintegrati”, facendo il verso alla ben più mondana “Isola dei Famosi”.

cassintegrati-banner-150x56Questa volta hanno sfondato il muro dell'indifferenza, che la stampa aveva lasciato attorno al loro problema. Sono stati presenti in TV in puntate di trasmissioni importati come Anno Zero, Tetris, TG3- linea notte, RAI1 -la vita in diretta, RAI3- cominciamo bene, RAInews24, La7-Reality, youtgSardegna, TG2- il punto, TG3 Ambiente Italia, TG3 Buongiorno regione;TG3 Nazionale e Regional. I reporter di moltissime testate sono sbarcati all'Asinara per fare servizi, di tutti i tipi e di tutti i generi. Oltre ai reporter, vi è stata una grande catena di solidarietà, e credo che l'isola non abbia mai visto tanta gente insieme sul suo suolo.

Ma le cose non sono cambiate.

 
Pietro Marongiu dietro le sbarre dell'Asinara Sulla Torre Aragonese 10 gennaio 2010
C'è una trattativa in corso, ma improvvisamente sembra si sia arenata e qui nessuno capisce il perché. “Dopo il disastro del 5 Maggio dove non si è capito nulla - ci dice Pietro Marongiu - perché il documento prodotto da ENI e Ramco e i rappresentanti del Governo diceva sostanzialmente questo: Ramco dice a Eni «Io compro Vinyls se tu mi dai il cloro e il sale», cosa che era nota da mesi, Eni risponde: «Altolà!! Non funziona così…io ti do il cloro e il sale se tu compri . Roba da matti!! E per dire questo si sono riuniti per sei ore e si son presi quindici giorni di tempo per prendere una decisione.

Qualcuno commenta anche come le dimissioni del Ministro Scaiola possano aver influito negativamente; secondo loro il Presidente Berlusconi, ha inviato all’incontro un funzionario che non era all’altezza del compito.

Qualcun altro ricorda: “e poi c'è il problema dell'etilene”. “Per spiegare questo, dobbiamo partire da che cosa è il PVC e cosa occorre per produrlo – interviene Antonio Salaris - Il PVC è la conclusione di quello che è chiamato il ciclo del CLORO, cerchiamo di sintetizzare: tutto inizia dal sale con il quale si produce il cloro, con questo elemento combinato con l’etilene, si produce il dicloroetano che serve per produrre il cloruro di vinile monomero conosciuto meglio con il nome CVM.
 

Antonio Salaris

Con il CVM, opportunamente trattato in apposite autoclavi, si produce un lattice, che nebulizzato ed essiccato, diventa resina di PVC. Questo viene inviato ai trasformatori che ne fanno l’utilizzo più opportuno.
Noi della VINYLS per produrre il PVC dipendiamo da ENI che ci dovrebbe fornire il dicloroetano o cloro e etilene
”, ma nelle trattative tra ENI e RAMCO si parla di Sale, di cloro e di etilene non se ne parla.

Qualcun altro ricorda che l’amministratore delegato di questo ente qualche tempo fa disse: “il ciclo del cloro in Italia è finito, non lo faccio io e non lo faccio fare a nessuno

Tra i “cassaintegrati” serpeggia un sospetto che ci sia la volontà di far chiudere tutto, magari “in cambio di qualche pozzo petrolifero nel mare del nord, o con qualche giacimento di gas in Nigeria o dove gli pare”.

C'è l'impressione che l'amministratore dell'ENI “pensi solo all’energia oppure al nucleare, soprattutto al petrolio.”, che alla fine è il core busines dell'ENI.

I “cassaintegrati” poi ci tengono a far sapere che “ almeno per quanto riguarda il nostro impianto di produzione, che utilizza il cloruro di vinile, sostanza pericolosa per la salute umana, questo ha a disposizione tutte le nuove tecnologie per sistemi di sicurezza e il monitoraggio ambientale in modo che non ci sia alcun pericolo per la salute umana, della flora e della fauna.” e con amarezza proseguono: “Nel nostro Paese si producevano 350 mila tonnellate di PVC la richiesta nazionale è di 1 milione di tonnellate, quindi il nostro prodotto va per la maggiore. Noi avremo voluto che Eni si facesse carico di questa produzione perché detiene il sale,e il cloro, quindi semplicemente acquistando gli impianti di Vinyls avrebbe potuto creare ricchezza in questo paese, ma al nostro Amministratore Delegato questo evidentemente non interessa

Secondo loro la Politica potrebbe intervenire in tutto questo, perché il Presidente del Consiglio dei Ministri nomina direttamente l’Amministratore Delegato di quell’Ente e quindi può indicargli cosa fare. Il Ministero del Tesoro, in quanto maggior azionista (30%), può incidere sulle strategie di quell’Ente. Su questo punto sono scorati e affermano “Noi crediamo che al Presidente del Consiglio non importi nulla di tutto ciò, e siamo certi che il ministro su indicato, per sua stessa ammissione, non sa neanche che esistiamo. Lui dice candidamente che pensa solo ai dividendi. Noi gli suggeriamo di utilizzarli per investirli nel lavoro, perché son proventi che vengono dal lavoro.

Avremmo sperato - sbotta in fine Antonio Salaris- che in tutto ciò i politici fossero controllati e incalzati da un’opposizione, che invece è apparsa inesistente. In questo paese sembra che le questioni del lavoro non interessino ai nostri parlamentari che, pur lautamente pagati da noi contribuenti, non eseguono bene il loro compito.
È proprio perché gli viene pagato il “salario” con le tasse che noi versiamo che noi ci riteniamo i loro datori di lavoro e li esortiamo a compiere molto meglio il compito che gli è stato assegnato.
Siamo stufi di questo Governo litigioso e altrettanto stufi di essere da quest’isola gli unici a fare opposizione in questo paese, almeno in termini di lavoro.


Con questo sbotto si conclude l'incontro con Pietro Marongiu, Andrea Spanu, Antonio Salaris e Amedeo Sotgiu, che ci tengono a far sapere che tutti condividono quanto espresso e che sperano solo che si possa trovare una via per riprendere a lavorare.

Ora è il momento del compleanno di Lorenzo, figlio di Andrea, che oggi festeggia qui, nel carcere del Asinara, i suoi due anni.

Si può dire che i cassaintegrati dell'Asinara abbiano aperto un nuovo modo di fare per far sentire le ragioni dei lavoratori, un modo che ha suscitato scalpore, senza violenza, né negli atteggiamenti, né nelle parole.

Se non riusciranno a sbloccare la situazione, è proprio il caso di pensare che ci sia una volontà che, al di fuori dalle opportunità del mercato e dalle necessità del territorio, impone la chiusura di questi impianti.

A qualcuno potrebbe sembrare che qui si divertano, ma non è così. Vivere qui è duro e difficile, specialmente quando nel cuore c'è la paura di non avere più il lavoro. Silvia Sanna sta scrivendo su questa esperienza, con loro, un libro, che uscirà fra poco e di cui vi proponiamo un assaggio in “La notte è piccola”


ARTICOLI CORRELATI
in questo numero:

Interpellanza del 23 Marzo 2010 in merito a Vinyls del Senatore Felice Casson
Lavoro, Governo e Sindacati di Giacomo Nigro
Il motto del nostro Governo dovrebbe essere “occupazione”! di Il Nibbio
I dati Istat su Occupati e disoccupati

in numeri precedenti:
nel numero di Aprile 2010
:L'Isola dei Cassaintegrati di Silvia Sanna
nel numero di Febbraio 2010: Il problema delle “cattedrali nel deserto” resta di Giovanni Gelmini
nel numero di Gennaio 2010:
Operai della Vinyls sulla torre! di Giovanni Gelmini
Le cattedrali nel deserto e la crisi
di Giovanni Gelmini



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